Sabato mattina alle 7.15 la mini, con tettuccio abbassato e me, Paul e Devin seduti sopra, imbocca il vialetto di casa col muso puntato verso il New Hampshire. Dopo venti metri il tettuccio viene chiuso perché fa un freddo birbone. A Nord pare che il tempo non sia dei migliori, anzi, pare proprio che stia diluviando. A me e a Paul ce ne frega il giusto, visto che staremo a casa di sua zia; Devin, che invece dormirà due o tre notti in tenda, proprio se ne sbatte. D'altronde ha 13 anni e va bene così.
Mantenendo una discreta velocità di crociera ci appropinquiamo verso il camping place dal nome vagamente indiano dove se ne starà Devin con zii, cugini e il resto di una carovana di una sessantina di persone.
Tra queste anche una delle technitians, ultimamente soggetto unico del gossip del globo terracqueo.
Prima di arrivare al campeggio ci fermiamo al Dunkin' Donuts del luogo (prima che me lo chiediate tutti, si, le famose ciambelle di Homer Simpson esistono davvero, anche glassate in rosa con la granella colorata sopra).
Questa tappa comporta un'inchiodata clamorosa nella tabella di marcia: 25 minuti per farsi servire due caffè, un sandwich e un bagel con formaggino molle (il bagel è tipo donut, ma salato).
Con un po' di difficoltà ci facciamo passare l'arrabbiatura e consegniamo Devin alla custodia della zia.
A quel punto io e Paul, bevendo i nostri caffè e sgranocchiando ognuno il suo snack, imbocchiamo la Kancamagus Highway, direzione
Pequawket Pond.
Ci fermiamo in un paio di punti panoramici e in un paio di posti suggestivi sul fiume. E subito prima di arrivare a casa della zia di Paul ci fermiamo a comprare due o tre accessori per la pesca.
La casa della zia di Paul è una specie di baita di montagna, completamente di legno sia fuori che dentro. E la cosa figa è che è sul lago. Nel senso che ha la spiaggia privata, una piattaforma galleggiante, un pedalò e una canoa.
Dopo i convenevoli di circostanza io e Paul tiriamo in acqua la canoa, raccattiamo un paio di canne da pesca più o meno funzionanti e pagaiando pagaiando proviamo ad andare in giro per il lago.
La mia canna (anzi, a dirla tutta le prime due canne che ho provato) avevano dei problemi al mulinello.
Visto che non gliene fregava un tubo, dopo una mezzoretta di tentativi da parte sua di prender pesci, da parte mia di districare i nodi nei mulinelli, facciamo a cambio di canna da pesca con Paul.
Il vento ci dà fastidio e spinge la canoa a riva, decidiamo quindi di provare a vedere se nel canale che dal lago arriva in città si riesce ad avere un po' di pace.
Poco dopo aver imboccato il più ben tranquillo canale, tiro su il primo pesce. Penso un persico, ma non ne sono certo. Paul si complimenta.
Tempo altri dieci minuti, forse un quarto d'ora, abbocca il secondo. Paul ancora a secco si complimenta a denti stretti.
A quel punto ci spostiamo più vicino a casa e dopo una mezzora di tentativi Paul mi molla da solo, che vuole andare a farsi una girata in bici.
Da solo, col timore di ribaltarmi (d'altronde è la prima volta che vado da solo in giro in canoa) mi sposto un po'. Non tanto lontano da casa, perché ho paura di non essere in grado di tornare indietro.
Trovo un angoletto che mi pare adatto, lancio l'esca e riavvolgo. Con un luccetto di una ventina di centimetri all'amo. Dopo un po' di tentativi e un'opera di chirurgia sulla preda, la libero e rilancio l'esca in acqua. Incredibile, al secondo colpo secondo luccio. Questo giro parecchio più piccolo, ma è sempre e comunque un'altra tacca. Libero anche questo e lancio. Terzo luccio di fila! E questo è pure grossotto, poco più del primo. Non ci crederete, ma nel giro di altri dieci minuti ho preso pure il quarto, minuscolo.
Contento della pesca grossa me ne torno (non senza difficoltà) alla spiaggia.
Siamo quindi andati (con Paul e sua zia) nel loro pub preferito in zona per un aperitivo e poi a fare una girata in macchina. Non so se tutto il New Hampshire sia così, ma quel che ho visto mi è proprio piaciuto. Foresta di conifere con fiumi e cascatelle sparse ovunque, pieni di trote e pesci di vario genere. Nelle valli (o comunque nelle zone di piana) c'è quasi ovunque un laghetto pieno di blackbass o di lucci. Potrei passarci la vecchiaia.
Tornati a casa ci siamo guardati la ridicola partita dei Red Sox, che hanno perso nel nono inning. A seguire cena. Visti i tacos e le costolette di maiale dell'aperitivo siamo stati sul leggero.
Dopo cena ho perso un po' di tempo al PC e abbiamo fatto qualche partita ad una specie di Machiavelli con le tessere, dove la mia incapacità di vincere l'ha fatta da padrone.
Nottata piacevole e sonno quasi profondo.
La mattina della domenica alle 7 ero in piedi e alle 7.22 ero pronto per pagaiare di nuovo. Me ne sono tornato nel posticino magico del giorno prima e ho provato a pescare solo con l'esca artificiale, senza bachi attaccati. Un luccio, una (credo) trota di lago e dopo poco un blackbass di una trentacinquina, quaranta centimetri. Bella lotta, anche se non ha nulla a che vedere col divertimento che ti dà combattere con una carpa di un paio di chili.
A quel punto la fame di pescata si è saziata subito e con la scusa che avevo la canna mi sono fatto una giratina del lago. Dopo un'ora e mezzo di vita da natante me ne son tornato a riva. E ad attendermi c'era la colazione.
Il tempo non era dei migliori, ha anzi iniziato a piovere. Con poca voglia di prendermi l'acqua, ho lasciato che Paul e sua zia facessero il loro giro di ricognizione.
Aspettando che spiovesse me ne sono restato un po' in casa. Paul e sua zia sono tornati precisi col bel tempo per vedere la partita dei Red Sox, che si sono fatti perdonare la serata precedente facendo un mazzo tanto ai Mets.
Nel frattempo il tempo è migliorato, Paul ne ha approfittato per farsi il giro in bici che il giorno prima non ha fatto, sua zia per mettere a posto il giardino e io, che sto diventando davvero un fan, mi sono guardato tutta la partita.
Quando Paul è tornato, abbiamo aiutato sua zia a spostare qualche peso e ci siamo poi dedicati alla cena. Ottima.
A quel punto abbiamo salutato, ringraziato e ce ne siamo tornati in Massachusetts. Circa tre ore e qualcosa per arrivare a casa. Non male se si considera che ci siamo fatti 153 miglia.
Cotto per il viaggio e intenzionato ad andare a Boston l'indomani, per il Memorial Day, mi sono scaraventato immediatamente nel letto.
La mattina dopo sono andato a Boston, incredibilmente ho seguito alla lettera il programma che mi ero prefisso. Harvard la mattina e in giro al Faneuil Hall nel pomeriggio.
A poco meno di un'ora dal treno di ritorno, già diretto verso la stazione, mi sono reso conto di non aver fatto una foto che volevo. In quaranta minuti a piedi, dal posto dov'ero sono arrivato a fare qualche foto alla statua di Paul Revere (che però son venute scure vista l'ora) e ho raggiunto la stazione. Ho pure avuto il tempo di fermarmi a scrivere un paio di cartoline in attesa del treno.
Ho aggiunto qualche foto all'album di Boston, con quelle fatte per il Memorial Day. Per le foto del New Hampshire dovrete aspettare il mio ritorno, quelle le voglio mostrare in diretta...così gli scettici sui risultati della pesca dovranno arrendersi all'evidenza che sono un pessimo pescatore: non gonfio le prede!