sabato 25 aprile 2009

Onde Quadre - Part 2

Arrivato a New York il panico. Arrivato in Penn Station non avevo la più pallida idea di come fossi girato nel mondo, non avevo idea di dove andare e di come fare a raggiungere l'ostello.
Dopo aver guadagnato la superficie (perché l'arrivo dei treni Amtrak in Penn Station è al terzo piano nel sottosuolo) ho cercato un taxi, senza avere un'idea precisa di dove indirizzarlo. Ho quindi optato per tornare nel budello infernale e chiedere ad un poliziotto.
Il mio Virgilio in tuta blu notte mi ha dato le indicazioni che mi servivano e sono riuscito, impaurito da morire, a raggiungere l'ostello.
Ci arrivo alle 11, constatando che il quartiere, pur non avendo nulla a che fare con i film ambientati a downtown, non è tanto peggio della periferia di Bologna.
Il check-in dell'ostello parte alle 15, quindi mi fanno lasciare il bagaglio in una stanzina chiusa a chiave e mi buttano fuori, dicendomi di tornare quattro ore dopo.

Solo, senza bagaglio, con solo una vaga idea di dove ti trovi e nella città più caotica del mondo, cosa fai? Cerchi un posto vagamente familiare e ti ci immergi finché non ti ambienti un po'!

Ecco che quindi le 4 ore che avevo a disposizione le ho utilizzate per girovagare per Central Park, e ringrazio la mia cinefilia per aver trovato qualcosa di vagamente familiare.
Il mio ostello è sulla 106th street, vale a dire la strada che fa accedere a Central Park attraverso il Stranger's Gate.
Via via che scendi verso sud il parco migliora, fino a diventare qualcosa di incredibile all'altezza della 66th street (o giù di li).
Mi sono seduto sotto l'obelisco, conosciuto come il Cleopatra's Needle, e ho fatto un'intercontinentale.
Ho fatto una barca di foto, più di un centinaio. In pratica una foto ogni due minuti, di media.
In tutta sincerità, era quello che mi ci voleva, un approccio soft alla Grande Mela, anche se ha contribuito a bollirmi i piedi.
Anche per New York serve un album a parte, che pubblico qui sotto e che aggiornerò durante il weekend.



Tornato in ostello ho fatto il mio check in, fatto due chiacchiere con le receptionist (che sono sicuro subiscano il fascino dell'italiano...peccato che non fossi molto in condizione di flirtare) e finalmente fatto il mio ingresso in camera.
M'è preso il ridere. Il letto sotto il mio è usato, un po' ci speravo, ma purtroppo non sono solo in camera. Sbirciando un foglio che giace sul letto disfatto, scopro che il mio compagno di stanza è statunitense e si chiama Gregg.
Se penso che la prima notte di questo viaggio l'ho dormita all'Hilton, mi riprende da ridere anche adesso.
La prima cosa che ho fatto (è malato, lo so) è stata controllare che ci fosse internet in camera. Ho avuto quindi l'occasione di chattare un po' con un paio di cari amici e quindi, sistemate le mie cose, sono sceso nella hall dove mi trovo adesso.
Ho trovato un paio di guide della città e mi sono messo a programmare la mia gita di domani. Mentre ero impegnato a decidere l'itinerario, mi ha chiamato Francesca, invitandomi a raggiungere lei e Andrew per andare a mangiare una pizza.
Ormai padrone della città sono andato nel supermarket qui vicino a comprare un minishampoo e sono tornato a farmi una doccia.
L'orario era quello giusto perché non ho trovato nessuno a disturbarmi.
A quel punto, dopo un paio di indicazioni dalla reception, ho usato la metro come se fossi qui da mesi e ho attraversato senza perdermi l'intera Manhattan.
Uscito all'Astor Place ho avuto un filo di problemi ad orientarmi, ma in un minuto ho recuperato il senso dell'orientamento, tanto da arrivare direttamente a casa di Francesca.
Siamo andati con la subway fino a Brooklyn e siamo finiti a mangiare in un locale che si chiama Motorino. Con un nome del genere ero piuttosto scettico.
Incredibile. La pizza era davvero buona. E la compagnia eccellente. Tra l'altro stasera festeggiavamo il fatto che Andrew è stato accettato alla Law School, quindi ha la possibilità di diventare un avvocato o un consulente legale, comunque uno di quelli che da queste parti buscano un botto di soldi.
Ho davvero goduto la serata, è stata una piacevolissima sensazione essere rilassato, a cena, a Brooklyn, parlando quasi solo ed esclusivamente inglese tutta la serata, senza grandi misunderstandings e parlando di tutto.
Contento per l'andamento degli eventi, mi sono reintrodotto nelle fauci dell'Averno per riattraversare l'isola, avendo qualche problema, vista l'ora, con le linee disponbili.
Per fortuna sono riuscito a tornare in ostello.
E a quel punto ho conosciuto Gregg.
Sono il compagno di sbronze di uno che fisicamente e per attitudini mi ricorda Bukowski. Menomale che il letto che dividiamo è a castello (e io sono sopra). Sono stravolto (dopo tutto sono 23 ore che sono sveglio)...vado a svenire nel letto...
Vedremo come va, se continuate a leggermi, vuol dire che va bene!

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martedì 21 aprile 2009

Rospo

"Solo un momento, un po' di tempo per me, nel mio mondo inutile il tuo sorriso mi disgusta.
Sono contento di essere infelice-in, s'apre il sipario ma non credere io non so fingere, io non so fingere.
Libero dentro io non esco da me, sono chiuso in gabbia ma prendimi, prova a prendermi, si prova a prendermi"...


Questi pochi versi, riassumono al 100% la giornata odierna, all'insegna degli anfibi anuri.
Appena sveglio ho guardato fuori di finestra un cielo grigio e poco promettente, mi sono preparato ad uscire e non appena pronto mi sono incamminato (senza indugi stavolta) verso la stazione di Readville. Mi giravano moderatamente le balle, cause fantacalcistiche.
Sto giro sono arrivato un po' più lungo, quindi ho preso un treno diverso dall'altra volta e non ho ritrovato lo stesso simpatico controllore, ma un barbogio vecchiuccio piuttosto sbrigativo (c'è da dire che anche io mi sono comportato da "esperto"). Insieme a me sul treno c'erano frotte di tifosi dei Red Sox, che oggi, essendo il Patriot's Day, giocavano alle 11 del mattino.
Arrivato in South Station verso le 9 non avevo ancora in testa un'idea precisa di cosa avrei fatto della giornata, sapevo solo che mi sarebbe piaciuto vedere il Museo della Scienza.
Con quel tipo di umore che avevo addosso ho adottato lo stile che consiglio a chiunque abbia un po' di tempo a disposizione da "sprecare" nel visitare una città e un minimo di senso dell'orientamento: ho deciso di intraprendere il percorso verso la mia meta con uno stile che, per restare in tema anfibio, può definirsi "a coda di girino" o, come preferisco chiamarlo io, del "City Wandering". Avendo solo una vaga idea di dove stavo andando, mi sono addentrato in Boston, mentre nel frattempo mi concedevo una piacevolissima intercontinentale al cellulare che ha contribuito a risollevare l'umore.
Nel mio girovagare ho visto strade che probabilmente non avrei mai visitato e mi sono trovato a passare di fronte all'ospedale, che mi ha ricordato che questa è una città in cui per certa gente è normale viverci, e talvolta morirci.
Mentre mi lasciavo solo solleticare da questo pensiero, ho intravisto in lontananza la mia meta, ma mi sono concesso una breve deviazione verso uno dei punti indicati dalla mia guida prima di arrivare al ponte su cui è costruito il Museo.
Ad accogliermi al museo un tirannosauro accerchiato da Duck Tours Vehicles (tank anfibi [aridaglie] della seconda guerra mondiale riadattati per giri turistici cui è difficile non imbattersi una volta in città). Entro al museo e mi procuro una piantina delle exhibits e l'orario degli spettacoli (lo dicevo lo scorso post che qui vige la spettacolarizzazione di tutto) che sono le dieci e mezzo circa. Una guida del museo su uno di quei bicicli ad oscillazione munito di casco da ciclista mi dà il benvenuto al museo con un sincero sorriso di saluto. E subito mi ha messo a mio agio.
Indeciso su quale degli spettacoli extra vedere, mi metto in coda (inesistente) e arrivo alla cassa senza ancora aver deciso. Preso dalla prescia mentre facevo il biglietto, visto che il mio bigliettaio non ha voluto aiutarmi dandomi un consiglio, ho preso il primo che mi è capitato: "Che è successo a Plutone?" al planetario. Inizio dello spettacolo, tre quarti d'ora dopo. Essendo il planetario fuori dal museo, ho deciso di aspettare e di vedere il museo dopo.
Ho bighellonato un po' in giro, divertendomi con un po' di diorami e piccoli esperimenti spicci che stavano nell'anticamera del planetario. Lì per li mi son detto che erano un'affascinante soluzione per tenere occupati i bambini in attesa della coda per l'ingresso. Più tardi mi sono ricreduto...
Tornando a Plutone, adesso non so più se è davvero il nono pianeta del sistema solare o uno dei tanti corpi di Kuiper (o qualcosa di simile) che circondano il nostro sistema solare.
Esperienza decisamente affascinante e rilassante, vista la comodità delle poltroncine.
È verso mezzogiorno che finalmente entro nel museo vero e proprio.
Mi faccio un rapido giro nell'ala dedicata alla fauna autoctona e limitrofa, facendo qualche scatto, per poi lanciarmi in un reportage fotografico che dedico interamente alla persona che era al telefono con me stamattina. Exhibit speciale, in programma fino al 25 maggio, una mostra di rane e rospi, dalla metamorfosi da girino a rana agli adulti delle specie più diverse e variopinte. Purtroppo alcune delle foto che ho fatto non sono venute un granché. Anche per queste, come per tutte le altre foto del museo, ho dedicato un album particolare. Qui sotto.



Uscito già appagato dall'esibizione sulle rane mi sono lanciato nel padiglione del corpo umano, e del mondo dei raggi X. Come un pirla mi sono perso dieci minuti abbondanti a guardare radiografie di animali...che sia deformazione professionale?
Come per l'acquario, tralascio il resoconto del mio giro al museo, ma mi limito a spiegare il perché della ritrattazione in merito all'astuto modo di tenere impegnate le code: l'intero museo è interattivo, lo spettatore sperimenta quello che il pannello gli spiega...solo in rari casi si tratta di semplici esposizioni di materiale d'interesse pressoché scientifico. È talmente coinvolgente stare dentro al museo che ne sono uscito solo quando, un lieve languore, mi ha ricordato che non avevo ancora fatto colazione e mi ha costretto a guardare l'orologio. Le 17.32.
Tirando un po' via l'ultima parte del museo sono uscito e con la stessa tecnica dell'andata, ripromettendomi di non fare l'esatto percorso inverso, mi sono andato a perdere a Beacon Hill. Anche questa volta il caso ha voluto che riuscissi ad avere tempo a sufficienza per vedere cose che altrimenti penso non avrei visto mai.
Potete vedere le foto del mio bighellonaggio nel post apposito.
Arrivo in stazione preciso per correre al binario e salire sul treno di ritorno. Arrivo a casa che non c'è nessuno. Quando chiamo Paul scopro che è ancora in sala operatoria.
Quindi mi prendo una responsabilità e guido la sua macchina (col cambio automatico) fino in clinica. Da li poi, finita la chirurgia (intervento per risolvere una torsione gastrica ad un cane, che adesso [ossia oggi 21.4.2009] pare stare proprio bene) cena al solito ristorante cinese, dove sono gentilissimi, e poi per tornare a casa (col cane da poco svegliato dall'anestesia) ho guidato la mini.
Discreta esperienza pure quella.
E domani si torna alla normalità della clinica...speriamo di essere produttivi!

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mercoledì 15 aprile 2009

I'm Shipping Up To Boston

Oggi ho camminato come era un bel pezzo che non facevo.
Cielo terso e un bel sole splendente, aria limpida e una brezzolina fresca a lambirmi la faccia.
Così mi sono incamminato per la stazione di Readville stamattina alle 8 meno dieci.
Solo un lieve dubbio sulla strada mi ha fatto indugiare un po', ma carico di spirito d'avventura ho raggiunto senza problemi la mia meta alle 8.10.
Da queste parti la gente, la mattina presto, non esiste all'aperto. Prima delle 8 nessuno cammina, a parte qualche raro pendolare che appare dal nulla poco prima di raggiungere la stazione.
Ammetto che mi son sempre lamentato delle ferrovie italiane, ma per quanto l'organizzazione che abbiamo faccia acqua da tutte le parti (mentre le omologhe oltreoceano paiono essere efficientissime) devo mio malgrado constatare che le vetture sono meglio dalle parti nostre, anche quelle dei trenini tipo quello che ho preso oggi.
Un simpatico controllore mi ha fatto salire a bordo senza biglietto, facendomelo direttamente lui e per la modica cifra di $9,50 ho avuto il mio biglietto andata e ritorno per Boston. Tempo di percorrenza della tratta Franklyn: diciassette minuti per essere a South Station, nel pieno centro di Boston.
Colonna sonora del viaggio in treno i Dropkick Murphys (band indigena il cui pezzo dà il titolo al post, a seguire il video).

Appena uscito da South Station mi sono immediatamente incamminato dalla parte sbagliata, vagando più o meno senza meta verso la zona finanziaria della città.
Trovati un paio di punti di riferimento, ho girato le chiappe e mi sono diretto subito a Boston Common da cui ho seguito l'itinerario proposto dalla mia guida.
Mi piace Boston, è una città in cui potrei vivere, appena imparo a capire come funziona la mentalità del luogo. Per essere una città americana è relativamente piccola e la parte storica la si gira tranquillamente a piedi, come ho fatto io oggi.
Quello che mi ha colpito di più sono stati gli odori. A qualsiasi ora del giorno ci sono odori di cibo cotto, caldo, generalmente a base di carne che ti arrivano ovunque tu sia.
Seguendo un culo indigeno tutt'altro che obeso ho raggiunto il Boston Common, iniziando a fare foto come un invasato. Il totale della giornata è di 211, ma ci arriveremo...
All'inizio mi son subito sbagliato e credendo di fare una foto figa ho preso solo il viale che divide il Boston Common dal Public Garden, meno male che mi sono ripreso successivamente.
Anche oggi, come l'altra volta, ho fatto foto a monumenti e statue di tizi sconosciuti e al paesaggio urbano...ma qualche buono scatto per fortuna c'è.
Dopo aver fotografato il ponte sul laghetto del Public Garden mi sono arrampicato su per il Boston Common fino al monumento ai caduti del primo reggimento di colore dell'esercito statunitense e all'edificio sede dello Stato del Massachussetts. Da li poi pesticciando a caso i mattoni rossi che indicano il percorso della Libertà (ossia quel tragitto fatto dai padri fondatori della Costituziione Americana) mi sono girellato un po' la parte di Boston che contiene grattacieli altissimi accanto ad edifici storici e mi sono incamminato verso una zona dove avrei trovato da mangiare.
Ovviamente da bravo sprovveduto mi sono fermato al McDonald immediatamente precedente uno dei posti dove puoi trovare di tutto da mangiare e mi sono sorbito la peggior colazione che abbia mai mangiato in vita mia (perché si, in America il McDonald ha anche il menu con le colazioni).
Per farmi passare un po' di mal di stomaco ho fatto il giro del Fenuil Hall Marketplace e un giretto al Christopher Columbus Park, prima di finire al New England Aquarium.
Nel mezzo della gita all'acquario, alla 211esima foto, la batteria della macchina fotografica ha dato forfait. La cosa mi ha veramente demoralizzato, ho finito il mio giro senza poter fotografare il pesce dalla forma più simpatica del globo e mi son fatto una lunga passeggiata per farmi passare l'arrabbiatura.
Me la sono pisolata seduto su di una panchina per una mezzora, poi ho deciso di tornare a casa.
È stata davvero una piacevole gita, non vedo l'ora di fare la prossima!

Qui sotto le foto dell'acquario, quelle fatte in giro per la città sono nell'altro album.

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mercoledì 1 aprile 2009

Album Fotografico

Ecco lo slideshow delle foto che ho fatto (e che farò) nel mio viaggio americano.
Aggiornerò sempre questo, quindi controllatelo ogni tanto per vedere se ci sono novità!

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