Onde Quadre - Part 2
Arrivato a New York il panico. Arrivato in Penn Station non avevo la più pallida idea di come fossi girato nel mondo, non avevo idea di dove andare e di come fare a raggiungere l'ostello.
Dopo aver guadagnato la superficie (perché l'arrivo dei treni Amtrak in Penn Station è al terzo piano nel sottosuolo) ho cercato un taxi, senza avere un'idea precisa di dove indirizzarlo. Ho quindi optato per tornare nel budello infernale e chiedere ad un poliziotto.
Il mio Virgilio in tuta blu notte mi ha dato le indicazioni che mi servivano e sono riuscito, impaurito da morire, a raggiungere l'ostello.
Ci arrivo alle 11, constatando che il quartiere, pur non avendo nulla a che fare con i film ambientati a downtown, non è tanto peggio della periferia di Bologna.
Il check-in dell'ostello parte alle 15, quindi mi fanno lasciare il bagaglio in una stanzina chiusa a chiave e mi buttano fuori, dicendomi di tornare quattro ore dopo.
Solo, senza bagaglio, con solo una vaga idea di dove ti trovi e nella città più caotica del mondo, cosa fai? Cerchi un posto vagamente familiare e ti ci immergi finché non ti ambienti un po'!
Ecco che quindi le 4 ore che avevo a disposizione le ho utilizzate per girovagare per Central Park, e ringrazio la mia cinefilia per aver trovato qualcosa di vagamente familiare.
Il mio ostello è sulla 106th street, vale a dire la strada che fa accedere a Central Park attraverso il Stranger's Gate.
Via via che scendi verso sud il parco migliora, fino a diventare qualcosa di incredibile all'altezza della 66th street (o giù di li).
Mi sono seduto sotto l'obelisco, conosciuto come il Cleopatra's Needle, e ho fatto un'intercontinentale.
Ho fatto una barca di foto, più di un centinaio. In pratica una foto ogni due minuti, di media.
In tutta sincerità, era quello che mi ci voleva, un approccio soft alla Grande Mela, anche se ha contribuito a bollirmi i piedi.
Anche per New York serve un album a parte, che pubblico qui sotto e che aggiornerò durante il weekend.
Tornato in ostello ho fatto il mio check in, fatto due chiacchiere con le receptionist (che sono sicuro subiscano il fascino dell'italiano...peccato che non fossi molto in condizione di flirtare) e finalmente fatto il mio ingresso in camera.
M'è preso il ridere. Il letto sotto il mio è usato, un po' ci speravo, ma purtroppo non sono solo in camera. Sbirciando un foglio che giace sul letto disfatto, scopro che il mio compagno di stanza è statunitense e si chiama Gregg.
Se penso che la prima notte di questo viaggio l'ho dormita all'Hilton, mi riprende da ridere anche adesso.
La prima cosa che ho fatto (è malato, lo so) è stata controllare che ci fosse internet in camera. Ho avuto quindi l'occasione di chattare un po' con un paio di cari amici e quindi, sistemate le mie cose, sono sceso nella hall dove mi trovo adesso.
Ho trovato un paio di guide della città e mi sono messo a programmare la mia gita di domani. Mentre ero impegnato a decidere l'itinerario, mi ha chiamato Francesca, invitandomi a raggiungere lei e Andrew per andare a mangiare una pizza.
Ormai padrone della città sono andato nel supermarket qui vicino a comprare un minishampoo e sono tornato a farmi una doccia.
L'orario era quello giusto perché non ho trovato nessuno a disturbarmi.
A quel punto, dopo un paio di indicazioni dalla reception, ho usato la metro come se fossi qui da mesi e ho attraversato senza perdermi l'intera Manhattan.
Uscito all'Astor Place ho avuto un filo di problemi ad orientarmi, ma in un minuto ho recuperato il senso dell'orientamento, tanto da arrivare direttamente a casa di Francesca.
Siamo andati con la subway fino a Brooklyn e siamo finiti a mangiare in un locale che si chiama Motorino. Con un nome del genere ero piuttosto scettico.
Incredibile. La pizza era davvero buona. E la compagnia eccellente. Tra l'altro stasera festeggiavamo il fatto che Andrew è stato accettato alla Law School, quindi ha la possibilità di diventare un avvocato o un consulente legale, comunque uno di quelli che da queste parti buscano un botto di soldi.
Ho davvero goduto la serata, è stata una piacevolissima sensazione essere rilassato, a cena, a Brooklyn, parlando quasi solo ed esclusivamente inglese tutta la serata, senza grandi misunderstandings e parlando di tutto.
Contento per l'andamento degli eventi, mi sono reintrodotto nelle fauci dell'Averno per riattraversare l'isola, avendo qualche problema, vista l'ora, con le linee disponbili.
Per fortuna sono riuscito a tornare in ostello.
E a quel punto ho conosciuto Gregg.
Sono il compagno di sbronze di uno che fisicamente e per attitudini mi ricorda Bukowski. Menomale che il letto che dividiamo è a castello (e io sono sopra). Sono stravolto (dopo tutto sono 23 ore che sono sveglio)...vado a svenire nel letto...
Vedremo come va, se continuate a leggermi, vuol dire che va bene!
Dopo aver guadagnato la superficie (perché l'arrivo dei treni Amtrak in Penn Station è al terzo piano nel sottosuolo) ho cercato un taxi, senza avere un'idea precisa di dove indirizzarlo. Ho quindi optato per tornare nel budello infernale e chiedere ad un poliziotto.
Il mio Virgilio in tuta blu notte mi ha dato le indicazioni che mi servivano e sono riuscito, impaurito da morire, a raggiungere l'ostello.
Ci arrivo alle 11, constatando che il quartiere, pur non avendo nulla a che fare con i film ambientati a downtown, non è tanto peggio della periferia di Bologna.
Il check-in dell'ostello parte alle 15, quindi mi fanno lasciare il bagaglio in una stanzina chiusa a chiave e mi buttano fuori, dicendomi di tornare quattro ore dopo.
Solo, senza bagaglio, con solo una vaga idea di dove ti trovi e nella città più caotica del mondo, cosa fai? Cerchi un posto vagamente familiare e ti ci immergi finché non ti ambienti un po'!
Ecco che quindi le 4 ore che avevo a disposizione le ho utilizzate per girovagare per Central Park, e ringrazio la mia cinefilia per aver trovato qualcosa di vagamente familiare.
Il mio ostello è sulla 106th street, vale a dire la strada che fa accedere a Central Park attraverso il Stranger's Gate.
Via via che scendi verso sud il parco migliora, fino a diventare qualcosa di incredibile all'altezza della 66th street (o giù di li).
Mi sono seduto sotto l'obelisco, conosciuto come il Cleopatra's Needle, e ho fatto un'intercontinentale.
Ho fatto una barca di foto, più di un centinaio. In pratica una foto ogni due minuti, di media.
In tutta sincerità, era quello che mi ci voleva, un approccio soft alla Grande Mela, anche se ha contribuito a bollirmi i piedi.
Anche per New York serve un album a parte, che pubblico qui sotto e che aggiornerò durante il weekend.
Tornato in ostello ho fatto il mio check in, fatto due chiacchiere con le receptionist (che sono sicuro subiscano il fascino dell'italiano...peccato che non fossi molto in condizione di flirtare) e finalmente fatto il mio ingresso in camera.
M'è preso il ridere. Il letto sotto il mio è usato, un po' ci speravo, ma purtroppo non sono solo in camera. Sbirciando un foglio che giace sul letto disfatto, scopro che il mio compagno di stanza è statunitense e si chiama Gregg.
Se penso che la prima notte di questo viaggio l'ho dormita all'Hilton, mi riprende da ridere anche adesso.
La prima cosa che ho fatto (è malato, lo so) è stata controllare che ci fosse internet in camera. Ho avuto quindi l'occasione di chattare un po' con un paio di cari amici e quindi, sistemate le mie cose, sono sceso nella hall dove mi trovo adesso.
Ho trovato un paio di guide della città e mi sono messo a programmare la mia gita di domani. Mentre ero impegnato a decidere l'itinerario, mi ha chiamato Francesca, invitandomi a raggiungere lei e Andrew per andare a mangiare una pizza.
Ormai padrone della città sono andato nel supermarket qui vicino a comprare un minishampoo e sono tornato a farmi una doccia.
L'orario era quello giusto perché non ho trovato nessuno a disturbarmi.
A quel punto, dopo un paio di indicazioni dalla reception, ho usato la metro come se fossi qui da mesi e ho attraversato senza perdermi l'intera Manhattan.
Uscito all'Astor Place ho avuto un filo di problemi ad orientarmi, ma in un minuto ho recuperato il senso dell'orientamento, tanto da arrivare direttamente a casa di Francesca.
Siamo andati con la subway fino a Brooklyn e siamo finiti a mangiare in un locale che si chiama Motorino. Con un nome del genere ero piuttosto scettico.
Incredibile. La pizza era davvero buona. E la compagnia eccellente. Tra l'altro stasera festeggiavamo il fatto che Andrew è stato accettato alla Law School, quindi ha la possibilità di diventare un avvocato o un consulente legale, comunque uno di quelli che da queste parti buscano un botto di soldi.
Ho davvero goduto la serata, è stata una piacevolissima sensazione essere rilassato, a cena, a Brooklyn, parlando quasi solo ed esclusivamente inglese tutta la serata, senza grandi misunderstandings e parlando di tutto.
Contento per l'andamento degli eventi, mi sono reintrodotto nelle fauci dell'Averno per riattraversare l'isola, avendo qualche problema, vista l'ora, con le linee disponbili.
Per fortuna sono riuscito a tornare in ostello.
E a quel punto ho conosciuto Gregg.
Sono il compagno di sbronze di uno che fisicamente e per attitudini mi ricorda Bukowski. Menomale che il letto che dividiamo è a castello (e io sono sopra). Sono stravolto (dopo tutto sono 23 ore che sono sveglio)...vado a svenire nel letto...
Vedremo come va, se continuate a leggermi, vuol dire che va bene!
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