Oggi sono sgarrupatissimo, l'ostello inizia a far pesare su di me la sua influenza. Stanotte, probabilmente perché ero veramente distrutto, ho dormito profondamente, svegliato solo una volta da una vampata di alcool che proveniva dal letto sotto al mio.
Tuttavia dopo la colazione e le partite del precedente post, sono partito alla scoperta della città. La vescica sotto il piede si fa sentire, ma stoicamente vado avanti.
Adesso sono seduto su una panchina in cima al Top of the Rock, col mio amato Central Park di fronte e (soprattutto) un po' di ombra sulla testa.
Mi sento vagamente un coglione perché uso il PC in queste situazioni, ma me ne frego perché preferisco scrivere le mie impressioni "in diretta".
Aveva ragione chi mi ha consigliato di farmi questo giro. I 20$ del biglietto sono stati assolutamente ben spesi.
Non ho la più pallida idea di cosa ci sia al di sotto di questa terrazza, ma l'organizzazione della faccenda è incredibile. Forse scoraggiati dal costo del biglietto, i visitatori non sono tanti e c'è spazio per tutti per una foto. Per arrivare quassù ti fanno passare dal seminterrato, dove non sei tu a controllare l'ascensore, ma un tipo con un telecomando.
Fai due piani e ti checkano il biglietto, ti mandano in un percorso obbligato e ti controllano come all'aeroporto (ma non ho dovuto togliere il portatile dalla borsa) e a quel punto, sempre in percorso obbligato, arrivi all'ascensore che ti porta su.
Il soffitto è di vetro e la tromba in cui sale è illuminata da led blu, mentre sul soffitto proiettano non so cosa, tutti stanno col naso per aria, tranne l'ascensoriere che fa peoplewatching. Mentre tu sei distratto a seguire il soffitto, il contatore dei piani gira alla velocità della luce, portandoti in 30 secondi al 67esimo piano. A quel punto ci sono tre diversi livelli cui puoi accedere, fino ad arrivare in cima a NYC.
Lo spettacolo è mozzafiato, soprattutto oggi che ci saranno 30 gradi e un'umidità relativa (anche quassù dove incredibilmente non tira un filo di vento) del 40%. Sono già sudato marcio e ho finito le magliette...mi toccherà investire qualche dollaro in una T-shirt souvenir.
La cosa che mi ha colpito maggiormente di questo posto? Che ci sono due reti wireless (purtroppo protette) anche qui!
Devo ritrattare un'affermazione fatta a mio padre. A New York (previa ambientazione ai suoi ritmi, cosa non del tutto immediata, e al sistema di vita americano, altrettanto difficile) potrei probabilmente viverci senza grossi problemi. È una metropoli, è piena di casino a tutte le ore del giorno, tutti i giorni, ma è sempre e comunque una città.
È già l'una e sono stato solo qui (ho avuto qualche problemino a trovare l'ingresso), ma sinceramente non saprei dove altro andare. A Times Square sono sceso dalla metro, quindi è un check già fatto, potrei tornare all'Empire, ma l'ho fotografato molto meglio da qui che salendoci sopra.
Sono indeciso se andare allo Zoo di Central Park o se farmi il Museums Mile facendo prima una puntatina alle Nazioni Unite.
Forse faccio tutto e chissenefrega. Devo prima trovare un supermarket dove comprare un ettolitro d'acqua e un paninaro che faccia qualcosa di sostanzioso, perché inizio ad avere fame.
Magari prima passo da Union Square che oggi c'è una manifestazione sul giardinaggio. Forse riesco a trovare qualcosa di caratteristico da sgranocchiare li...
Nell'ordine: son passato davanti alle Nazioni Unite a fare una foto dell'edificio, ma son venuto via di corsa perché non c'era granché da fare oltre quello. Ho girato il naso e son tornato sui miei passi fino a Grand Central, dove ho perso un po' di tempo a fare foto che non venivano.
Sono quindi sceso in metro fino a Union Square, dove speravo di trovare la manifestazione sul giardinaggio, ma non so se sono arrivato troppo presto o troppo tardi, non c'era più nulla.
E soprattutto dei baracchini del mercato alimentare di ieri non c'era nemmeno il ricordo.
Solo bancarelle vuote e un sacco di gente che giocava a scacchi o simili.
Fortemente deluso da questo scenario son risalito in metro e me ne sono venuto un po' a Battery Park, per provare a fare un altro paio di foto alla Statua della Libertà, senza grandi successi.
Mi sto godendo un po' della brezza marina all'ombra di un albero, ma ho una fame che non ci vedo e l'hot dog preso dallo stesso tizio di ieri m'ha fatto vento. Sono molto indeciso su cosa fare, le opzioni possibili sono quelle di una cena adesso, col vantaggio della scarsa coda oppure tornare in ostello a rilassarsi mangiando un fermino e tornare fuori più tardi per cena.
Per quanto riguarda le opzioni possibili ci sono: una steakhouse (il buon Dusdan, che mi ha consigliato il giro sul Top of the Rock, mi ha suggerito il Dallas BBQ visto com'è andata sul TotR potrei fidarmi), un ristorantino etnico nell'East Village con la grossa possibilità di finire fregato, un fast food che non sia McDonald's e la sempiterna opzione "Dovecapita".
Mentre mi lambicco su questi problemi esistenziali poco distante da me un tipo che sembra il personaggio scemo di una sit-com sta intortando due ragazze che prendono il sole (nel classico duo moltognocca-menognoccaquasicesso) grazie ad uno dei trucchi più vecchi del globo (e per questo tra i più efficaci), ossia sfruttando la carineria del suo giovane e iperattivo Yorkshire Terrier che credo sia stato addestrato per andare a leccare i piedi delle tipe che prendono il sole.
È inutile che la tiri per le lunghe e che cerchi di fare il distaccato, la verità è che sono un po' invidioso. A parte due o tre tipi in ostello con cui ho scambiato si e no due chiacchiere, non ho conosciuto nessuno. Non che la cosa mi dispiaccia (dopotutto in 3 giorni scarsi di New York con tutta questa roba da vedere non ne ho avuto nemmeno il tempo), ma mi piacerebbe avere qualcuno con cui cenare stasera.
Ho deciso che me ne torno in ostello, perché ho il cellulare morto e devo fare gli auguri a mia cugina (che oggi diventa maggiorenne) prima delle 18 ora locale, altrimenti finisce che arrivo tardi e mai me lo perdonerei.
Arrivato sul filo di lana con gli auguri, forse un filo in ritardo, adesso devo decidere cosa fare della mia serata.
Ho deciso che è inutile fare mille post nello stesso giorno, che poi finisce che alcuni vanno persi, quindi per ora continuo a scrivere "in brutta" e poi posto a fine serata.
Sono quasi le 7, non so se è meglio andare a fare una bella doccia e poi andare in cerca di un posto dove cenare.
Non sto a scrivere qui tutta l'avventura, ma quando mi vedete, se volete saperne di più, chiedetemi di Roberto...
Docciato, rivestito con la maglietta nuova e partito carico come una molla verso la città, direzione random.
Mentre vado verso la fermata della metro mi ferma una signora chiedendo informazioni. La cosa incredibile è che so risponderle e le indico la strada.
Poi scendo in metro e vengo fermato da un ragazzo francese che mi chiede indicazioni sulla fermata che gli interessa. So pure quella.
Mentre mi stupisco di come in così poco sia riuscito ad ambientarmi a Manhattan, uno dei soliti predicanti (predicatori-mendicanti) sale sul nostro treno. Visto che la meta della serata è random, che siamo comunque in Times Square e che mi voglio evitare il sermone, esco dalla metro e gironzolo un po'.
Mentre vado in cerca di un posto dove cenare, rammaricandomi di doverlo fare da solo, intravedo un pezzo di partita tra Yankees e Red Sox dentro un pub.
Mi passano davanti due italiani. Come li ho riconosciuti? Uno di loro aveva lo zaino Invicta.
Dopo aver visto uno stereotipo di italiano, mi sento in dovere di riscattare la categoria e quindi mi fiondo dentro il locale, con la consapevolezza che talvolta il Dovecapita è la scelta migliore.
Il cameriere (messicano o giù di li) mi approccia parlandomi a gesti, ai quali rispondo prontamente in un buon inglese. Successivamente mi tratta con più deferenza, risparmiandomi i gesti. Se me li avesse rifatti probabilmente gli avrei risposto con un ?I'm Italian, not stupid!? e con una mancia ridicola.
Comunque mi bevo due weiss (decenti) e mi mangio un hamburger di bufalo (buono) con la homemade barbecue sauce (più che dignitosa) e le fries (insomma). Il tutto per la modica cifra di 30 dollari.
Mi sono stupito di una cosa. Gli americani, probabilmente perché parecchi di loro sono obesi, devono avere seri problemi erettili. Quanto meno gli appassionati di baseball, perché durante il match sono state trasmesse almeno tre pubblicità diverse di prodotti come Viagra e Cialis.
Coi Red Sox in vantaggio 4-1 sugli Yankees alla fine del sesto inning, me ne esco (erano già le 22.30) diretto nemmeno io so dove.
È tutto il giorno che ho in testa la voglia di vedere Union Square di notte che effetto fa, quindi mi ci dirigo. Sulla metro che porta da quelle parti, un vespaio di coppie gaie, da quelle variopinte a quelle più sobrie e composte ma palesi. Come con gli inseparabili alcuni sarebbero da tenere in gabbia ed osservare tutto il giorno, per vedere che fanno...
Esco ad Union Square, speranzoso di trovare un po' di gioventù attiva, magari della musica dal vivo, magari capannelli di gente che beve e chiacchiera, una specie di festa. Invece la domenica New York si spegne. Union Square è una raccolta di un centinaio di persone, alcune parlanti, alcune riposanti sul pratino, altre con le bmx, ma nulla di tutto quello che mi aspettavo.
Letteralmente sono uscito dalla metro, ho attraversato la piazza e me ne sono rientrato in metro. A quel punto mi son fatto venire la voglia di farmi il Museums Mile, ma senza avere un'idea di dove scendere di preciso mi è venuto difficile. Sono sceso all'altezza della 59th (da cui inizia Central Park) con l'idea di farmeli in salita e poi magari riscendere in metro. Dopo cento metri desisto, East Central Park è troppo solitaria per essere percorsa a piedi, quindi faccio dietrofront e attraverso il parco lungo la 59th fino alla metro che mi riporta all'ostello.
E adesso sono qui che scrivo, mentre Gregg non so dove sia, ma le alternative sono tra il bere nel letto e il bere ed ascoltare la radio all'angolo della strada.
A breve (perché sono le 2 passate ed inizio ad avere un sonno boia) mi schianto nel letto che domattina entro le 11 devo sbaraccare (sono stato previdente e ho praticamente già preparato le valigie) ma soprattutto devo trovarmi qualcosa da fare fino alle 12.30, ora di partenza del mio treno di ritorno per Boston.
Mi dispiace, un po', tornare in Massachusetts. New York è viva, in qualsiasi dei posti in cui sono stato c'è sempre del movimento, e anche un solitario come me finisce che si sente coinvolto. Anche adesso, alle 2 di notte passate, qui in ostello ci sono due gruppetti di persone che chiacchierano (come non detto, se ne stanno andando). A Canton, per quanto possa essere un posto tranquillo e sicuro in cui vivere e lavorare, ci si rompono parecchio le palle.
Ma va bene, è sempre e comunque un'esperienza nuova. E magari, se mi impegno un po', riesco pure a divertirmi pure lì.