domenica 31 maggio 2009

Ready to go

Probabilmente questo sarà l'ultimo post di questo blog scritto in terra americana. Mi sembrava d'uopo lasciarlo connettendomi alla rete wireless pubblica di Boston.
Ho fatto l'ultimo giro per la città, oggi. Spero di tornarci prima o poi.
Un sacco di gente mi gironzola intorno, sono in una zona molto turistica della città e quindi è normale.
Meta primaria di oggi era la U.S.S. Constitution, che è raffigurata in parecchie cartoline e sembra una nave splendida. Beh, è una delusione.
A parte che non è poi un granché, essendo Patrimonio Federale degli Stai Uniti, è custodita come Fort Knox, da ufficiali di marina che piantonano l'ingresso e la recinzione.
Per arrivare vicino alla nave devi passare controlli come quelli aeroportuali. Uguale che per la Statua della Libertà...e come per quella fare tutta sta trafila non ne vale la pena.
Ho quindi ripiegato per un sano vagabondaggio in zona, che devo dire mi ha soddisfatto parecchio. Torno in Italia con un buon numero di foto (interessanti circa 2.000) quindi, miei cari, mettetevi l'anima in pace che ne avrò di cose da raccontarvi mentre vi mostro le foto.
Comunque, tornando alla giornata.
Mi son fatto i miei giretti, fino alla Monumental Square. Il posto dove è stata combattuta la battaglia di Breed's Hill e in cui furono pronunciate le famose parole: "Non sparate finché non gli vedete il bianco degli occhi" (e fu William Prescott, non Mel Gibson). E già che c'ero mi son salito i 294 gradini che portano in cima all'obelisco. Un po' come il Campanile di Giotto, solo che una volta arrivato in cima sei in una stanzina piccolissima, con una decina di persone che riprendono fiato e con delle anguste finestrelle da cui non si vede un granché.
Come sul campanile di Giotto, però, potrò dire che ci sono stato, che ho sentito il vento che soffiava lassù, che ho guardato di sotto.
E da qui al campanile di Giotto ci sono circa 6.000 km.
Me ne sono quindi tornato verso il Faneuil Hall, da cui sto scrivendo.
Per arrivarci, mi sono fatto un tour della North End, la "Little Italy" di Boston. È curioso passare per queste strade. Si vede quello che nell'immaginario collettivo americano dev'essere l'Italia. E ovviamente si parla dell'Italia del primo Novecento e/o del secondo dopoguerra.
Forse solo i più anziani che si vedono da queste parti parlano italiano e mi sa che quelli che in Italia ci sono nati sono ancora meno. Però è pieno di pizzerie, lavanderie, gelaterie ed esercizi commerciali che hanno il nome italiano prima di quello inglese. E un ristorante cinese.
Girando per queste vie però mi sono reso conto che è giunto il momento di tornare nel Bel Paese, ho voglia e bisogno di aria di casa. Pur avendo apprezzato il mio soggiorno statunitense (quasi ogni minuto, sfoghi compleannici a parte), sento che è giunto alla sua naturale conclusione.
Più di tanto non riesco a stare lontano dalle mie cose, dai miei amici, dalla mia famiglia. Quanto meno con i presupposti con cui sono venuto qui e con le cose che mi sono lasciato in sospeso in Italia (la Laurea in primis).
Ma questi due mesi mi hanno dimostrato che potrei vivere ovunque. O quanto meno in America potrei viverci e potrebbe non dispiacermi. Non per sempre, ma qualche anno probabilmente si.
Ma non è questo né il momento né il luogo per fare progetti futuri. Devo solo godermi gli ultimi momenti americani e prepararmi a riprendere la mia "normale" vita italiana.
E adesso anche andarmene da questa panchina, che sta per piovermi a catinelle direttamente in testa!

martedì 26 maggio 2009

Memorial Day Weekend - Gita nel New Hampshire

Sabato mattina alle 7.15 la mini, con tettuccio abbassato e me, Paul e Devin seduti sopra, imbocca il vialetto di casa col muso puntato verso il New Hampshire. Dopo venti metri il tettuccio viene chiuso perché fa un freddo birbone. A Nord pare che il tempo non sia dei migliori, anzi, pare proprio che stia diluviando. A me e a Paul ce ne frega il giusto, visto che staremo a casa di sua zia; Devin, che invece dormirà due o tre notti in tenda, proprio se ne sbatte. D'altronde ha 13 anni e va bene così.
Mantenendo una discreta velocità di crociera ci appropinquiamo verso il camping place dal nome vagamente indiano dove se ne starà Devin con zii, cugini e il resto di una carovana di una sessantina di persone.
Tra queste anche una delle technitians, ultimamente soggetto unico del gossip del globo terracqueo.
Prima di arrivare al campeggio ci fermiamo al Dunkin' Donuts del luogo (prima che me lo chiediate tutti, si, le famose ciambelle di Homer Simpson esistono davvero, anche glassate in rosa con la granella colorata sopra).
Questa tappa comporta un'inchiodata clamorosa nella tabella di marcia: 25 minuti per farsi servire due caffè, un sandwich e un bagel con formaggino molle (il bagel è tipo donut, ma salato).
Con un po' di difficoltà ci facciamo passare l'arrabbiatura e consegniamo Devin alla custodia della zia.
A quel punto io e Paul, bevendo i nostri caffè e sgranocchiando ognuno il suo snack, imbocchiamo la Kancamagus Highway, direzione Pequawket Pond.
Ci fermiamo in un paio di punti panoramici e in un paio di posti suggestivi sul fiume. E subito prima di arrivare a casa della zia di Paul ci fermiamo a comprare due o tre accessori per la pesca.
La casa della zia di Paul è una specie di baita di montagna, completamente di legno sia fuori che dentro. E la cosa figa è che è sul lago. Nel senso che ha la spiaggia privata, una piattaforma galleggiante, un pedalò e una canoa.
Dopo i convenevoli di circostanza io e Paul tiriamo in acqua la canoa, raccattiamo un paio di canne da pesca più o meno funzionanti e pagaiando pagaiando proviamo ad andare in giro per il lago.
La mia canna (anzi, a dirla tutta le prime due canne che ho provato) avevano dei problemi al mulinello.
Visto che non gliene fregava un tubo, dopo una mezzoretta di tentativi da parte sua di prender pesci, da parte mia di districare i nodi nei mulinelli, facciamo a cambio di canna da pesca con Paul.
Il vento ci dà fastidio e spinge la canoa a riva, decidiamo quindi di provare a vedere se nel canale che dal lago arriva in città si riesce ad avere un po' di pace.
Poco dopo aver imboccato il più ben tranquillo canale, tiro su il primo pesce. Penso un persico, ma non ne sono certo. Paul si complimenta.
Tempo altri dieci minuti, forse un quarto d'ora, abbocca il secondo. Paul ancora a secco si complimenta a denti stretti.
A quel punto ci spostiamo più vicino a casa e dopo una mezzora di tentativi Paul mi molla da solo, che vuole andare a farsi una girata in bici.
Da solo, col timore di ribaltarmi (d'altronde è la prima volta che vado da solo in giro in canoa) mi sposto un po'. Non tanto lontano da casa, perché ho paura di non essere in grado di tornare indietro.
Trovo un angoletto che mi pare adatto, lancio l'esca e riavvolgo. Con un luccetto di una ventina di centimetri all'amo. Dopo un po' di tentativi e un'opera di chirurgia sulla preda, la libero e rilancio l'esca in acqua. Incredibile, al secondo colpo secondo luccio. Questo giro parecchio più piccolo, ma è sempre e comunque un'altra tacca. Libero anche questo e lancio. Terzo luccio di fila! E questo è pure grossotto, poco più del primo. Non ci crederete, ma nel giro di altri dieci minuti ho preso pure il quarto, minuscolo.
Contento della pesca grossa me ne torno (non senza difficoltà) alla spiaggia.
Siamo quindi andati (con Paul e sua zia) nel loro pub preferito in zona per un aperitivo e poi a fare una girata in macchina. Non so se tutto il New Hampshire sia così, ma quel che ho visto mi è proprio piaciuto. Foresta di conifere con fiumi e cascatelle sparse ovunque, pieni di trote e pesci di vario genere. Nelle valli (o comunque nelle zone di piana) c'è quasi ovunque un laghetto pieno di blackbass o di lucci. Potrei passarci la vecchiaia.
Tornati a casa ci siamo guardati la ridicola partita dei Red Sox, che hanno perso nel nono inning. A seguire cena. Visti i tacos e le costolette di maiale dell'aperitivo siamo stati sul leggero.
Dopo cena ho perso un po' di tempo al PC e abbiamo fatto qualche partita ad una specie di Machiavelli con le tessere, dove la mia incapacità di vincere l'ha fatta da padrone.
Nottata piacevole e sonno quasi profondo.
La mattina della domenica alle 7 ero in piedi e alle 7.22 ero pronto per pagaiare di nuovo. Me ne sono tornato nel posticino magico del giorno prima e ho provato a pescare solo con l'esca artificiale, senza bachi attaccati. Un luccio, una (credo) trota di lago e dopo poco un blackbass di una trentacinquina, quaranta centimetri. Bella lotta, anche se non ha nulla a che vedere col divertimento che ti dà combattere con una carpa di un paio di chili.
A quel punto la fame di pescata si è saziata subito e con la scusa che avevo la canna mi sono fatto una giratina del lago. Dopo un'ora e mezzo di vita da natante me ne son tornato a riva. E ad attendermi c'era la colazione.
Il tempo non era dei migliori, ha anzi iniziato a piovere. Con poca voglia di prendermi l'acqua, ho lasciato che Paul e sua zia facessero il loro giro di ricognizione.
Aspettando che spiovesse me ne sono restato un po' in casa. Paul e sua zia sono tornati precisi col bel tempo per vedere la partita dei Red Sox, che si sono fatti perdonare la serata precedente facendo un mazzo tanto ai Mets.
Nel frattempo il tempo è migliorato, Paul ne ha approfittato per farsi il giro in bici che il giorno prima non ha fatto, sua zia per mettere a posto il giardino e io, che sto diventando davvero un fan, mi sono guardato tutta la partita.
Quando Paul è tornato, abbiamo aiutato sua zia a spostare qualche peso e ci siamo poi dedicati alla cena. Ottima.
A quel punto abbiamo salutato, ringraziato e ce ne siamo tornati in Massachusetts. Circa tre ore e qualcosa per arrivare a casa. Non male se si considera che ci siamo fatti 153 miglia.
Cotto per il viaggio e intenzionato ad andare a Boston l'indomani, per il Memorial Day, mi sono scaraventato immediatamente nel letto.
La mattina dopo sono andato a Boston, incredibilmente ho seguito alla lettera il programma che mi ero prefisso. Harvard la mattina e in giro al Faneuil Hall nel pomeriggio.
A poco meno di un'ora dal treno di ritorno, già diretto verso la stazione, mi sono reso conto di non aver fatto una foto che volevo. In quaranta minuti a piedi, dal posto dov'ero sono arrivato a fare qualche foto alla statua di Paul Revere (che però son venute scure vista l'ora) e ho raggiunto la stazione. Ho pure avuto il tempo di fermarmi a scrivere un paio di cartoline in attesa del treno.
Ho aggiunto qualche foto all'album di Boston, con quelle fatte per il Memorial Day. Per le foto del New Hampshire dovrete aspettare il mio ritorno, quelle le voglio mostrare in diretta...così gli scettici sui risultati della pesca dovranno arrendersi all'evidenza che sono un pessimo pescatore: non gonfio le prede!

giovedì 21 maggio 2009

Considerazioni (e scuse) a palle ferme

È passata quasi una settimana dalla botta pesantissima di spleen nostalgico culminata col post di sfogo del compleanno.

Ci tenevo a precisare alcune cose:
- Sto un po' meglio. Non so se è perché mi sono distratto pensando ad altro, se è perché il tempo è migliorato o se è perché ho trovato un Pensiero Felice cui aggrapparmi per tirare avanti, ma sto meglio.
- Mi sono reso conto che col post del compleanno posso essere sembrato un ingrato, nei confronti di chi ha fatto sacrifici per farmi essere qui, nei confronti di chi li sta facendo accogliendomi qui e nei confronti di chi, qui, vorrebbe esserci.
Di questo mi scuso. Non era mia intenzione lamentarmi di questa opportunità che mi è stata data. Volevo solo lamentarmi di me stesso.
- Vorrei che fosse chiaro, quindi, che le critiche che sono uscite in quel post sono tutte autoreferenziali e non dirette a chi mi circonda. Quando tutto appare sbagliato, spesso, ad essere sbagliato è l'occhio di chi guarda.

Mi sembra quindi doveroso spendere alcune parole per ringraziare i miei genitori che mi hanno permesso di venire qui e coi quali sono stato ingiustamente brusco, riversando su di loro la frustrazione per la delusione di me stesso.
Voglio chiedere scusa a mia madre per la risposta al SMS, in cui ho omesso il corollario più importante e chiedere scusa a mio padre, che ha sempre e costantemente cercato di incoraggiarmi a VIVERE, cosa che purtroppo non ho ancora ben imparato a fare.
Voglio chiedere scusa a tutte le persone che sono qui con me e che in questo tempo che ho speso con loro mi hanno dato tanto. Voglio chiedere scusa a chi mi invidia, per non essere stato in grado di vivere al meglio l'esperienza, facendomi soffocare (come mio solito) dalla routine.

Come giustamente mi veniva fatto notare in un commento al post di qualche giorno fa, di risultati, quest'esperienza, ne sta dando.
In uno dei miei primi post vaticinavo miglioramenti su tutti i campi. Abbagliato dallo spleen del compleanno, ne negavo l'esistenza.
Adesso che quello spleen se n'è un po' andato, voglio provare a guardare la metà del bicchiere mezza piena:
Non ho migliorato il mio inglese più di tanto, ma in parecchi mi hanno detto che parlo un ottimo inglese. Non so di chi sia il merito, se delle insegnati che ho avuto o se della propensione personale per le lingue, ma il fatto di essermi migliorato poco vuol dire che la base era più che buona.
Non ho imparato troppo dal punto di vista veterinario, è vero, ma solamente per colpa mia che non mi so proporre come dovrei. Ho però capito una cosa fondamentale: il lavoro ambulatoriale non è quello che fa per me. Per fortuna la laurea che spero di prendere il prossimo Marzo di sbocchi ne offre parecchi e l'attività ambulatoriale non è l'unica possibile con questo tipo di studi. Come dico agli intervistati che mi chiedono se un domani verrò a lavorare qui negli U.S.A. "Vedremo. Intanto l'obiettivo è laurearsi a Marzo".
Alla mia tesi è servito questo periodo, visto che mi ha fornito un substrato di dati sufficientemente ampio da poter provare a fare uno studio. Probabilmente non ci saranno pubblicazioni in giro sullo studio da me condotto, ma quanto meno quello che mi interessa (ovvero avere dati su cui scrivere la tesi) c'è. Mi paiono pochi perché ne prendo al massimo una dozzina al giorno, ma se poi li riguardo tutti insieme, anche 150 (che ad oggi sono 166) casi, non sono poi così pochi.
Ho avuto l'opportunità di vedere un angolo di mondo diverso, di capire come funzionano le cose oltreoceano, di allargare un po' gli orizzonti. Non tutti hanno (o hanno avuto) un'opportunità simile nella vita...e il fatto che io dia per scontato quello che mi accade non vuol dire che quello che mi accade sia scontato per davvero. Anzi.
E se ho perso due mesi di appelli, ho però guadagnato due mesi di mondo, quasi un paio di migliaia di foto e un quantitativo inestimabile di ricordi ed esperienze. Anche solo i 3 giorni a New York, direttamente catapultato all'interno di "Compagno di sbronze" valgono ampiamente la candela.

Ecco perchè, ancora una volta, mi sento in dovere di scusarmi per aver dato l'impressione di non apprezzare questo periodo, per essermi lasciato andare al mio pessimismo cosmico e per aver parlato male di persone che non mi hanno fatto nulla di male, ma che anzi, mi hanno insegnato molto.

E nuovamente voglio ringraziare i miei, che costantemente cercano di farmi migliorare, che mi hanno sempre supportato e sopportato nei miei momenti difficili...e che mi mancano da matti. Avrei di gran lunga preferito passare il mio compleanno con loro, invece che da solo, chiuso in camera mia a rimuginare sulla mia depressione. Se è vero che quel giorno ho guadagnato in sincerità, bisogna che sincero lo sia anche con me stesso e che ammetta che, anche se mi piace dire in giro che del mio compleanno non mi frega niente, se qualcuno a cui tengo non mi fa gli auguri ci resto male.

E quindi ai miei genitori, a mia sorella e a tutti voi che leggete questo blog vanno i miei più sentiti ringraziamenti.

GRAZIE di essere il mio Pensiero Felice.

La Taumaturgia delle parole, ovvero: La sfiga delle 24 ore dopo

Dopo essermi prodotto in un'accorata lode al Gentle Giant che non ottiene risultati, dopo essere stato allo stadio a guardare una partita tutto sommato noiosa, mi tocca guardare in TV uno degli spettacoli più entusiasmanti del campionato.
Le squadre di baseball giocano spesso, 4-5 volte a settimana.
24 ore dopo la partita vista da me, ce n'è stata un'altra. Le squadre che si fronteggiavano erano le stesse. Blue Jays @ Red Sox.
I Red Sox hanno vinto di nuovo, ma stavolta 8 a 3, non 2 a 1. E per fare quegli 8 punti hanno colpito 5 (e dico 5) home run. 2 di Jason Varitek, 1 di Jason Bay e 1 di Mike Lowell. A parte il primo di Varitek, tutti nel quinto inning. Uno dietro l'altro. Uno spettacolo incredibile.
E il quinto home run chi l'ha colpito? vi chiederete voi.
Ma è ovvio.
David Ortiz

mercoledì 20 maggio 2009

Gita al Fenway Park - Lezione di sportività



Da un Paese come gli Stati Uniti ti aspetti di tutto. Ma nonostante quello, continua a stupirti.
Questa gente si spara per le strade, miliardari fanno causa ai media perché li chiamano "milionari", è più facile comprare una pistola che tenere un pitbull e i barboni, per strada, ti chiedono l'elemosina con onestà: "Dammi una moneta, aiutami ad ubriacarmi". Ti viene da pensare che siano tutti pazzi.
Poi, vai allo stadio, e pensi che le fazioni avverse potrebbero spararsi dagli spalti, che la gente potrebbe prendersi a cazzotti per la strada immediatamente...e invece è solo l'evento sportivo che conta.
Il campo è aperto, la gente POTREBBE scendere in campo, ma non lo fa. Se ne sta seduta, coi posti numerati, composta. Ognuno al suo posto. A limite ci si scambiano i biglietti con perfetti sconosciuti. E ci si siede mischiati. Non ci sono "curvini ospiti" o cose del genere. Si sta tutti seduti gli uni accanto agli altri. Americani e Canadesi, tifosi dei Red Sox e tifosi dei Blue Jays.
E quando cantano gli inni nazionali (che qui suonano prima di ogni partita) e non quelli della squadra di casa, sono TUTTI in piedi. Per entrambi.
E poi si tifa. Sempre a favore di una squadra, mai a detrimento dell'altra.
Si alzano cori solo propositivi. E la gente tifa. Col cuore.

Oggi voglio raccontarvi la storia di questo omino qui:
David Ortiz
Questo omino è Dominicano. È alto quasi 2 metri e pesa un quintale abbondante. È uno che in carriera ha colpito, come record, 54 home run in una stagione (151 presenze). Che per noi che non mastichiamo di baseball è un po' come 38 gol in un campionato di calcio.
È uno che nel 2007 ne ha colpiti 35 (in 149 gare), ha colpito 52 "doubles" (che contano più o meno come gli assist) e nel 2008 (che ha avuto un calo) ha colpito "solo" 23 home run in 109 gare.
È uno che insomma, ti aspetti di vedere colpire tanto e bene.

E invece nel 2009 ha già partecipato a 34 gare e di home run non ne ha colpiti manco uno. Zero, nada, nisba. Anche gli "scalzi gnudi" che giocano a causa di infortuni di alcuni titolari hanno già colpito almeno un home run.
E non è finita qui: è stato cacciato a calci (striked-out) dal lanciatore (pitcher) ben 30 volte, finora. È come mangiarsi 15 reti a porta vuota e sbagliare 5 rigori messi insieme (sempre per capirsi).

Sono convinto che se fossimo stati in Italia ogni volta che quest'uomo metteva piede in pedana, pronto a colpire quella pallina che arriva a 150 chilometri all'ora, sarebbe stato letteralmente sommerso dai fischi, così come un attaccante che non segna viene deriso, fischiato e preso per il culo dalla PROPRIA tifoseria.
Invece il Fenway Park, ieri sera, ha letteralmente acclamato il "Big Papi" (questo il soprannome) ogni volta che scendeva in campo. E quando è andato a battere, alla fine dell'ottavo inning, c'è stata una vera e propria ovazione.
L'intero stadio era in piedi, lì con lui su quel metro quadrato, pronto a colpire il primo home run della stagione, pronto a scacciare la maledizione del 2009, pronto a sostenere quel quintale abbondante di ciccia (perché il Big Papi c'ha la panza), tutti insieme a sputarsi sui guanti prima di prendere in mano la mazza, tutti vicini a lui a sostenere quel pezzo di legno sempre più pesante ogni swing fallito.
A colpire quella pallina eravamo pronti in 30.000 (ad occhio e croce) ieri sera.
Era la serata giusta per mandare in delirio i tifosi e lanciare la pallina oltre l'ostacolo...peccato che il buon David Ortiz, però, la magia non l'ha fatta.

lunedì 18 maggio 2009

Piccola nota positiva

Il gatto ci vede.
Ne sono sicuro perché l'ho visto coi miei occhi, che è tornato in clinica oggi per una visita di controllo.

Brave alla dottoressa e all'infermiera che l'hanno rianimato.

domenica 17 maggio 2009

Halleluja



Ok. È inutile che continui a prendere per il culo me e quelli con cui parlo. Mi sono proprio rotto le palle di stare in America.
Non è questione di nostalgia di casa, che è comunque presente, è proprio che mi pare di stare qui a perdere del tempo. In un posto dove non voglio stare, con gente con cui non voglio stare a fare cose che non voglio fare.
E non ho nemmeno voglia di mandare in culo tutto e far finta di fare il turista, che mi sembrerebbe doppiamente uno spreco. Vorrei solo tornarmene in Italia, a condurre la mia vita mediocre senza rotture di coglioni, finire di studiare queste cavolo di materie che mi mancano per prendere questo fottutissimo foglio di carta con cui poi potrò finalmente pulirmi il culo.
Non c'è verso, fare il veterinario non è il mio futuro. Non sono in grado. Né a livello di preparazione, né a livello emotivo, né a livello di stile di vita. Ok, la materia mi interessa, ma come guardare un documentario sugli squali o sugli antichi egizi. Inutile andare avanti a prendersi per il culo, sto per arrivare ai 30 e non solo non ho un lavoro, ma nemmeno una laurea.
E quando almeno quella potrei averla, è facile che non mi serva per trovare un lavoro. O quanto meno non un lavoro che mi piacerebbe.
Pensare che dieci anni fa mi dicevo che 30 anni era l'età massima a cui avrei voluto avere un figlio. E avevo ragione...comunque...
Bravo a me. Complimentoni. 29 anni di cui almeno 5 buttati nel cesso. E sono 5 e non dieci solo perché le esperienze fatte a Bologna mi hanno solo fatto bene dal punto di vista della qualità delle persone conosciute e mi hanno migliorato, per certi versi, dal punto di vista umano.
Purtroppo però, per citare quanto dettomi giustamente da mio padre in tempi non sospetti, "non siamo più in un'epoca per cui per avere un lavoro basta essere una brava persona".

Oggi è il mio compleanno, "festa" che mi ha (dalla maggiore età a questa parte) fatto più male che bene. E non perché mi senta più vecchio, non perché (anche se in parte è vero) questo tipo di festeggiamenti mi intristisca...È che il sedici maggio è un giorno che (molto più del capodanno) mi porta a fare un bilancio di quanto concluso nell'anno passato.
Bene, di tutto l'anno, il periodo più improduttivo, più lassista, più sprecato sono proprio questi due mesi passati negli Stati Uniti.
Il mio inglese è migliorato? Si, in comprensione sicuramente molto di più che se avessi solo guardato film in lingua originale, ma mica poi più di tanto...in vocaboli, forse, ho imparato una dozzina di parole, facciamo venti ad essere larghi...e almeno quattro derivano da un giochino che sto facendo per perdere tempo...in grammatica, ahimè, non è cambiata una virgola. Con questo, adesso ho la certezza che capisco e riesco a farmi capire abbastanza bene in una lingua che non è la mia originale. Uff. Bravo.
Alle mie conoscenze veterinarie è servito? Si, adesso so come si castra (e quasi si ammazza) un gatto. Bel lavoro. Non ho la più pallida idea di come fare a rianimarlo o a visitarlo, a valutare se sta bene o è in fin di vita. E la cosa tragica è che di sapere certe cose me ne frega in maniera molto, TROPPO, marginale.
Alla mia tesi è servito questo periodo? Forse. Ho raccolto una centocinquantina di casi, ad oggi. Cosa verrà fuori dall'analisi dei dati? Che il 40% (a braccio) di animali americani secondo me è sovrappeso, che sono tutti castrati, che vengono nutriti a cazzo di cane con una valanga di cibi per animali dalla composizione fetente e che in parecchi (sia sovrappeso che non) soffrono di otite. Mi bastavano i primi dieci casi per dire le stesse cose. Ossia che non ho scoperto nulla.
Ho scoperto un nuovo mondo? Si, da un certo punto di vista adesso capisco alcune cose degli americani che prima non capivo. Da un altro punto di vista continuano a non piacermi come popolo.
In compenso, però, mentre ero qui, ho perso due mesi di appelli, il ritmo di studio, la voglia di farlo.
E cosa mi viene da pensare? Che di strada, tutto sommato, dall'anno scorso non ne ho fatta tanta, che di progressi, nemmeno. Non ho dato poi così tanti esami, non ho prodotto molto in termini lavorativi, non mi sono trovato una donna, non mi sono ancora tolto del tutto dalla testa quella vecchia, mi sono appiattito adagiandomi sempre di più in una situazione transitoria che sta diventando cronica. E la cosa peggiore di tutte è che non sento minimamente lo stimolo ad uscirne, lo status quo non mi dispiace perché è bilanciato.
Si, un compleanno come era da tempo che non me ne capitava, uno di quelli finalmente sinceri, di quelli in cui non faccio più il buon viso a cattivo gioco, in cui non cerco più di autoilludermi che tutto vada bene, ma semplicemente accetto le cose così come vengono, senza aspettative.
Ho sprecato buona parte della mia vita, e il futuro non mi pare tanto più roseo di quanto non sia il presente. E sia chiaro, non è un dramma. Il mondo ha bisogno di vite inutili.
Ed evitiamo incitamenti ipocriti, lasciamo il buonismo ai margini, dove dovrebbe stare, tralasciamo il politicamente corretto e l'educazione. Diciamoci le cose in faccia come vanno dette.


E brindiamo alla sana disillusione con cui mi accingo ad intraprendere l'ultimo giro di boa col 2 tra le decine.


Possibile che entri in silenzio stampa, sperando che il tempo passi alla svelta.

giovedì 14 maggio 2009

Buona notizia volante

Il gatto dell'altro giorno pare si stia riprendendo.
Non solo sembra migliorare dal punto di vista della vivacità, ma pare che stia recuperando un po' anche la vista. Non si sa ancora se è un recupero parziale o totale, se sia una visione solo delle ombre o di chissà cosa, ma intanto è già qualcosa.
Pare inoltre che ci sia una signora intenzionata a prenderlo con sé.
Non nascondo un bel po' di gioia.

Amerika

Ieri sono stato al Museum of Fine Arts.
Purtroppo ho fatto solo poche foto all'interno (e pure un po' di sgamo) perché non ero sicuro che si potesse. Tipo tre o quattro, non di più.
Bello, decisamente bello e pieno di un saccco di capolavori...ma se non ci vai con qualcuno che un po' di queste cose ne sa, è peggio che andare all'acquario.
Perchè per buona parte dei ritratti, sei tu quello che viene visto dai quadri, diverso eppure uguale a tanti altri prima di te, che ti piazzi davanti a loro, li guardi e cerchi di capire, ma non capisci e c'hai un po' la faccia da muggine.
Me lo sono girato un po' di corsa (e ci ho schiacciato 4 ore) ma l'ho visto pressoché tutto.
Mi sono piaciute parecchio la parte dedicata all'antico egitto e quella delle arti orientali. Ho trovato un po' ostica invece la parte delle arti tribali africane e indonesiane.
Che dire...c'è di tutto, ma proprio di tutto.
Ci trovi anche gli strumenti musicali, c'è una stanza aposita che ne contiene un bel mucchio e poi, in una sala piena di roba settecentesca, trovi un "violino piccolo", costruito da un liutaio italiano, per nulla famoso: Stradivari.
E finalmente ti dici: "Cavolo! Uno Stradivari proprio davanti ai miei occhi! Voglio vederne la perfezione, visto che non è possibile sentirne la voce voglio vedere come è fatto!" e quindi lo guardi attentamente, e noti che all'interno della cassa, sul legno, dalle fenestrature puoi intravedere alcune scritte, probabilmente scritte da Stradivari stesso, qualche secolo fa, riesci a vedere i segni del pennello che lo ha dipinto, noti gli ingranaggi dell'accordatura, ancora perfetti dopo un bel mucchio di anni...e ti accorgi che la prima corda è di nylon come probabilmente le altre tre...

martedì 12 maggio 2009

Almost killer

Ieri ho quasi ammazzato un gatto.
Se il cambiamento alla routine dev'essere questo, meglio la routine di sicuro.
Il gatto non l'ho ammazzato, ma ci sono andato vicino. E mi è andata di lusso che ci è rimasto solo cieco e non anche atassico come si pensava ieri.
Sono contento che il danno sia "minimo", ma mi sento colpevole come pochi.
E durante l'emergenza, mentre me lo rianimavano sotto gli occhi, sono stato immobile, incapace di fare qualsiasi cosa. Non tanto perché bloccato dallo shock, ma proprio perché non avevo la più pallida idea di cosa fare...
Da qui a fare il veterinario, ce ne vuole. E non sono tanto sicuro di avere le conoscenze necessarie...
Boh.
Oggi va così, in caccia di un po' di selfconfidence.

lunedì 11 maggio 2009

Iodellavitanonhocapitouncazzo

Resoconto del weekend.
Sabato doveva essere bello, invece ha piovuto tutto il giorno. In programma c'era una gita a Boston, per vedere il museo delle belle arti, invece me ne sono stato in clinica a fare un po' di interviste. Finalmente un numero decente.
All'una e mezza, poco prima della chiusura al pubblico, arriva un greyhound in crisi respiratoria.
Dopo tre ore non siamo stati in grado di capire cosa avesse: le radiografie non mostravano niente di particolare, gli esami del sangue fatti in ambulatorio erano nella norma. Ci siamo scervellati in tre per tre ore cercando di capire cosa potesse essere. Alla fine è stato mandato a casa con un barattolo di antidolorifici sperando che l'affanno fosse creato solo dal dolore (cane con l'artrite).
Usciti dalla clinica alle 4.30, quindi, io e Kristin siamo tornati a casa. Giusto il tempo di mollare la roba e siamo risaliti in macchina per andare a vedere Wolverine.
In Italia i cinema sono meglio che negli Stati Uniti. Ufficiale.
Qui ci son parecchi (praticamente tutti) multisala, ma pochi hanno il dolby, quindi l'audio è relativo, e soprattutto gli spettatori americani sono molto meno rispettosi degli italiani.
Cellulari accesi, gente che chiacchiera o che fa versi strani (probabilmente per problemi di carattere medico-psicologico), bambini che chiacchierano incessantemente...insomma, un gran casino mentre guardi il film.
Comunque, tra quello e una simpatica conversazione a cena me ne sono andato a letto soddisfatto.
Peccato che non abbia dormito granché bene.
Domenica mattina sono stato a giochicchiare a tennis con Paul mentre Devin era impegnato accanto ai campi da tennis nella partita di baseball.
Dopo un'oretta di tennis ci siamo messi a guardare la gara di Devin, la cui squadra fa sempre cacare, ma ogni tanto (complici gli avversari che fanno cacare più di loro) fanno buone cose. Con un inning indimenticabile in cui hanno segnato 14 punti, dopo 2 ore e 40 di partita, finalmente siamo tornati a casa a cambiarci.
Ci siamo diretti verso uno di quei ristoranti per camionisti più o meno come quelli che si vedono nei film e siamo andati ad una sorta di parco giochi che ha le "batting cages". Abbiamo preso i nostri gettoni e ci siamo messi a provare delle battute di baseball. Paul credeva che sarei stato preso a pallate dalla macchina roteando a vuoto la mazza come un imbecille. Incredibile come, pur essendo per me la prima volta in assoluto che provavo una cosa del genere, abbia colpito molto meglio di lui non solo le palle a media velocità, ma anche quelle più veloci. Ho avuto seri problemi (invece) con le palle molto veloci (che arrivavano, credo, intorno ai 150km/h) che non sono stato molto bravo a colpire (solo due su una quindicina). Per essere stata la mia prima volta in assoluto, comunque, sono più che soddisfatto.
E forse è vero quello che dice Paul. Visto come mi piace e come, pur non avendolo mai provato prima, sono portato per questo sport, se avessi iniziato fin da bambino probabilmente avrei potuto diventare un giocatore da Major League.
Mica un Babe Ruth o chissà chi, ma magari uno di quei panchinari che prendono comunque tre o quattro milioni di dollari a stagione.
Ecco perché sostengo che iodellavitanonhocapitouncazzo.


PS: Il fatto che non vi siano riferimenti fantacalcistici in questo post è del tutto casuale e non è assolutamente dovuto al fatto che dopo un intero campionato in testa, per colpa di Ranieri, adesso sia secondo.
L'obiettivo salvezza è stato raggiunto e siamo contenti, ma a questo punto avremmo preferito qualcosina di più. Complimenti al Ghebbe che ha praticamente vinto anche quest'anno.

sabato 9 maggio 2009

Abitudine

Altro post in diretta, scritto al volo dalla clinica in un momento di stanca assoluta.
Ieri (l'8 maggio) giornata strana. In clinica tutto regolare, poco da fare per quanto mi riguarda (parecchi cuccioli e poca voglia).
Cosa molto positiva dell'intera giornata, le lunghe skypefonate coi miei e (finalmente) con mia sorella e col nipote!

Tornati a casa abbastanza presto, ci siamo messi ad aspettare Devin. Programma della serata era andare a provare un ristorante aperto da poco in zona e, se si finiva alla svelta, cinema a vedere Wolverine.
Abbiamo chiamato Devin per farlo tornare a casa. Quattro volte. Poi Paul se n'è andato a cercarlo.
Sono rientrati in casa che erano praticamente le 8, quindi non c'è restato altro da fare che arrivare al ristorante e cercare di goderci la cena.
Sinceramente, non credo che torneremo al Suffolk Grille. La carne non era malaccio, ma tra un cavolo e un altro, il posto non ci è sembrato un granchè.
Almeno la cameriera era molto carina. E ovviamente, giusto per tarparmi le ali sul nascere, Paul ha cercato di mettermi in imbarazzo broccolandola per conto mio.
Il risultato, a mio modesto avviso, è che si è messo in ridicolo lui e mi ha rovinato qualsiasi tipo di tentativo. Lui è convinto di avermi imbarazzato, cosa che non è affatto avvenuta, visto che me lo aspettavo.
Allla fine diciamo che l'ho presa sul ridere, perché è giusto fare così, ma avrei potuto avere un crescendo di incazzature più che giustificate, per l'attesa di due ore cui Devin ci ha costretti e per alcune libertà che Paul si prende quando non dovrebbe.
L'unica cosa che mi dispiace è che facendo così, finisce che a parte le 10 smandrappate del lavoro, non conosco nessuno. E che con quelle 10 del lavoro il disinteresse sia reciproco è ormai palese da tempo.
Vabbeh, chissene.
Per ora è meglio concentrarsi sui dati per la tesi.

venerdì 8 maggio 2009

Where's your head at?

Ok, è ufficiale, c'è bisogno di qualcosa di grosso per farmi dare una smossa qui.
La giornata di oggi è stata abbastanza molle, nonostante un discreto numero di interviste (mi pare almeno cinque) e parecchio lavoro internetico fuori dalla routine.
Tra l'altro oggi mi son vestito da autista, visto che ho guidato parecchio...il primo giro me l'han fatto fare per andare a prendere zucchero e crema per il caffè (a proposito, l'ho provata da sola e sa di latte dolciastro). Ho quindi guidato la X3 con cambio automatico della zia di Paul, altra parente che dubito di aver mai visto in vita mia e che credo conoscerò tra un paio di settimane, quando verrà a riprendersi la macchina.
Sbrigata la commissione mi hanno rimesso a sedere dietro al volante con un foglietto di istruzioni per andare a prendere una technitian alla stazione. Ho l'impressione che in futuro si farà tutta quella strada a piedi, ma è lunga parecchio. Comunque, anche grazie alle preziose indicazioni, ho raggiunto senza problemi la stazione e ho portato la technitian a destinazione.
Essendoci parecchio tempo tra un appuntamento e il successivo, mi son dedicato al lavoro internetico di cui sopra e non appena mi son messo a sedere, stridere di freni e botto. Tipa che buca il rosso andando dritta in macchina, contro furgoncino che gira a sinistra col solito rosso dall'altro lato della strada. Furgoncino vince uno a zero contro la macchina, completamente sfasciata a lato di un'ammaccatura sul parafango posteriore.
Lei sicuramente veniva spedita, lui sicuramente non poteva girare. Son curioso di sapere chi la spunta, ma la signorina mi sa che ha raccolto un paio di testimoni.
Dopo aver assodato che l'incrocio sotto la clinica di mio cugino è pericoloso, mi sono state affidate le chiavi della macchina di Kristin, che non so per quale motivo stanotte non ha dormito un tubo ed era cotta.
Ho quindi portato prima lei a casa, poi, dopo aver finito i compiti a casa (ossia gli strascichi del lavoro internetico) ho rimesso in testa il cappellino da chauffeur e portato sia lei che Devin al solito cinese dove ho ritrovato il mio amico Bob (diventato padre da poco) a servirci.
Mangiato decentemente, per essere un ristorante cinese in America, e riguidato fino a casa la macchina di Kristin. I Red Sox, nel frattempo, segnavano 12 run (su 13 totali) in un solo inning e me ne son persi almeno 8 mentre guidavo. Pace.
Ebbene, nonostante la giornata possa apparire piena, dal suo resoconto, in realtà mi sono abbastanza annoiato. Tra le altre cose inizia ad esserci un clima poco disteso a lavoro: le technitian sono tutte più distratte (che sia la primavera?) e hanno i loro scazzi coi rispettivi morosi (se non ho capito male una è pure stata sbattuta fuori di casa e dorme in macchina), la dottoressa Joseph ha totalmente perso la self-confidence e oltre a non eseguire praticamente più alcun tipo di manualità, non ha il coraggio di prendere decisioni terapeutiche di un certo rilievo. Mi sa che pure lei c'ha i suoi bei problemi a casa.
Devin fa la classica finta del polso che fa male per cercare di sgamare il test di Scienze che ha domani e che, se ho capito i miei polli, non andrà bene. Ci sarà quindi una ripercussione sull'atmosfera casalinga. Per altro, Paul e Kristin vanno avanti a battibeccarsi per ogni puttanata. Capisco che l'amore non è bello se non è litigarello, ma qui si fa quasi più polemica che in Italia. Ma finché a loro va bene così, non voglio metterci bocca.
Ed ecco che si arriva alla chiusura del post, col riferimento al titolo. È li, in Italia, che ho la testa, ai parenti, agli amici, ai meno amici ma che stanno con un piede nella fossa, alla ex morosa che in testa mia (nonostante sian passati due anni) non è ancora così ex, al fantacalcio e al modo di rendere il sito ancor più figo, ad hattrick e al fatto che lì alle 9 di sera la gente esce, invece che entrare nel letto.
Ed ecco che nel letto perdo più tempo che in giro per casa. La nota positiva è che alla fine della giornata ho trovato dove mettere la mia testa per le prossime sei ore.
Sul cuscino.

giovedì 7 maggio 2009

In lieve differita (quasi in diretta, via)

Mi è passata un po' la voglia di scrivere, soprattutto la sera. È innegabile che in questi giorni, magari complice anche il meteo, l'umore non è al massimo. Con questo non voglio dire che sia triste o demoralizzato o in chissà che tragica manifestazione di nostalgia (che è comunque presente). Semplicemente, sono annoiato.
Probabilmente la noia nasce dal fatto che non prendo parte alla fase più "divertente" del lavoro in ospedale, ossia la parte clinica, l'assimilazione dei dati anamnestici, la valutazione della sintomatologia, la formulazione di una diagnosi e la compilazione di una terapia. È un po' come un sudoku, ma più complesso.
La parte di chirurgia è comunque divertente, anche ieri (come una perfida divinità norrena) ho fatto mia la virilità di un povero gatto. Stavo valutando l'idea che se avessi conservato tutti i testicoli che ho strappato alle loro sedi a quest'ora potrei farmene una mezza collanina. Magari un braccialetto.
In generale, comunque, non mi capitano più eventi di grande rilievo che mi stuzzichino la fantasia, non trovo più qualcosa che mi stupisce e che mi venga voglia di fotografare. Da quando son tornato da New York ho fatto tre foto, di cui due al gatto e una al cane.
Per sintetizzare diciamo che in una scala da uno a cinque, a questa settimana mi sento di dare un punteggio di due palle.
Anche con le interviste sono un po' indietro, non ho ancora abbattuto lo scoglio delle 130, ma spero di riuscire a farlo oggi, che conto di passare parecchio giù.
E per quando torno a casa mi son trovato un po' di balocchi da fare, giusto per tenermi impegnato.
Speriamo che serva.

mercoledì 6 maggio 2009

Vertigoblu



...e l'esperienza comincia ora a prendere forma...

martedì 5 maggio 2009

Telegrafico

Resoconto di ieri:
Interviste all'attivo: 5
Radiografie esaminate: 3
Gatti castrati: 1
Prelievi di sangue/Agocannule inserite: 0
Rottura di balle: 150

A domani per il nuovo bollettino...

lunedì 4 maggio 2009

Jazz in me

Questo weekend non ho avuto granché voglia di scrivere. Un po' perché l'ho passato il più possibile in relax, un po' perché non avevo nulla di interessante da scrivere.
Sabato è stata una giornata non molto produttiva dal punto di vista di interviste e simili (anzi, per nulla produttiva da quel punto di vista) e, sinceramente, mi sono rotto un po' le balle.
Non ero dell'umore adatto per fare interviste in sala d'attesa, e i mio cugino e Sara sono stati talmente efficienti che non ho avuto modo di insinuarmi nelle stanze mentre loro facevano le loro cose. E, detto tra noi, non c'era una persona di turno che mi piacesse, eccetto forse una delle technitians.
Non so cos'è successo, ma la dottoressa Joseph non mi caga più di tanto, forse perché ha capito che la sua compagnia, al di là del lato professionale, mi interessa il giusto...o forse perché l'altro dottore in carica era mio cugino e quindi non vuole perdere tempo in chiacchiere per farsi vedere all'opera dal principale...chissà...alla fine, quello che conta è che non ho concluso un tubo in ambito pratico.
Nel pomeriggio, poi, siamo finiti a Providence, da mia Zia, con la quale siamo andati al cinema, ho visto un film (The Soloist) che mi è piaciuto, anche se non da impazzire, e siamo tornati a casa abbastanza presto, mollandoci alle spalle Kristin che aveva una mezza maratona la domenica mattina lì a Providence.
A proposito di domenica invece, mi sono svegliato "tardi" (alle 9) e ho passato l'intera mattinata in relax, il pomeriggio sono stato a vedere la fetente squadra di baseball in cui gioca Devin (che è uno dei pochi che si salva), che è riuscita a perdere clamorosamente una partita praticamente vinta all'ultimo inning. Meno male che tornato a casa ho avuto un'ottima cena casalinga annaffiata da del buon vino.
E alle 21 nel letto, a scrivere queste poche righe prima di appisolarmi. Si, weekend anonimo, prologo forse di una settimana altrettanto anonima.
Mi spiace un po' dirlo, ma inizio a rompermi le balle a stare qui, inizio a sentire un po' troppo la mancanza di casa, dei miei, di mia sorella e di mio nipote e, ovviamente, degli amici.
Perché sì, a parte l'opportunità di migliorare leggermente ancora un po' il mio inglese dovuto all'uso forzato che ne devo fare, qui c'è rimasto ben poco che non possa trovare anche in Italia. A meno di non andare a fare il turista un altro mese in giro per gli USA.
Invece sarà il caso che mi organizzi per raccattare un numero di interviste decente la mattina e che mi ritagli il tempo per studiare il pomeriggio e la sera, altrimenti col cavolo che riesco a dare Patologia Medica appena tornato in Italia.
Si, inizio ad averne le palle piene.
Meno male che ho un certo qual jazz in me che mi mantiene stabile.

sabato 2 maggio 2009

Nuvole Rapide

Giornata lunga e produttiva. Eccetto per il tempo, oggi è stata una buona giornata. Un'altra decina di interviste all'attivo, visione dell'ecografista all'opera (con ricevimento di anche qualche insegnamento prezioso), tempo per qualche chiacchiera con Ryan che, vattelappesca per quale motivo, è diventato quello con cui mi apro di più e altre piccolezze di questo genere.
Devo essere sincero, le interviste mi hanno dato molto più di quello che pensavo mi avrebbero dato. Non solo dal punto di vista numerico, ma da quello dell'atteggiamento. Complice il tempo, oggi ero proprio svogliato, ma sono contento dello spirito con cui ho affrontato le prime interviste e di come queste mi abbiano un'altra volta stupito. Con alcuni inizio a parlare del loro animale e avviene la simbiosi. Loro amano parlare, a me riesce bene ascoltare. E magari viene da sé seguire l'ordine dei pensieri del proprietario che non coincide con quello delle mie domande e magari qualche dettaglio di poco conto che posso comunque ritrovare sulle schede dell'animale, mi sfugge.
Alla fine di tutto, comunque, se domattina riesco a partire lanciato da subito spero di riuscire a collezionare una quindicina di casi.
Stasera a cena poi, sono stato da Zia Ida. È buffo come abbia conosciuto stasera alcuni componenti della mia famiglia di cui nemmeno conoscevo l'esistenza.
Queste situazioni mi imbarazzano sempre, ma devo dire che sono bravi loro (e sono diventato bravo io) a mettermi a mio agio alla svelta. È strano vedere come puoi sentirti estraneo a certe parti della tua stessa famiglia, ma tuttavia sentirti in qualche modo a casa.
Argomenti di discussione, una volta che i ragazzini se ne sono andati a giocare altrove, quelli preferiti da Paul: politica e religione. Niente da fare. Io e lui la vediamo in modo diametralmente opposto su certi argomenti e piano piano sto iniziando a smettere di dargli ragione. Il nostro rapporto non ne giova più di tanto, ma quanto meno la conversazione ne guadagna.
Tornando a casa mi sono accorto e stupito di come, dopo un mese che sono qui, il paesaggio che vedo mi sia diventato familiare, di come l'architettura così diversa da quella europea non mi stupisca più e di come, tutto sommato, mi sia accomodato in questo Paese (perché di accomodamento si tratta, non di ambientazione) nel giro di 30 giorni (e quasi 40 post).
E subito dopo mi son detto che questa riflessione la dovevo scrivere sul blog. Da li, mi son chiesto come mai sento quest'esigenza di segnarmi tutto ciò che mi accade, ma soprattutto quello che mi passa per la testa. E mi sono inizialmente risposto che lo faccio per chi mi legge, perché sono tendenzialmente un narcisista e perché è comunque un modo per non perdere contatti con l'Italia. Poi mi sono guardato dentro un po' meglio, e se non nego una forte componente della motivazione precedente, mi sono reso conto che prevalentemente lo scrivo per me, questo blog. Perché sarà bello un domani rileggere il diario di bordo di quest'avventura e rivedere, a freddo, l'evolversi delle mie sensazioni.
Dall'utenza del blog, poi, sono passato a pensare a come, negli anni, siano cambiati i contenuti del mio sito. Fino a qualche anno fa, quando la mia parte sognatrice ancora la faceva da padrona, i miei lavori erano racconti e poesie, alcuni magari anche interessanti. Adesso invece pubblico sul mio sito il portfolio di altri miei lavori, molto più tecnici che creativi, ma anche più remunerativi.
Ed ecco come mi viene da pensare a come si può evolvere un sognatore. C'è chi riesce a rimanere attaccato alle ali della fantasia e volare chissà dove, e chi invece perde un po' di quella spinta, perde quota e si trova a fare i conti con la realtà.
Meno male che l'atterraggio non è stato brusco, per me.

venerdì 1 maggio 2009

Una giornata perfetta

La vita è un ricciolo leggero nel vapore.

Anche se in coma tutto il giorno, oggi, finalmente, mi sono piaciuto.
Dopo ieri, totalmente inutile, oggi mi sono dato da fare. Dieci interviste messe in saccoccia, soglia dei 100 passata, ho (forse) insegnato qualcosa a una delle technitians, ho preso parte attivamente alla vita della clinica, sono stato innaffiato di sangue da un gatto che ha subito un intervento per me crudele, ma che qui eseguono (amputazione delle unghie degli arti anteriori) e una volta tornato a casa sono andato a fare la spesa e ho cucinato per tutti.
Consiglio per chi dovesse progettare un viaggio negli USA: quando andate a fare la spesa, prendetevi il vostro tempo, evitate di pensare europeo nella ricerca degli ingredienti dei vostri piatti, non provate nemmeno a cercare le marche a cui siete abituati e abbiate sempre un paio di ricette semplici e di ripiego cui appoggiarvi.
Mi sono perso nell'inferno dello Stop 'n' Shop in cerca degli ingredienti di cui avevo bisogno per quello che avevo in mente e sono stato costretto ad arrangiarmi con quello che c'era o addirittura a cambiare progetti.
Le farfalle radicchio e noci non sono state possibili, mi è quindi toccato ripiegare sulle solite farfalle ma al pesto (col basilico sbagliato) con pomodorini freschi e fagiolini. Per la parmigiana di melanzane invece ho dovuto fare col formaggio che c'era.
Alla fine della fiera, non mi è venuto male nulla, ma non sono del tutto soddisfatto.
A parte queste manie di perfezionismo culinarie, sono contento di me e della mia giornata di reazione. Mi ci voleva.
Domani penso che sarà una giornata intensa, spero di riuscire a fare parecchie interviste o quanto meno a lavorare parecchio dietro le quinte, Devin ha la partita di baseball alle 5.30 e qualcuno dovrà accompagnarlo (non so se io o più probabilmente Paul) e soprattutto esce "X-Men le origini - Wolverine" che spero proprio andremo a vedere. E per il weekend, se riesco e il tempo lo permette, voglio organizzarmi per andare un po' sulla spiaggia con qualche technitian...perché lavorare va benone, ma quando uno è un pausa, bisogna che se la goda!