giovedì 30 aprile 2009

Grigio

Giornata assolutamente improduttiva. Zero interviste all'attivo, praticamente nulla, a parte un po' di pulizia, in ambulatorio e tutto il giorno in fuga dalle persone.
Oggi ero in assoluto rifiuto di parlare, pensare, agire in inglese.
Sono stato tutto il giorno a cercare di non vedere e parlare con nessuno che non fosse italiano. Sono stato tutto il giorno su internet, a leggere i miei forum, a leggere quotidiani italiani, a fare chiacchiere su skype coi miei e con gli zii assolutamente in italiano. Ho voluto per un giorno tornare a sentirmi a casa mia. Ogni tanto ho bisogno di cuccia, bisogno del calore della normalità di casa, che qui mi manca.
E quindi nulla di significativo da raccontare. Giornata grigia e inutile. Spero solo che la prossima sia migliore.

mercoledì 29 aprile 2009

Al volo e di corsa

Ieri è stata una giornata impegnativa, non ho avuto modo di scrivere la mia paginetta di diario perché mi è toccato lasciare il PC in ospedale.
La mattinata è stata dura, ci ho messo un bel po' prima di iniziare a carburare, poi però ho preso a fare le mie interviste e con una certa nonchalance sono riuscito a farne 3 in dieci minuti. Nel frattempo ho pure dato una mano a fare qualche prelievo (ed in un gatto sono riuscito a farlo io e non la technitian...non so se perché sono stato più bravo a prelevare, o meno bravo a contenere il gatto) e altre piccole cose.
Più avanti, poi, ho dato una mano a mio cugino per un intervento piuttosto complesso e lungo (osteotomia della testa del femore), in un pastore tedesco. Intervento impegnativo per tempi e tecnica.
A quel punto, sempre di corsa, ho preso la mini e sono andato a raccattare Devin a casa di un amico, per portarlo alla partita di baseball...e visto che non avrei avuto idea di come fare a tornare indietro sono pure rimasto li ad aspettare che finisse. Hanno perso 10-9 e non hanno giocato granchè bene, a parte un paio di buone azioni...comunque, morale della favola, sono tornato a casa che erano già tutti li e non ho avuto voglia di tornare in ospedale a prendere baracca e burattini.
Ed oggi non so che cosa mi aspetta, devo solo riuscire a togliermi di dosso un po' del sonno che mi è rimasto appiccicato (fatto "nottata" per vedere la fine della partita dei Red Sox, che hanno perso per un errore idiota al nono inning) e iniziare a fare intervista.
L'obiettivo è abbattere il muro delle 100.

martedì 28 aprile 2009

Take the A train

E questo titolo è letterale, visto che il treno della metro più vicino al mio ostello era il treno A.
Stamattina mi son svegliato prima del previsto. Non riuscendo a riprendere sonno ne ho approfittato per fare colazione e riprendere un po' di contatti col mondo.
O meglio, col MIO mondo.
Ho risposto a quattro o cinque mail che mi sono arrivate oggi, la migliore delle quali conteneva gli aggiornamenti sul nipote, che mi diventa ogni giorno più splendido e ho controllato un po' di forums et similia. A quel punto son tornato in camera e senza svegliare Gregg ho fatto baracca e burattini e me ne sono andato. Mi spiace per quell'uomo, mi ha fatto veramente pena...e io non sono certo stato il suo compagno di stanza ideale, visto che non avevo alcun tipo di argomento in comune con lui e non riuscivo a sostenere un minimo di conversazione (un po' anche perché non ne avevo voglia) con cui potesse un po' sfogarsi. L'ho visto proprio come un uomo sperduto.
Spero che riesca a trovare un filo conduttore per la sua vita futura.
Comunque, dopo essermi dato una rinfrescata, riporto chiave e asciugamano alla reception e mi levo dalle scatole.
Nella lista delle cose da fare almeno una volta nella vita, ho finalmente messo la spunta a tante piccole voci.
A quel punto sono andato in Penn Station e ho aspettato il mio treno, dal quale sto scrivendo. Da stasera si torna alla routine di Canton e Milton. Non mi posso dire elettrizzato all'idea, ma è quello che sono venuto a fare qui, quindi va più che bene.

lunedì 27 aprile 2009

It's a long way to the top if you wanna rock 'n' roll (AC/DC mood - Part 2)

Oggi sono sgarrupatissimo, l'ostello inizia a far pesare su di me la sua influenza. Stanotte, probabilmente perché ero veramente distrutto, ho dormito profondamente, svegliato solo una volta da una vampata di alcool che proveniva dal letto sotto al mio.
Tuttavia dopo la colazione e le partite del precedente post, sono partito alla scoperta della città. La vescica sotto il piede si fa sentire, ma stoicamente vado avanti.
Adesso sono seduto su una panchina in cima al Top of the Rock, col mio amato Central Park di fronte e (soprattutto) un po' di ombra sulla testa.
Mi sento vagamente un coglione perché uso il PC in queste situazioni, ma me ne frego perché preferisco scrivere le mie impressioni "in diretta".
Aveva ragione chi mi ha consigliato di farmi questo giro. I 20$ del biglietto sono stati assolutamente ben spesi.
Non ho la più pallida idea di cosa ci sia al di sotto di questa terrazza, ma l'organizzazione della faccenda è incredibile. Forse scoraggiati dal costo del biglietto, i visitatori non sono tanti e c'è spazio per tutti per una foto. Per arrivare quassù ti fanno passare dal seminterrato, dove non sei tu a controllare l'ascensore, ma un tipo con un telecomando.
Fai due piani e ti checkano il biglietto, ti mandano in un percorso obbligato e ti controllano come all'aeroporto (ma non ho dovuto togliere il portatile dalla borsa) e a quel punto, sempre in percorso obbligato, arrivi all'ascensore che ti porta su.
Il soffitto è di vetro e la tromba in cui sale è illuminata da led blu, mentre sul soffitto proiettano non so cosa, tutti stanno col naso per aria, tranne l'ascensoriere che fa peoplewatching. Mentre tu sei distratto a seguire il soffitto, il contatore dei piani gira alla velocità della luce, portandoti in 30 secondi al 67esimo piano. A quel punto ci sono tre diversi livelli cui puoi accedere, fino ad arrivare in cima a NYC.
Lo spettacolo è mozzafiato, soprattutto oggi che ci saranno 30 gradi e un'umidità relativa (anche quassù dove incredibilmente non tira un filo di vento) del 40%. Sono già sudato marcio e ho finito le magliette...mi toccherà investire qualche dollaro in una T-shirt souvenir.
La cosa che mi ha colpito maggiormente di questo posto? Che ci sono due reti wireless (purtroppo protette) anche qui!
Devo ritrattare un'affermazione fatta a mio padre. A New York (previa ambientazione ai suoi ritmi, cosa non del tutto immediata, e al sistema di vita americano, altrettanto difficile) potrei probabilmente viverci senza grossi problemi. È una metropoli, è piena di casino a tutte le ore del giorno, tutti i giorni, ma è sempre e comunque una città.
È già l'una e sono stato solo qui (ho avuto qualche problemino a trovare l'ingresso), ma sinceramente non saprei dove altro andare. A Times Square sono sceso dalla metro, quindi è un check già fatto, potrei tornare all'Empire, ma l'ho fotografato molto meglio da qui che salendoci sopra.
Sono indeciso se andare allo Zoo di Central Park o se farmi il Museums Mile facendo prima una puntatina alle Nazioni Unite.
Forse faccio tutto e chissenefrega. Devo prima trovare un supermarket dove comprare un ettolitro d'acqua e un paninaro che faccia qualcosa di sostanzioso, perché inizio ad avere fame.
Magari prima passo da Union Square che oggi c'è una manifestazione sul giardinaggio. Forse riesco a trovare qualcosa di caratteristico da sgranocchiare li...

Nell'ordine: son passato davanti alle Nazioni Unite a fare una foto dell'edificio, ma son venuto via di corsa perché non c'era granché da fare oltre quello. Ho girato il naso e son tornato sui miei passi fino a Grand Central, dove ho perso un po' di tempo a fare foto che non venivano.
Sono quindi sceso in metro fino a Union Square, dove speravo di trovare la manifestazione sul giardinaggio, ma non so se sono arrivato troppo presto o troppo tardi, non c'era più nulla.
E soprattutto dei baracchini del mercato alimentare di ieri non c'era nemmeno il ricordo.
Solo bancarelle vuote e un sacco di gente che giocava a scacchi o simili.
Fortemente deluso da questo scenario son risalito in metro e me ne sono venuto un po' a Battery Park, per provare a fare un altro paio di foto alla Statua della Libertà, senza grandi successi.
Mi sto godendo un po' della brezza marina all'ombra di un albero, ma ho una fame che non ci vedo e l'hot dog preso dallo stesso tizio di ieri m'ha fatto vento. Sono molto indeciso su cosa fare, le opzioni possibili sono quelle di una cena adesso, col vantaggio della scarsa coda oppure tornare in ostello a rilassarsi mangiando un fermino e tornare fuori più tardi per cena.
Per quanto riguarda le opzioni possibili ci sono: una steakhouse (il buon Dusdan, che mi ha consigliato il giro sul Top of the Rock, mi ha suggerito il Dallas BBQ visto com'è andata sul TotR potrei fidarmi), un ristorantino etnico nell'East Village con la grossa possibilità di finire fregato, un fast food che non sia McDonald's e la sempiterna opzione "Dovecapita".
Mentre mi lambicco su questi problemi esistenziali poco distante da me un tipo che sembra il personaggio scemo di una sit-com sta intortando due ragazze che prendono il sole (nel classico duo moltognocca-menognoccaquasicesso) grazie ad uno dei trucchi più vecchi del globo (e per questo tra i più efficaci), ossia sfruttando la carineria del suo giovane e iperattivo Yorkshire Terrier che credo sia stato addestrato per andare a leccare i piedi delle tipe che prendono il sole.
È inutile che la tiri per le lunghe e che cerchi di fare il distaccato, la verità è che sono un po' invidioso. A parte due o tre tipi in ostello con cui ho scambiato si e no due chiacchiere, non ho conosciuto nessuno. Non che la cosa mi dispiaccia (dopotutto in 3 giorni scarsi di New York con tutta questa roba da vedere non ne ho avuto nemmeno il tempo), ma mi piacerebbe avere qualcuno con cui cenare stasera.
Ho deciso che me ne torno in ostello, perché ho il cellulare morto e devo fare gli auguri a mia cugina (che oggi diventa maggiorenne) prima delle 18 ora locale, altrimenti finisce che arrivo tardi e mai me lo perdonerei.

Arrivato sul filo di lana con gli auguri, forse un filo in ritardo, adesso devo decidere cosa fare della mia serata.
Ho deciso che è inutile fare mille post nello stesso giorno, che poi finisce che alcuni vanno persi, quindi per ora continuo a scrivere "in brutta" e poi posto a fine serata.
Sono quasi le 7, non so se è meglio andare a fare una bella doccia e poi andare in cerca di un posto dove cenare.

Non sto a scrivere qui tutta l'avventura, ma quando mi vedete, se volete saperne di più, chiedetemi di Roberto...
Docciato, rivestito con la maglietta nuova e partito carico come una molla verso la città, direzione random.
Mentre vado verso la fermata della metro mi ferma una signora chiedendo informazioni. La cosa incredibile è che so risponderle e le indico la strada.
Poi scendo in metro e vengo fermato da un ragazzo francese che mi chiede indicazioni sulla fermata che gli interessa. So pure quella.
Mentre mi stupisco di come in così poco sia riuscito ad ambientarmi a Manhattan, uno dei soliti predicanti (predicatori-mendicanti) sale sul nostro treno. Visto che la meta della serata è random, che siamo comunque in Times Square e che mi voglio evitare il sermone, esco dalla metro e gironzolo un po'.
Mentre vado in cerca di un posto dove cenare, rammaricandomi di doverlo fare da solo, intravedo un pezzo di partita tra Yankees e Red Sox dentro un pub.
Mi passano davanti due italiani. Come li ho riconosciuti? Uno di loro aveva lo zaino Invicta.
Dopo aver visto uno stereotipo di italiano, mi sento in dovere di riscattare la categoria e quindi mi fiondo dentro il locale, con la consapevolezza che talvolta il Dovecapita è la scelta migliore.
Il cameriere (messicano o giù di li) mi approccia parlandomi a gesti, ai quali rispondo prontamente in un buon inglese. Successivamente mi tratta con più deferenza, risparmiandomi i gesti. Se me li avesse rifatti probabilmente gli avrei risposto con un ?I'm Italian, not stupid!? e con una mancia ridicola.
Comunque mi bevo due weiss (decenti) e mi mangio un hamburger di bufalo (buono) con la homemade barbecue sauce (più che dignitosa) e le fries (insomma). Il tutto per la modica cifra di 30 dollari.
Mi sono stupito di una cosa. Gli americani, probabilmente perché parecchi di loro sono obesi, devono avere seri problemi erettili. Quanto meno gli appassionati di baseball, perché durante il match sono state trasmesse almeno tre pubblicità diverse di prodotti come Viagra e Cialis.
Coi Red Sox in vantaggio 4-1 sugli Yankees alla fine del sesto inning, me ne esco (erano già le 22.30) diretto nemmeno io so dove.
È tutto il giorno che ho in testa la voglia di vedere Union Square di notte che effetto fa, quindi mi ci dirigo. Sulla metro che porta da quelle parti, un vespaio di coppie gaie, da quelle variopinte a quelle più sobrie e composte ma palesi. Come con gli inseparabili alcuni sarebbero da tenere in gabbia ed osservare tutto il giorno, per vedere che fanno...
Esco ad Union Square, speranzoso di trovare un po' di gioventù attiva, magari della musica dal vivo, magari capannelli di gente che beve e chiacchiera, una specie di festa. Invece la domenica New York si spegne. Union Square è una raccolta di un centinaio di persone, alcune parlanti, alcune riposanti sul pratino, altre con le bmx, ma nulla di tutto quello che mi aspettavo.
Letteralmente sono uscito dalla metro, ho attraversato la piazza e me ne sono rientrato in metro. A quel punto mi son fatto venire la voglia di farmi il Museums Mile, ma senza avere un'idea di dove scendere di preciso mi è venuto difficile. Sono sceso all'altezza della 59th (da cui inizia Central Park) con l'idea di farmeli in salita e poi magari riscendere in metro. Dopo cento metri desisto, East Central Park è troppo solitaria per essere percorsa a piedi, quindi faccio dietrofront e attraverso il parco lungo la 59th fino alla metro che mi riporta all'ostello.
E adesso sono qui che scrivo, mentre Gregg non so dove sia, ma le alternative sono tra il bere nel letto e il bere ed ascoltare la radio all'angolo della strada.
A breve (perché sono le 2 passate ed inizio ad avere un sonno boia) mi schianto nel letto che domattina entro le 11 devo sbaraccare (sono stato previdente e ho praticamente già preparato le valigie) ma soprattutto devo trovarmi qualcosa da fare fino alle 12.30, ora di partenza del mio treno di ritorno per Boston.
Mi dispiace, un po', tornare in Massachusetts. New York è viva, in qualsiasi dei posti in cui sono stato c'è sempre del movimento, e anche un solitario come me finisce che si sente coinvolto. Anche adesso, alle 2 di notte passate, qui in ostello ci sono due gruppetti di persone che chiacchierano (come non detto, se ne stanno andando). A Canton, per quanto possa essere un posto tranquillo e sicuro in cui vivere e lavorare, ci si rompono parecchio le palle.
Ma va bene, è sempre e comunque un'esperienza nuova. E magari, se mi impegno un po', riesco pure a divertirmi pure lì.

domenica 26 aprile 2009

High Voltage Rock 'n' Roll

Niente brutta copia per questo post.
Ieri notte ero troppo cotto per continuare nella descrizione delle avventure notturne.
Times Square è altamente inadatta a quei bambini che hanno le convulsioni coi videogiochi. Luci e suoni martellanti e intermittenti, chiasso, gente seminuda che si fa guardare, traffico infernale, un'amalgama di auto, pedoni, pullman, limusine più lunghe dei pullman stessi...il delirio assoluto.
La cosa più stupefacente è la gente.
New York è una città "espansa". Nel senso che ha tutte le cose che hanno le altre città, ma essendo enorme, i numeri assoluti sono maggiori.
Se a Firenze esistono delle "anomalie" di popolazione che si traducono in una persona coi tatuaggi in faccia e i capelli di sei colori diversi, a New York ce ne sono mille.

Immerso in questo bagno di persone me ne sono andato in giro per Midtown, per Times Square e i dintorni (in cerca della Galleria Internazionale di Fotografia, dove doveva esserci una mostra che mi sa che non c'è), me ne sono andato fino a Grand Central, che mi ha appassionato (lo ammetto, sono uno sfigato) perché mi ha ricordato il gioco de "Il Padrino".
Proprio a Grand Central ho constatato che è vero che il McDonalds è uguale ovunque. Solo che il Big Mac che mi sono pappato ieri sera aveva come panorama Grand Central e il Chrisler Building.
Sono poi andato fino all'Empire State Building, senza trovarne l'ingresso e alla fine mi sono diretto verso la metro che era già mezzanotte. Prima di andare verso l'ostello volevo passare dal Madison Square Garden e da Penn Station, che comunque mi erano di strada visto che i treni che dovevo prendere per tornare qua fermavano tutti li.
Se Times Square è il delirio, Penn Station e il Madison sono peggio. Perchè oltre a tutto quello che ho detto di Times Square, è pieno di punkabbestia e gente più o meno ai margini della società.
Visto che per entrare nel Madison c'era un casino della madonna me ne sono tornato mogio mogio in stazione e mi sono lambiccato su quali treni prendere per tornare all'ostello.
Alla fine ho preso il primo dei tanti e, questa volta ne ho la certezza, fino a che non sono sceso c'è stato un intenso gioco di sguardi con una tipa, che pareva piuttosto propensa a farsi conoscere.
Non me la sono sentita di farmi avanti, per varie ragioni, ma ammetto che in testa mi frulla un "e se...?" che mi ci vorrà tutto oggi a togliermi dalla testa.
Sto per partire, alla fine mentre scrivevo mi son guardato tutti i secondi tempi delle partite. Oggi non so che itinerario farò, anche perchè ho una dolorosissima e fastidiosissima vescica sotto al piede sinistro che mi rende piuttosto doloroso camminare.
Ma non sarà certo una cosa come questa a fermarmi.
E meno male che c'è la metro!

Moanin' - Part 3 (la giornata più lunga)

Sono ancora in ostello, mi sto guardando la partitissima tra Red Sox e New York Yankees, gongolando perché i Sox vincono.
In un tavolo poco distante quattro ochette fanno un gioco con carte e una bottiglia di vino. Stanno starnazzando che la metà basta.
L'aria condizionata è a palla e mi fa freschetto. Al mio tavolo si è da poco seduto un panzerotto tedesco, che ha fatto il check in con me ieri, che ha il coraggio proprio degli eroi e dei grandi ebeti, di girare per un quartiere vicino Harlem con un cappellino dei Red Sox, dopo che questi hanno vinto ieri all'undicesimo inning (i regolari sono 9) e che hanno ancora due partite da giocare, tra quella di oggi e quella di domani.
Un gruppo di francesi è appena andato a prepararsi per la serata, cosa che farò anche io non appena finito il match. Non pensavo, ma riesco a scrivere guardando la partita. Piccola soddisfazione personale da dattilografia spiccia.
Il Sox hanno in mano la possibilità di fare un punteggione e sul piatto c'è il mio giocatore preferito.
Che ha fatto una gran battuta.
Mi concentro sul match, eventuali sviluppi a fine serata.

Finito il match mi sono fiondato a far la doccia, che mi ha ricaricato parecchio e sono andato carico verso Times Square.
Non so se era solo la predisposizione d'animo o se il sole di oggi e la doccia mi hanno fatto bene, ma mi è parso che una tipa mi guardasse, tutto il viaggio.
Uscito a Times Square sono stato rincoglionito da quanto folle è la città. Buona parte di quello che mi è successo l'ho scritto nei commenti delle foto, che sono visibili cliccando sulle foto stesse.
Sono piuttosto cotto (sono le 2 passate) e quindi vado a letto, che mi pare il caso.
Domani i nuovi aggiornamenti (e un nuovo pezzo per la playlist).

sabato 25 aprile 2009

Moanin' Part 2

Seconda pausa giornaliera.
Sono seduto in punta a Manhattan, con la Statua della Libertà alle mie spalle. Accanto a me due grassi signori provano a pescare, con scarso successo.
Mi sono finalmente pappato il mio primo hot dog americano al baracchino. Incredibile come per un'operazione tanto semplice abbia dovuto aspettare un mese.
Il percorso di City Wandering prevede la ricerca di un punto strategico per fare una bella foto al ponte di Brooklin, con ritorno sui miei passi, gita su Liberty (e se capita) Ellis Island, passaggio al Bowling Green e poi chissà.

Terza pausa.
La Statua della Libertà è qualcosa di irraggiungibile. La coda (e non esagero) è più di 100 metri e, se non ho capito male, è la coda fatta da chi ha già comprato il biglietto altrove, inoltre per entrare ci sono sistemi di sicurezza uguali a quelli delll'aereoporto, visto che sono a rischio insolazione, mi evito 40 minuti di coda sotto il sole.
Sto cercando di vampirizzare una rete wifi, ma per ora non ho avuto fortuna.
Ho depennato dalla lista dei punti di interesse le cose che ho già visto oggi. Al Bowling Green ancora non sono stato, ma è la mia prossima tappa (visto che è qui a due passi).
Inizio ad essere piuttosto stanco di camminare, la cosa è tragica, perché mi capita veramente di rado.
Mi sa che mi godo un pisolo all'ombra di uno degli alberi qui a Battery Park.

Pausa lunga.
Ho approfittato della fine delle batterie della macchina fotografica per tornare all'ostello, ho intenzione di darmi una rinfrescata, fare un pisolino o comunque rilassarmi il più possibile e poi uscire di nuovo per l'ora di cena, con batterie di macchina fotografica e cellulare nuovamente cariche. Meta della serata: Midtown.
Voglio vedere il Madison Square Garden, Times Square, l'Empire State Building e quello che riesco.
Sono ufficialmente stravolto dall'intera giornata sotto il sole, ho le gambe e le spalle che mi fanno un male cane, i piedi lessi e una vaga sensazione di mancamento. Ma ho attivato il Japan Mode e ho raccolto le mie 150 foto quotidiane.
Controllate l'album.
Adesso vado a darmi una rinfrescata, possibile che più tardi mi lasci andare al Monanin' - Part 3.

Moanin'

Sono seduto in Central Park, per riposarmi un attimo della passeggiata fatta fino a questa panchina.
La situazione è la seguente.
Stamattina mi sono svegliato pensando a ieri sera e mi son tornati alla mente due fatti che avevo tralasciato: il primo è una cosa che mi ha mostrato Francesca.
Mi ha portato dentro un chioschetto interrato che fa hot dogs e roba del genere e poi mi ha indicato la cabina telefonica all'interno del locale.
Di li a poco il fondo della cabina telefonica si è aperto e una cameriera iper tecnologica, con bluetooth e palmare ha fatto entrare nel locale fantasma tre persone.
In pratica ci sono questi locali di "facciata" che sembrano legali, ma che hanno (come nell'epoca del proibizionismo) un locale nascosto da qualche parte, magari senza licenza per gli alcolici, quindi del tutto illegale e per questo decisamente trendy e di difficile accesso.
La seconda riguarda un fatto in metro. Mentre tornavo a casa da solo, mi pare a Times Square o nella stazione all'incrocio tra la 14th street e 7th avenue, un tipo ha iniziato ad urlare all'indirizzo di un gruppetto di ragazze. All'inizio ho dato poco credito alla cosa, poi il tipo ha iniziato ad urlare sempre più forte e mi sono girato a guardare cosa succedeva. Mentre questo invasato decantava le proprie doti di amatore (con gergo molto meno aulico del mio) una di 'ste ragazze ha estratto dalla propria borsetta una roba come venti centimetri di lama, che ha poi nascosto nel cavo del braccio, finché il tipo non si è calmato.
That's NYC.
Sono comunque vivo, ho passato la notte (anche se ho avuto un po' di timore e non mi sono molto riposato) con Gregg nel letto sotto al mio. Mi pare un povero cristo che non sa dove andare a sbattere la testa, ma la presenza di un tizio che mentre cerco di prendere sonno continua a sorseggiare la sua boccetta di whiskey economico (di cui per altro mi ha decantato le lodi, rendendomi partecipe del fatto che boccette di quel calibro non è facile trovarne) mi mette un po' di angoscia.
Dovrò condividere la stanza ancora due sole notti, quindi non penso sarà un grosso problema.
Alla fine è un'avventura che potrò raccontare a lungo.
Mentre mi godo un po' delle corridrici di Central Park vedo di farmi un'idea dell'itinerario da seguire oggi. Mi piace fare queste cose a Central Park, è un luogo che mi rilassa e mi ricarica. Dopo una nottata come questa mi ci vuole.

Onde Quadre - Part 2

Arrivato a New York il panico. Arrivato in Penn Station non avevo la più pallida idea di come fossi girato nel mondo, non avevo idea di dove andare e di come fare a raggiungere l'ostello.
Dopo aver guadagnato la superficie (perché l'arrivo dei treni Amtrak in Penn Station è al terzo piano nel sottosuolo) ho cercato un taxi, senza avere un'idea precisa di dove indirizzarlo. Ho quindi optato per tornare nel budello infernale e chiedere ad un poliziotto.
Il mio Virgilio in tuta blu notte mi ha dato le indicazioni che mi servivano e sono riuscito, impaurito da morire, a raggiungere l'ostello.
Ci arrivo alle 11, constatando che il quartiere, pur non avendo nulla a che fare con i film ambientati a downtown, non è tanto peggio della periferia di Bologna.
Il check-in dell'ostello parte alle 15, quindi mi fanno lasciare il bagaglio in una stanzina chiusa a chiave e mi buttano fuori, dicendomi di tornare quattro ore dopo.

Solo, senza bagaglio, con solo una vaga idea di dove ti trovi e nella città più caotica del mondo, cosa fai? Cerchi un posto vagamente familiare e ti ci immergi finché non ti ambienti un po'!

Ecco che quindi le 4 ore che avevo a disposizione le ho utilizzate per girovagare per Central Park, e ringrazio la mia cinefilia per aver trovato qualcosa di vagamente familiare.
Il mio ostello è sulla 106th street, vale a dire la strada che fa accedere a Central Park attraverso il Stranger's Gate.
Via via che scendi verso sud il parco migliora, fino a diventare qualcosa di incredibile all'altezza della 66th street (o giù di li).
Mi sono seduto sotto l'obelisco, conosciuto come il Cleopatra's Needle, e ho fatto un'intercontinentale.
Ho fatto una barca di foto, più di un centinaio. In pratica una foto ogni due minuti, di media.
In tutta sincerità, era quello che mi ci voleva, un approccio soft alla Grande Mela, anche se ha contribuito a bollirmi i piedi.
Anche per New York serve un album a parte, che pubblico qui sotto e che aggiornerò durante il weekend.



Tornato in ostello ho fatto il mio check in, fatto due chiacchiere con le receptionist (che sono sicuro subiscano il fascino dell'italiano...peccato che non fossi molto in condizione di flirtare) e finalmente fatto il mio ingresso in camera.
M'è preso il ridere. Il letto sotto il mio è usato, un po' ci speravo, ma purtroppo non sono solo in camera. Sbirciando un foglio che giace sul letto disfatto, scopro che il mio compagno di stanza è statunitense e si chiama Gregg.
Se penso che la prima notte di questo viaggio l'ho dormita all'Hilton, mi riprende da ridere anche adesso.
La prima cosa che ho fatto (è malato, lo so) è stata controllare che ci fosse internet in camera. Ho avuto quindi l'occasione di chattare un po' con un paio di cari amici e quindi, sistemate le mie cose, sono sceso nella hall dove mi trovo adesso.
Ho trovato un paio di guide della città e mi sono messo a programmare la mia gita di domani. Mentre ero impegnato a decidere l'itinerario, mi ha chiamato Francesca, invitandomi a raggiungere lei e Andrew per andare a mangiare una pizza.
Ormai padrone della città sono andato nel supermarket qui vicino a comprare un minishampoo e sono tornato a farmi una doccia.
L'orario era quello giusto perché non ho trovato nessuno a disturbarmi.
A quel punto, dopo un paio di indicazioni dalla reception, ho usato la metro come se fossi qui da mesi e ho attraversato senza perdermi l'intera Manhattan.
Uscito all'Astor Place ho avuto un filo di problemi ad orientarmi, ma in un minuto ho recuperato il senso dell'orientamento, tanto da arrivare direttamente a casa di Francesca.
Siamo andati con la subway fino a Brooklyn e siamo finiti a mangiare in un locale che si chiama Motorino. Con un nome del genere ero piuttosto scettico.
Incredibile. La pizza era davvero buona. E la compagnia eccellente. Tra l'altro stasera festeggiavamo il fatto che Andrew è stato accettato alla Law School, quindi ha la possibilità di diventare un avvocato o un consulente legale, comunque uno di quelli che da queste parti buscano un botto di soldi.
Ho davvero goduto la serata, è stata una piacevolissima sensazione essere rilassato, a cena, a Brooklyn, parlando quasi solo ed esclusivamente inglese tutta la serata, senza grandi misunderstandings e parlando di tutto.
Contento per l'andamento degli eventi, mi sono reintrodotto nelle fauci dell'Averno per riattraversare l'isola, avendo qualche problema, vista l'ora, con le linee disponbili.
Per fortuna sono riuscito a tornare in ostello.
E a quel punto ho conosciuto Gregg.
Sono il compagno di sbronze di uno che fisicamente e per attitudini mi ricorda Bukowski. Menomale che il letto che dividiamo è a castello (e io sono sopra). Sono stravolto (dopo tutto sono 23 ore che sono sveglio)...vado a svenire nel letto...
Vedremo come va, se continuate a leggermi, vuol dire che va bene!

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Onde Quadre

Sto scrivendo sul treno per New York, sono le 6.35 del mattino e la Grande Mela mi spaventa meno di stanotte.
Si, perché stanotte ho dormito poco e nulla (più nulla che poco) addormentandomi alle 11 e qualcosa, senza scrivere la paginetta di diario e con un bel po' di magone addosso.
Innanzitutto la giornata di ieri non è stata delle migliori.
In mattinata ho frullato a vuoto fino alle 11 e mezzo, prima di riuscire ad avere in mano i biglietti del treno grazie a Paul che mi ha scarrozzato fino alla stazione da cui sono partito stamattina. Ho provato poi a chiamare dieci volte mia cugina che, essendo a lavoro, non mi ha risposto fino al pomeriggio. Mi secca essere pressante, ma avevo bisogno del suo prezioso parere per scegliere la zona in cui cercare l'ostello. Venire accoltellato mentre cerco di andare a dormire non fa parte del range di esperienze che mi piacerebbe provare.
Nel resto della mattinata ho concluso poco e niente, non sono riuscito a fare grandi manualità e questa situazione, unita al fatto di non riuscire a contattare Francesca, mi ha portato sempre più giù, in una di quelle spirali emotive di auto-antipatia che ogni tanto mi prendono, colpendomi direttamente sul pomo d'Adamo.
Da buoni amici, durante la giornata, tutto il personale della clinica di mio cugino non ha fatto altro che cercare di tranquillizzarmi su questa gita un po' campata in aria e piuttosto approssimativa, ma sulla quale sono fiducioso. Ovviamente, essendo fatto al contrario, ogni rassicurazione non ha fatto altro che aumentare la mia ansia, che tenacemente si aggrappa alle basi del mio DNA. In pratica quando sono andato a letto, ero poco meno che terrorizzato all'idea di dover partire.
Devo dire che una buona calmata me l'hanno data i due MohaiThai (o come si scrive) bevuti a cena. Si, siamo tornati un'altra volta (la terza questa settimana) a cena dai nostri amici cinesi, ma questo giro Kristin non c'era (aveva una reunion con alcuni amici delle superiori), quindi per festeggiare (e penso anche per non passare una serata da solo con me, che non credo di essere tra le sue compagnie preferite) Paul ha invitato con noi un po' di technitians. Anche se la compagnia e i discorsi della serata hanno contribuito notevolmente a sciogliere la tensione purtroppo verso le 3.30 stanotte avevo già gli occhi spalancati.
Mi son girato come un pirla nel letto fino alle 5, ora in cui è partita la sveglia.
Alle 5.45 il taxi che avevo prenotato ieri ancora non c'era. Per fortuna una sola telefonata è bastata a farlo magicamente comparire.
Arrivato alle 6 in stazione ho iniziato a rilassarmi. Adesso l'unica cosa che mi impensierisce è l'arrivo all'ostello, che fa il check in alle 3 del pomeriggio e io arriverò a New York alle 10 di mattina. Devo trovarmi qualcosa da fare, considerando che ho la valigia, per 5 ore. Penso che proverò a raggiungere l'ostello facendo un tentativo di check in anticipato.
Intanto siamo a Kingston, abbiamo passato Providence e prima di arrivare mancano ancora 3 ore.
Un paio di considerazioni veloci sui treni e le ferrovie statunitensi.
Come molti studenti e pendolarti italiani sono particolarmente esperto e suscettibile in merito alle ferrovie e ai loro servizi. Se in precedenza mi ero lasciato andare a critiche sui trenini della MBTA (Massachusetts Bay Transport Association), devo dire che i treni Amtrak sono di un'altra categoria rispetto a quelli italiani.
Quando ho chiesto al controllore: ?Excuse me, are the seats reserved?? con un certo sarcasmo che ho apprezzato (se non altro per la genuinità con cui è arrivata) la sua risposta è stata: ?Only on movies, Sir. Grab the first seat you find in the house and enjoy the trip!?
E quindi adesso me ne sto qui seduto, ad aspettare l'arrivo alla Penn station, con lo sguardo che fa la spola tra il monitor del computer e il paesaggio. Sembrerà strano, ma i paesaggi, visti dal treno, sono molto simili a quelli italiani: quelli urbani sono ugualmente degradati, con rare eccezioni di piccoli paesini decisamente New England, quelli rurali, invece, differiscono parecchio dalla campagna italiana essendo quasi tutti acquitrini e le foglie degli alberi sono prevalentemente rosse. Se continua così, mi sa che mi schiaccio un pisolo perché la giornata sarà parecchio lunga.

giovedì 23 aprile 2009

Curami Deus

Giornata lunga, oggi.
Ho iniziato la giornata con una corroborante doccia, preparandomi ad andare in clinica presto.
Sono andato là con Paul, visto che c'era il sole siamo andati con la mini. Senza capotte, perché quando si sbora da 'ste parti va fatto per bene.
Mentre settavo le mie faccende internetiche è arrivato il pickup del canile di Milton (o di Canton, non mi ricordo mai quale dei due è), ma non ho visto cosa ne scendeva.
Finito le ultime due o tre cose sono sceso di sotto, per vedere cosa stava succedendo. Prima di guadagnare il backstage ho trovato materiale interessante per le mie interviste, quindi mi sono soffermato a fare il mio dovere.
A quel punto sono passato nel retro, dove vengono fatte le manualità, lontano dai proprietari, che potrebbero essere impressionabili da alcune azioni necessariamente cruente (come il prelievo di sangue) o per certi metodi energici con cui talvolta siamo costretti a contenere gli animali.
Mentre mi avvicino sento un gran baccano e un pungente odore di piscio mi schiaffeggia. Li per li penso che sia colpa della cucciola di golden retriever sterilizzata ieri e tenuta in boarding per la notte che è talmente sottomessa da pisciarsi addosso ogniqualvolta le si avvicina qualcuno, ma come riesco a vedere cosa succede capisco.
Dal canile è arrivato un cane, probabile incrocio tra golden e barbone, che è un rasta unico e puzza come un cesso dell'autogrill con l'aria condizionata rotta, il diciassette agosto.
Le technitians stanno lottando con lui per tosarlo, mentre Kristen li dietro sta facendo una pulizia dentale ad uno Yorkshire da due chili e Sara fa lo slalom tra tutti per andare a pescare nozioni da un libro e piroettare sui suoi passi in una danza da folletto, per riferire la gloriosa scoperta al proprietario. Tra un clinch e una presa, un'imprecazione e un colpo di rasoio elettrico le technitians a turno si allontanano dall'immondo essere per prelevare qualche campione di sangue, introdurre i clienti nelle stanze, insomma, per fare il loro lavoro di routine.
Dopo dieci minuti che sono li e che cerco di dare una mano, si decide di mollare l'impresa e di rimandarla a quando le acque in ambulatorio saranno più calme. Io a quel punto mi concedo un caffè e altre quattro interviste.
Tra le altre cose vado a telefonare a mia cugina Francesca, per avvertirla che venerdì vado a New York e per chiederle consigli su un ostello dove poter stare (per non andare a romperle le balle in casa). Quando scendo è mezzogiorno passato e le technitians sono di nuovo alle prese col cane del canile (che in realtà qui si chiama "shelter" che vuol dire rifugio e che accoglie sia cani che gatti). Sono riuscite in qualche modo a tosargli mezza zampa anteriore e parte del vello sulla schiena, che si alza come un unico cuscino massiccio.
Col cane sedato e comunque parecchia fatica una technitian riesce a staccare il pezzo di vello che copre l'orecchio destro del cane. Da solo quell'unico rasta peserà quasi mezzo chilo.
A quel punto però rasargli il pelo di dosso inizia ad essere doloroso per lui e piuttosto difficile per noi, siamo quindi costretti ad anestetizzarlo.
Le technitians vanno avanti col rasoio elettrico, io mi cimento in un barba e capelli con le forbici per le garze...poi cambia il turno e mi trovo il potere di un rasoio in mano. A quel punto inizia la parte divertente...mentre sono intento a fare un lavoro fatto bene (anche se è un cane dello shelter e anche se le cose devono essere fatte con una certa rapidità, ha comunque diritto a non sembrare del tutto ridicolo) centinaia, e non esagero, di pulci iniziano a brulicargli addosso mentre le zecche provano a sfuggirci cercando di penetrargli più a fondo nella carne.
Vedere quella povera bestia messa così m'ha fatto venire un groppo in gola. Ma magari era solo l'odore. Comunque mi son preso a cuore quella povera bestia e ho cercato di tosarlo il più dignitosamente possibile, andando a tosare perfino tra le dita, che ospitavano anche loro molteplici rasta. Purtroppo non ho foto dello scalpo: gli abbiamo staccato di dosso un pezzo di vello equivalente all'intero costato, l'intero addome e le zampe posteriori. Una chilata abbondante di pelo, piscio e sporco.
Quando ho finito con lui, erano le tre e mezza.
Mentre tosavo le zampe di quel povero animale, non so perché, m'è venuto da pensare alla gente che ripulisce i barboni e alla Madonna che si prende cura del cadavere di Cristo. Per una frazione di secondo (roba impensabile da parte mia) ho avuto la percezione che ci fosse qualcosa di nobilmente religioso in quello che facevo.
Alla fine, comunque, quel povero cane è in clinica, nudo bruco e con tanto affetto da dare. Spero per lui che trovi qualcuno che se ne prenda cura, perché sono convinto che sarà un ottimo cane.
Ho fatto le foto del prima, durante e dopo la cura, ma quelle del dopo la cura sono state fatte mentre gli facevano il bagno antipulci, ancora intubato, e potrebbero quindi impressionare i più sensibili. Se domani lo ritrovo ancora li vedo di fargliene una da sveglio, per far notare la differenza.
Ah, per quanto riguarda quella di peso, di differenza, tra quando l'abbiamo pesato prima di tosarlo e dopo, ha perso quattro libbre (un chilo e nove) di pelo.

Me ne sono tornato su per far baracca e burattini in modo da poter correre a casa a fare una doccia, ma son stato bloccato da Ryan in una conversazione piuttosto lunga, cui è seguita una skypefonata coi miei (che mi mancano un bel po') e il tentativo, fallito, di comprare il biglietto del treno per New York. I miei progetti iniziali son rimasti peregrini e ho deciso di tornare al mio lavoro.
Fatto sta che son sceso nuovamente per qualche intervista, riuscendo ad arrivare ad un totale di otto, oggi. Poche rispetto a quelle che avrei potuto fare, ma le interviste che mi son perso sono abbondantemente compensate dalla sensazione di aver fatto una buona azione con quel cane e dal piacere di aver parlato coi miei e di aver approfondito un po' la conoscenza di una persona nuova.
Domani sarà una lunga giornata, avrò parecchie cose da fare, come comprare il biglietto del treno e fare la prenotazione all'ostello (ancora da scegliere) e possibilmente raggiungere il traguardo delle 100 interviste, ormai non molto distante.
Vedremo cosa succederà...

mercoledì 22 aprile 2009

Come Se

"Come se ogni giorno fosse uguale a quello prima, fosse come il giorno prima"

Ebbene si, è ufficiale, giornate come queste non dicono nulla di importante nella mia permanenza qui.
In tutto il giorno sono riuscito si e no a collezionare sette interviste, mi sono visto la sterilizzazione di una gatta, senza poter dare il minimo contributo, ho prelevato un po' di sangue da non mi ricordo che cane e aiutato a contenere, per un prelievo, un pastore tedesco da 121 libbre (51 Kg!!) che, e questa è la notizia del giorno, è sopravvissuto all'attacco di un orso.
Il resto del tempo l'ho passato al PC, ad inserire gli scarsi dati, a controllare poche mail e ad organizzare il mio viaggio a New York. Devo ancora decidere se partire giovedì sera o venerdì mattina presto, più probabile la seconda.
Per il resto, oltre alla piacevole sorpresa di una chiamata da parte di mia madre, niente da comunicare. Ho fatto due chiacchiere con le technitians, ma in giornate come queste in cui il tempo è fetente e la voglia di fare va a farsi friggere, viene difficile anche fare finta di essere un minimo interessato al gossip delle technitians, che eccetto rari tentativi sono scarsamente interessate ad includermi nei loro discorsi. Cosa strana, l'unico con cui riesco a chiacchierare un po' di più, se non altro perché abbiamo forse più argomenti in comune, è Ryan. Sono stupito dal suo stupore su certe cose piuttosto semplici che gli racconto, anche se temo di doverci fare l'abitudine. Magari sono i 10 anni di differenza che ci separano.
Tornando alla citazione dell'inizio, ha un duplice valore, oggi.
Se riferito ai fatti odierni, è la triste constatazione che la routine si sta mangiando parte del mio soggiorno statunitense; se riferito a ieri, è un messaggio di speranza.
In entrambi i casi, comunque, la canzone da cui è tratta fa parte di un album che mi sto godendo di gusto.
Talvolta sono certe piccole considerazioni che ti rivalutano una giornata altrimenti anonima.

martedì 21 aprile 2009

Rospo

"Solo un momento, un po' di tempo per me, nel mio mondo inutile il tuo sorriso mi disgusta.
Sono contento di essere infelice-in, s'apre il sipario ma non credere io non so fingere, io non so fingere.
Libero dentro io non esco da me, sono chiuso in gabbia ma prendimi, prova a prendermi, si prova a prendermi"...


Questi pochi versi, riassumono al 100% la giornata odierna, all'insegna degli anfibi anuri.
Appena sveglio ho guardato fuori di finestra un cielo grigio e poco promettente, mi sono preparato ad uscire e non appena pronto mi sono incamminato (senza indugi stavolta) verso la stazione di Readville. Mi giravano moderatamente le balle, cause fantacalcistiche.
Sto giro sono arrivato un po' più lungo, quindi ho preso un treno diverso dall'altra volta e non ho ritrovato lo stesso simpatico controllore, ma un barbogio vecchiuccio piuttosto sbrigativo (c'è da dire che anche io mi sono comportato da "esperto"). Insieme a me sul treno c'erano frotte di tifosi dei Red Sox, che oggi, essendo il Patriot's Day, giocavano alle 11 del mattino.
Arrivato in South Station verso le 9 non avevo ancora in testa un'idea precisa di cosa avrei fatto della giornata, sapevo solo che mi sarebbe piaciuto vedere il Museo della Scienza.
Con quel tipo di umore che avevo addosso ho adottato lo stile che consiglio a chiunque abbia un po' di tempo a disposizione da "sprecare" nel visitare una città e un minimo di senso dell'orientamento: ho deciso di intraprendere il percorso verso la mia meta con uno stile che, per restare in tema anfibio, può definirsi "a coda di girino" o, come preferisco chiamarlo io, del "City Wandering". Avendo solo una vaga idea di dove stavo andando, mi sono addentrato in Boston, mentre nel frattempo mi concedevo una piacevolissima intercontinentale al cellulare che ha contribuito a risollevare l'umore.
Nel mio girovagare ho visto strade che probabilmente non avrei mai visitato e mi sono trovato a passare di fronte all'ospedale, che mi ha ricordato che questa è una città in cui per certa gente è normale viverci, e talvolta morirci.
Mentre mi lasciavo solo solleticare da questo pensiero, ho intravisto in lontananza la mia meta, ma mi sono concesso una breve deviazione verso uno dei punti indicati dalla mia guida prima di arrivare al ponte su cui è costruito il Museo.
Ad accogliermi al museo un tirannosauro accerchiato da Duck Tours Vehicles (tank anfibi [aridaglie] della seconda guerra mondiale riadattati per giri turistici cui è difficile non imbattersi una volta in città). Entro al museo e mi procuro una piantina delle exhibits e l'orario degli spettacoli (lo dicevo lo scorso post che qui vige la spettacolarizzazione di tutto) che sono le dieci e mezzo circa. Una guida del museo su uno di quei bicicli ad oscillazione munito di casco da ciclista mi dà il benvenuto al museo con un sincero sorriso di saluto. E subito mi ha messo a mio agio.
Indeciso su quale degli spettacoli extra vedere, mi metto in coda (inesistente) e arrivo alla cassa senza ancora aver deciso. Preso dalla prescia mentre facevo il biglietto, visto che il mio bigliettaio non ha voluto aiutarmi dandomi un consiglio, ho preso il primo che mi è capitato: "Che è successo a Plutone?" al planetario. Inizio dello spettacolo, tre quarti d'ora dopo. Essendo il planetario fuori dal museo, ho deciso di aspettare e di vedere il museo dopo.
Ho bighellonato un po' in giro, divertendomi con un po' di diorami e piccoli esperimenti spicci che stavano nell'anticamera del planetario. Lì per li mi son detto che erano un'affascinante soluzione per tenere occupati i bambini in attesa della coda per l'ingresso. Più tardi mi sono ricreduto...
Tornando a Plutone, adesso non so più se è davvero il nono pianeta del sistema solare o uno dei tanti corpi di Kuiper (o qualcosa di simile) che circondano il nostro sistema solare.
Esperienza decisamente affascinante e rilassante, vista la comodità delle poltroncine.
È verso mezzogiorno che finalmente entro nel museo vero e proprio.
Mi faccio un rapido giro nell'ala dedicata alla fauna autoctona e limitrofa, facendo qualche scatto, per poi lanciarmi in un reportage fotografico che dedico interamente alla persona che era al telefono con me stamattina. Exhibit speciale, in programma fino al 25 maggio, una mostra di rane e rospi, dalla metamorfosi da girino a rana agli adulti delle specie più diverse e variopinte. Purtroppo alcune delle foto che ho fatto non sono venute un granché. Anche per queste, come per tutte le altre foto del museo, ho dedicato un album particolare. Qui sotto.



Uscito già appagato dall'esibizione sulle rane mi sono lanciato nel padiglione del corpo umano, e del mondo dei raggi X. Come un pirla mi sono perso dieci minuti abbondanti a guardare radiografie di animali...che sia deformazione professionale?
Come per l'acquario, tralascio il resoconto del mio giro al museo, ma mi limito a spiegare il perché della ritrattazione in merito all'astuto modo di tenere impegnate le code: l'intero museo è interattivo, lo spettatore sperimenta quello che il pannello gli spiega...solo in rari casi si tratta di semplici esposizioni di materiale d'interesse pressoché scientifico. È talmente coinvolgente stare dentro al museo che ne sono uscito solo quando, un lieve languore, mi ha ricordato che non avevo ancora fatto colazione e mi ha costretto a guardare l'orologio. Le 17.32.
Tirando un po' via l'ultima parte del museo sono uscito e con la stessa tecnica dell'andata, ripromettendomi di non fare l'esatto percorso inverso, mi sono andato a perdere a Beacon Hill. Anche questa volta il caso ha voluto che riuscissi ad avere tempo a sufficienza per vedere cose che altrimenti penso non avrei visto mai.
Potete vedere le foto del mio bighellonaggio nel post apposito.
Arrivo in stazione preciso per correre al binario e salire sul treno di ritorno. Arrivo a casa che non c'è nessuno. Quando chiamo Paul scopro che è ancora in sala operatoria.
Quindi mi prendo una responsabilità e guido la sua macchina (col cambio automatico) fino in clinica. Da li poi, finita la chirurgia (intervento per risolvere una torsione gastrica ad un cane, che adesso [ossia oggi 21.4.2009] pare stare proprio bene) cena al solito ristorante cinese, dove sono gentilissimi, e poi per tornare a casa (col cane da poco svegliato dall'anestesia) ho guidato la mini.
Discreta esperienza pure quella.
E domani si torna alla normalità della clinica...speriamo di essere produttivi!

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Malamerica

Oggi, sabato, solito tran tran. Ormai, anche se speravo ci avrebbe messo un po' di più a manifestarsi, la mia giornata è afflitta dalla routine.
Preso dall'euforia del Sogno Americano mi stavo per illudere che qui si fa prima a romperla, quando (purtroppo amaramente) mi accorgo che le occasioni sono le stesse che in Italia. Si tratta solo dell'atteggiamento e della disposizione mentale. Se non altro qui lo sprone ad uscire dal mio stato larvale di pantofolaio cronico è un filo più forte che in terra natia, ma dovrei lavorare su questo anche al mio rientro in patria.
Volevo concedermi un po' di considerazioni sulla tanto mitizzata, per lo meno nei nostri lidi, America.
Cosa c'è qui che noi non abbiamo?
Nel nostro immaginario collettivo, lascito di quella generazione di italiani del secolo scorso che aveva lo sguardo dell'emigrante, qui c'è tutto quello che non abbiamo in Italia (ed in parte è vero perché qui c'è di tutto), ma non è assolutamente scontato che quello che c'è qui ci sia necessario.
Parto dalla considerazione sulla TV, strumento che in Italia ha quasi raggiunto le visioni Orwelliane e che nelle vite di tutti noi riveste un certo peso.
Qui c'è lo sport in chiaro, i diritti televisivi di alcuni eventi sportivi sono concessi anche a reti locali. La privatizzazione che qui è ovunque però rende tali eventi gli intermezzi tra una pubblicità e una sponsorizzazione e un messaggio promozionale.
La cosa è certamente favorita dal fatto che qui, a parte il calcio, sono praticamente tutti sport nazionali. Quindi trovi partite di basket, di baseball, di hockey, di football eccetera. Inoltre i calendari sportivi sono un filo più fitti qui che in Italia, tant'è che i Red Sox (di cui sto diventando mio malgrado un tifoso) giocano tre/quattro partite di campionato a settimana. E tutta la MBL funziona così. Idem dicasi per i Bruins nell'hockey o i Celtics nel basket. Il football non è ancora iniziato, la draft sarà il 25 aprile.
In Italia, a parte tutti gli altri sport, il calcio è lo sport nazionale e la Serie A si gioca solo la Domenica (che sia una coincidenza che si giochi nell'unico giorno che va santificato al padreterno?). Ovviamente qui se ne sbattono e il massimo che riesco a trovare in TV in merito alla Serie A sono i risultati senza marcatori delle partite. Stare dietro al fantacalcio mi è diventato parecchio difficile.
Passando alla concezione televisiva in generale, comunque, se da noi si esalta la mediocrità in quasi tutti i programmi, qui c'è la spettacolarizzazione di tutto. Esiste un canale televisivo per qualsiasi tematica immaginabile. E in quel contesto poi ci si incastrano i reality show. Su Animal Planet, per prendere ad esempio un canale molto visto in clinica, c'è un reality sui groomers (ovvero quelle persone che di professione fanno il bagno e il taglio ai cani) seguito nel palinsesto dai più feroci attacchi degli animali all'uomo.

Anche se può non sembrare, però, a questo Paese mancano alcune cose.
Innanzitutto manca l'idea di qualcosa dato per scontato. Qui DEVI ribadire lo scontato, devi essere a prova d'idiota...e qui gli idioti mi sa che son belli grossi. Alcuni dei cartelli stradali che ho fotografato in cui si ricorda la legge al cittadino, credo possa essere un discreto esempio.
Quando parli con qualcuno, se fai un'ovvia battuta, devi poi giustificare il tuo motto di spirito con un ?I'm kidding?, tanto per stare tranquillo.
Seconda di poi manca la cultura del cibo sano. Gli americani sono grassi, a quanto si dice. Effettivamente è abbastanza vero, buona parte di quelli che ho conosciuto ha problemi con la bilancia. Ma grasso, qui, ci diventi anche se non vuoi. Non esiste cosa che non sia o ipercolorata o iperunta o iperdolce o iperaromatizzata (per dare un'idea, ho annusato il gusto delle gomme che Devin stava masticando anche se non ero nella stessa stanza).
Terza cosa gravissima: qui manca il bidet. Con quello che mangiano (e soprattutto con quello che bevono gli americani) mi stupisco che nessuno ne abbia bisogno.
Lo so, non è un argomento di facile trattazione, infatti passerò immediatamente a parlare di quello che qui si beve.
Partendo dalla mattina, si comincia con un caffè americano.
Il nostro espresso non è nemmeno lontanamente parente di questo beverone che si consuma qui.
Se preso nero il caffè americano è l'equivalente di un espresso diluito in una tazza da the. Quello che fa la magia è la crema. Se al caffè aggiungi un po' di questo derivato del latte di origine ancora ignota (non mi sono ancora azzardato ad assaggiarla da sola), il caffè americano diventa una bevanda tutt'altro che disgustosa, anche se si raffredda.
E di questi beveroni ne partono tre o quattro nell'arco della giornata come nulla.
Poi esci da lavoro e torni a casa. Allora ti fai uno spuntino con taco's chips intinte in piccantissime salse e ti bevi una birra/soda/sidro, e vai avanti così, fino a che non arrivi all'ora di cena, dove continui con gli stuzzichini e ti servi un cocktail (solo se hai più di 21 anni) col quale pasteggi. E se hai meno di 21 anni ti tocca un'altra soda/sidro/succodifrutta/analcolico random, ma non l'acqua. E se vai a cena fuori la solfa è la stessa. Tralasciando le porzioni ciclopiche (che se non finisci ti puoi tranquillamente portare a casa), si pasteggia solo a superalcolici (o vino se non ti va di sfondarti il fegato) e se provi a chiedere l'acqua ti arriva quella del rubinetto, al gusto di piscina.
Devo dire che con mio cugino non mangio affatto male, anche se spesso si finisce a pasteggiare con roba molto speziata.
E adesso chiudo, pensando alle faccende casalinghe che mi aspettano e all'organizzazione della gita a New York.

sabato 18 aprile 2009

Vita d'altri

Giornata fiacca oggi, solo sei interviste collezionate, praticamente zero manualità, poco studio e parecchio cazzeggio. Non mi va del tutto male perché la cena di addio a Chantal mi ha lasciato un po' di mal di testa e parecchia stanchezza, visto che ho dormito male.
Per la legge di compensazione che mi vuole vedere riuscire a trovare il lato positivo in tutto quello che mi accade in zona, ho almeno avuto modo di scherzare e chiacchierare con le technitians.
Menzione a parte va fatta per la dottoressa Joseph, una persona veramente deliziosa che tra l'altro mi insegna un sacco ed è molto curiosa di come funzioni l'Italia.
Degli intervistati di oggi nessuna persona che abbia catturato la mia attenzione più del normale.
Son tornato a casa un filo più annoiato del solito, ma non per questo demoralizzato.
Devo ammettere che la nostalgia di casa un po' si fa sentire, per fortuna ci sono skype e pidgin (per quelli che ancora si appoggiano a MSN).
Spero che il movimento in clinica aumenti, per la mia tesi (che ha bisogno di parecchi più casi), per me (che almeno non ho tempo per le nostalgie) e per mio cugino (che inizia a preoccuparsi della scarsità di clientela).
In settimana devo telefonare a mia cugina Francesca e trovare un ostello a New York, che il prossimo weekend (con Devin a casa di sua madre e Paul e Kristin in Florida per un matrimonio) ne approfitto per andare a vedere la Grande Mela.
A cena con noi stasera c'era un pestifero amico di Devin che, con la faccia da angioletto, si è permesso cose che io alla sua età non avrei osato dire/fare nemmeno PENSANDO di essere a casa d'altri.
I tempi stanno davvero cambiando.
Comunque, adesso che la giornata volge al termine, posso accasciarmi contento nel letto: anche se non è stata una giornata eccezionale, la fiducia di ieri è stata ben riposta.
In barba al venerdì 17.

venerdì 17 aprile 2009

Fiducia nel nulla migliore

Nuovamente nel letto, mentre mi ascolto l'album che dà il titolo al post.
Come chi mi legge avrà forse notato, mi piace intitolare i post con le canzoni o gli album che mi accompagnano mentre li scrivo.
Ovviamente le colonne sonore sono in qualche modo legate alla giornata passata. Oggi infatti, il nulla (che poi del tutto nulla non è). La giornata per quanto mi riguarda è stata alquanto lenta e a parte una motociclista del Michigan trasferitasi da queste parti con cui ho avuto una lunga conversazione su come poter fare a far perdere un po' di peso alla sua gatta, il resto delle interviste di oggi è stato alquanto standard e deludente.
Sono venuto via dalla clinica abbastanza indispettito: per far funzionare il blog ci è voluta un'intera giornata di tentativi, per avere una risposta dal prof ci son volute tre mail (anche se devo dire che risponde immediatamente) e infine, non so per quale ragione, mi giravano un po' le bolle.
Le note positive della giornata però sono state la lunga skkypefonata col Gio, il fatto che ho aggiunto un po' di gatti alla tabella dei dati e il tempo per poter chattare un po' con chi mi sono lasciato in Italia.
Forse è proprio a causa di questo contatto con il MIO mondo che me ne sono andato dalla clinica in quello stato d'animo. Inizio a sentire un po' la nostalgia di casa, di un posto dove la gente parli la mia lingua, dove mi senta, anche in certe situazioni, meno pesce fuor d'acqua di quanto non mi accada talvolta qui. Non solo in un mondo che parla una lingua non mia, ma anche unico maschio in un pollaio di femmine...
Tornato a casa mi sono voluto sfogare e sono andato a correre. Da bravo genio quale sono però, son partito abbastanza spedito nonostante sia un pezzo che non corro e soprattutto senza ricordarmi che per l'incazzatura oggi non ho pranzato.
Speravo di riuscire a fare la mia corsa solitaria senza problemi, ma purtroppo oltre ai problemi (a metà ho dovuto smettere di correre e continuare solo a camminare), non sono riuscito nemmeno a fare la mia corsa in solitaria...la mia fedele compagna Asma in questi casi non mi lascia mai solo.
Anche se ansimante sono comunque tornato vivo a casa, lasciandomi riprendere sotto una lunga doccia seguita da crollo sul letto.
Quando mi sono alzato per prepararmi alla serata avevo un leggero mal di testa che tuttora mi fa compagnia.
Siamo stati a cena al messicano, per festeggiare Chantal che se ne va ai Caraibi a studiare. Ho chiacchierato di festività ebraiche e finalmente fatto un po' di foto alle technitians, che non sono sicuro abbiano gradito...visto quindi che rischio la pelle se le metto online, prima chiederò loro il permesso e la loro approvazione.
Ed è vero che rischio la pelle...Kaithlin ad esempio sono sicuro che potrebbe stendermi con un destro al volo senza scomporsi...e comunque sia da queste parti è molto più difficile avere un Pit Bull che una pistola. Si, perché per avere una pistola basta andare a nord in uno stato qui vicino (che non ricordo) ed entrare in un negozio, pagare e uscire col pezzo. Per tenere un Pit Bull da queste parti devi avere una licenza per la detenzione che è una sorta di patentino per razze pericolose, devi poi avere i cartelli da affiggere al giardino o alla porta di casa, devi avere una recinzione al giardino che deve essere approvata dall'omologo del nostro comune e, se tra le altre cose vuoi pure farlo riprodurre, devi avere una licenza anche per quello, o sei costretto a sterilizzarlo...
Ed ecco che di tutta sta faccenda viene fuori la fiducia: sono convinto che domani andrà meglio.

giovedì 16 aprile 2009

Una giornata senza pretese

Stamattina la sveglia è stata più pesante del solito, sapendo che non sarei mai riuscito ad essere pronto per la partenza di Paul e Devin per la scuola di quest'ultimo e che avrei preso il secondo treno per la clinica, mi sono concesso venti minuti extra sotto le coperte.
Non so se quei venti minuti abbiano contribuito o meno, ma dopo essermi dato una lavata ed essermi vestito mi sono finalmente svegliato ed attivato.
Il viaggio verso la clinica, nella minicooper di Paul, ha contribuito a darmi la sveglia definitiva. Quell'aggeggio ha un'accelerazione della madonna (considerato che dai 160erotti cavalli di serie Paul l'ha pimpata a 215).
Arrivato in clinica mi sono fatto il mio bel giro di aggiornamenti internetici, mail e cose di questo tipo. Phoebie si annoiava da morire, dovendo attendere ad un solo cane in boarding e ha quindi deciso che mi avrebbe tenuto compagnia.
Abbiamo avuto una piacevole lunga conversazione del più e del meno, mentre facevo le mie cose. Ci siamo pure fatti un po' di foto sulla sua macchinetta...devo cominciare a fotografarle pure io, le technitians...ma domani sera mi sa che è meglio.
Si, perché domani sera si va tutti a cena fuori per festeggiare Chantal, che è stata accettata alla facoltà di veterinaria delle Isole Vergini Inglesi e quindi il 22 parte per andare a studiare là. Confido che le technitians si mettano in tiro per l'occasione, anche se purtroppo Kate la biondona non sarà dei nostri.
Comunque, finito coi miei giri informatici me ne sono sceso al piano di sotto, in caccia di proprietari da intervistare.
Purtroppo per me oggi era pieno di cuccioli, quindi non ho fatto grandi progressi.
Sinceramente un po' annoiato non sapevo che fare, ma mi è stata trovata un'utilità. Kaithlin, la technitian sveglia, doveva fare la sua prima castrazione di gatto e aveva bisogno di un coach che le spiegasse come fare. È toccato a me.
Castrare un gatto è, effettivamente, una cosa molto semplice, solo che Kaithlin si è fatta un po' prendere dal panico perché il gatto era veramente piccolo (avrà avuto si e no tre mesi) e i testicoli di conseguenza. Aveva paura di romperlo.
Ad ogni modo, ci siamo messi su questo gatto e le ho spiegato come agire, con lei che sembrava parecchio agitata, ma che ha fatto un lavoro eccellente finché non ha dovuto fare un nodo.
Lei è bravissima a fare suture, ma il nodo su quel funicolo non è stata in grado di farlo. Mi è quindi toccato mettermi i guanti e chiudere quel nodo per lei.
A quel punto siamo passati al secondo testicolo, ho cercato di convincerla ad andare avanti e che ce la poteva fare, ma si è ribloccata allo stesso punto un'altra volta. E alla fine anche il secondo nodo l'ho dovuto fare io. È un peccato, perché secondo me lei sarebbe veramente brava in questo tipo di manualità...
Purtroppo non sono l'insegnante che speravo di essere, non sono sufficientemente bravo a motivare i miei alunni...in compenso sono definitivamente diventato Master of Castration...il prossimo spero sia un intervento a panza aperta, magari la sterilizzazione di una cagna del canile, magari di taglia medio-grande che almeno le manualità sono più semplici.
Il resto della giornata è scorso tranquillo e lento, con qualche altra piccola intervista aggiunta alla mia serie, l'ostacolo dei 50 è stato abbattuto, adesso spero di raggiungere alla svelta il traguardo dei 100 che sarebbe il minimo giro di boa.
Delle interviste pomeridiane mi sono rimaste in testa due padrone: una signora dallo spiccato accento nordeuropeo (non è facile riconoscere gli accenti degli stranieri che parlano inglese, ma dopo i cinesi e gli spagnoli una probabile tedesca mi mancava), proprietaria di Lily (un bassotto a pelo lungo) la quale è innamorata dell'Italia di cui abbiamo a lungo parlato e la proprietaria di Lucy, un Puggle (come qui chiamano l'abominio scaturito dall'incrocio di un Beagle con un Carlino) dagli apparenti venticinque anni o poco più, folta chioma di ricci scuri, contenuta in una coda alta che lasciava intravedere il tatuaggio dietro al collo "A vida boa" e due occhi verdazzurro scintillanti. Il tutto su un figurino niente male. Decisamente la proprietaria con cui ho cercato di tirarla il più per le lunghe possibile, senza purtroppo alcun risultato secondario.
Per il fatto che le associazioni di idee vanno avanti anche per contrasto, tra le altre cose che voglio menzionare di oggi, la più disgustosa è stata trasportare un cagnazzo puzzolente insieme a Ryan, col quale poi abbiamo discusso a lungo nel pomeriggio (tra l'altro devo ancora capire se sentirmi offeso o semplicemente ridermela di gusto: parlando col vitellone pompato è venuto fuori che lui pensava che l'Italia fosse nel terzo mondo...quando è caduto dal pero aveva un'espressione di stupore talmente sincera che sono propenso a pensare che sia solamente un giovane sprovveduto).
Oggi, effettivamente, ero molto più loquace del solito e, quando presto attenzione, adesso capisco il 75% abbondante di quello che viene detto.
Quando non presto attenzione, è perché mi salvaguardo e calo nel mio mondo, coi miei pensieri privati e nascosti e qualsiasi cosa dicano intorno a me non mi disturba, perché non ascoltare una lingua che devi sforzarti per capire, viene più facile che ignorare la lingua che parli abitualmente.
Ed è con questa riflessione molto zen che concludo un post in cui non sapevo cosa scrivere e che si è rivelato invece uno dei più lunghi che abbia finora scritto...

mercoledì 15 aprile 2009

I'm Shipping Up To Boston

Oggi ho camminato come era un bel pezzo che non facevo.
Cielo terso e un bel sole splendente, aria limpida e una brezzolina fresca a lambirmi la faccia.
Così mi sono incamminato per la stazione di Readville stamattina alle 8 meno dieci.
Solo un lieve dubbio sulla strada mi ha fatto indugiare un po', ma carico di spirito d'avventura ho raggiunto senza problemi la mia meta alle 8.10.
Da queste parti la gente, la mattina presto, non esiste all'aperto. Prima delle 8 nessuno cammina, a parte qualche raro pendolare che appare dal nulla poco prima di raggiungere la stazione.
Ammetto che mi son sempre lamentato delle ferrovie italiane, ma per quanto l'organizzazione che abbiamo faccia acqua da tutte le parti (mentre le omologhe oltreoceano paiono essere efficientissime) devo mio malgrado constatare che le vetture sono meglio dalle parti nostre, anche quelle dei trenini tipo quello che ho preso oggi.
Un simpatico controllore mi ha fatto salire a bordo senza biglietto, facendomelo direttamente lui e per la modica cifra di $9,50 ho avuto il mio biglietto andata e ritorno per Boston. Tempo di percorrenza della tratta Franklyn: diciassette minuti per essere a South Station, nel pieno centro di Boston.
Colonna sonora del viaggio in treno i Dropkick Murphys (band indigena il cui pezzo dà il titolo al post, a seguire il video).

Appena uscito da South Station mi sono immediatamente incamminato dalla parte sbagliata, vagando più o meno senza meta verso la zona finanziaria della città.
Trovati un paio di punti di riferimento, ho girato le chiappe e mi sono diretto subito a Boston Common da cui ho seguito l'itinerario proposto dalla mia guida.
Mi piace Boston, è una città in cui potrei vivere, appena imparo a capire come funziona la mentalità del luogo. Per essere una città americana è relativamente piccola e la parte storica la si gira tranquillamente a piedi, come ho fatto io oggi.
Quello che mi ha colpito di più sono stati gli odori. A qualsiasi ora del giorno ci sono odori di cibo cotto, caldo, generalmente a base di carne che ti arrivano ovunque tu sia.
Seguendo un culo indigeno tutt'altro che obeso ho raggiunto il Boston Common, iniziando a fare foto come un invasato. Il totale della giornata è di 211, ma ci arriveremo...
All'inizio mi son subito sbagliato e credendo di fare una foto figa ho preso solo il viale che divide il Boston Common dal Public Garden, meno male che mi sono ripreso successivamente.
Anche oggi, come l'altra volta, ho fatto foto a monumenti e statue di tizi sconosciuti e al paesaggio urbano...ma qualche buono scatto per fortuna c'è.
Dopo aver fotografato il ponte sul laghetto del Public Garden mi sono arrampicato su per il Boston Common fino al monumento ai caduti del primo reggimento di colore dell'esercito statunitense e all'edificio sede dello Stato del Massachussetts. Da li poi pesticciando a caso i mattoni rossi che indicano il percorso della Libertà (ossia quel tragitto fatto dai padri fondatori della Costituziione Americana) mi sono girellato un po' la parte di Boston che contiene grattacieli altissimi accanto ad edifici storici e mi sono incamminato verso una zona dove avrei trovato da mangiare.
Ovviamente da bravo sprovveduto mi sono fermato al McDonald immediatamente precedente uno dei posti dove puoi trovare di tutto da mangiare e mi sono sorbito la peggior colazione che abbia mai mangiato in vita mia (perché si, in America il McDonald ha anche il menu con le colazioni).
Per farmi passare un po' di mal di stomaco ho fatto il giro del Fenuil Hall Marketplace e un giretto al Christopher Columbus Park, prima di finire al New England Aquarium.
Nel mezzo della gita all'acquario, alla 211esima foto, la batteria della macchina fotografica ha dato forfait. La cosa mi ha veramente demoralizzato, ho finito il mio giro senza poter fotografare il pesce dalla forma più simpatica del globo e mi son fatto una lunga passeggiata per farmi passare l'arrabbiatura.
Me la sono pisolata seduto su di una panchina per una mezzora, poi ho deciso di tornare a casa.
È stata davvero una piacevole gita, non vedo l'ora di fare la prossima!

Qui sotto le foto dell'acquario, quelle fatte in giro per la città sono nell'altro album.

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Non molto da dire, in verità

Molto sinteticamente: oggi è stata giornata di classica e assoluta routine.
9 casi aggiunti alla banca dati, vista una sindrome di Horner e fatto un po' di pratica.
Ho fatto un'iniezione IV con una certa naturalezza e scoperto di avere una certa attitudine coi cani, che pare mi trovino simpatico. La cosa nella maggioranza dei casi è reciproca.
Finora nemmeno un proprietario si è rifiutato di rispondere alle mie domande e la cosa continua a stupirmi. Mi trovo quasi ad aspettare con impazienza il mio primo rifiuto.
Ho mandato una mail al Prof, chiedendo lumi sul da farsi e mandando i primi risultati.
Ho appena scoperto che probabilmente molti dei pesi sono sbagliati, devo controllare la formula del foglio di calcolo ed eventualmente correggere tutti i pesi finora raccolti, anche se cambieranno di poco.
Ho anche programmato che domani, se c'è il sole, mi girerò Boston.
La dottoressa Sara Joseph oggi ha giustamente osservato che "I need a friend" ed ha ragione...la mia risposta "I have a guide" è piuttosto debole, in effetti.
Comunque, niente di importante da dire sulla giornata, di sicuro la gita a Boston offrirà l'occasione per un post ben più succoso (e ricco di foto!).

lunedì 13 aprile 2009

EasterEgg

Pasqua. Qualcuno la associa alla rinascita, qualcuno alla famiglia, qualcun altro all'agnello.
Se ripenso a quella di oggi sono combattuto tra l'imbarazzo e la continua sorpresa che questo pianeta, chiamato Stati Uniti, mi fornisce ogni giorno.
Stamattina il Coniglio Pasquale è passato da qui e ha portato cioccolata anche per me. Ecco la prima fitta di imbarazzo, visto che non ho nemmeno pensato all'evento.
Ho passato la mattinata a studiare su alcuni pdf di lezione che sono abbastanza incomprensibili mentre Devin si rotolava nel letto, Kristin si faceva gli affari suoi e Paul un giro in bici.
Mentre finivo di fare le mie cose Paul se n'è andato con Devin ed è tornato con Andrew, figlio di un amico suo, l'espressione vivente del nerd, o del geek, o del dork...sinceramente so di appartenere alla prima categoria per un buon 56% (o simili), ma faccio ancora fatica a cogliere le sfumature fra i tre.
Comunque quei tizi piuttosto impacciati, occhialuti, imbarazzati (più di me) che si vestono con pantaloni di tre taglie più grandi a cintura ascellare, giacca delle stesse dimensioni e farfallino che si vedono nei film americani, esistono davvero. E sono capaci di dare del nerd a chi frequenta il MIT senza sapere di essere seduti a tavola accanto ad un professore, del MIT.
Comunque, con sto tizio siamo passati a casa di Darlene, una delle receptionists che se non ho capito male è imparentata in qualche modo con Devin, e, sempre se non mi sbaglio, anche con Chantal (la technitian molto meno esotica del nome, ma quantomeno simpatica).
Ci siamo trovati nel bel mezzo del pranzo pasquale, con un numero imprecisato di persone che mangiava, tra cui anche Phoebe, altra dipendente di mio cugino (che si occupa del canile) con la quale abbiamo alcune cose in comune, probabilmente anche i gusti in fatto di donne.
Rapito Devin a quell'orgia di trigliceridi siamo fuggiti nel Rhode Island, il più piccolo dei 50 stati che, quanto meno per i paesaggi (anche urbani) che ho visto, mi è parso pressoché identico al Massachussetts.
Giunti a Providence siamo arrivati, ultimi, a casa dell'altro mio cugino, Marc.
Tutte le volte che vedo la sua famiglia rimango affascinato.
I figli, tre, sono incredibili. La maggiore, Francesca, lavora a New York, era accompagnata dal fidanzato, Andrew (persona veramente gradevole col quale ho avuto il piacere di parlare molto, favorito anche dal fatto che eravamo seduti accanto a tavola) mi ha stupito come al solito per la personalità dirompente.
Il mediano, Tomas, che feci ubriacare come un palombaro quando ancora aveva tredici o quattordici anni è stato chiamato da un college in California e a 17 o 18 anni sta per andarsene dall'altra parte degli Stati Uniti per studiare. E se non fosse per l'aspetto quell'età non gliela daresti per quanto è pacato, educato e composto.
Infine Luca, il più piccolo, il frutto del secondo matrimonio di Marc, 5 anni di vitalità assoluta. I bambini sono quelli che mi stupiscono di più. Probabilmente è perché sto iniziando a dimenticarmi come ero io da bambino o perché io a quell'età ero molto più scemo, ma resto affascinato dalla lucidità, sagacia e spesso dall'ironia pungente (anche se talvolta involontaria) di queste piccole creature.
Il pranzo è stato eccellente e la compagnia piacevolissima. Peraltro mi sono perso veramente poco di quanto detto oggi e ho ricevuto gli ennesimi complimenti per l'inglese. Inizio a pensare che forse lo parlo benino per davvero.
È stato comunque strano. A me veniva abbastanza naturale parlare in inglese con tutti, anche coi parenti. Loro però mi rispondevano in italiano, non so se per un fatto di cortesia o se per rimarcare il fatto che, tutto sommato, a questa branca della famiglia appartengo solo parzialmente.
Ecco che è arrivata la seconda (e per fortuna ultima) fitta di imbarazzo. Mi son sentito, ma solo all'inizio a dire il vero, un po' come l'ospite inatteso, non precisamente voluto ma cui son dovute tutte le cortesie del caso.
Grazie al fatto che mi sono ripromesso di sorvolare su tali seghe mentali e che comunque i padroni di casa sono stati impeccabili nel mettermi a mio agio, non ho pensato più di tanto alla cosa e non ho intenzione di spaccarmici la testa adesso.
La cosa su cui invece durante tutto l'arco della giornata è andato a posarsi il mio pensiero è una domanda, fastidiosa e di non facile risposta: perché la parte italiana della famiglia si discosta e talvolta dissocia da quest'altra porzione?
È vero, sono due mondi e modi di vivere estremamente diversi, ma a mio parere tutt'altro che inconciliabili. E stare qui mi offre ogni giorno di più indizi preziosi su come fare a far avvicinare il mio mondo (perché alla fine della fiera è vero che faccio parte di questa famiglia solo alla lontana) a quest'altro. Anche la famiglia è una nuova scoperta da queste parti...
Come si dice, il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.
Non male come pensiero pasquale.

It's a long way to the top...

Oggi è stata dura.
Tra bowling, blog e cavoli vari ieri sera sono andato a letto intorno all'una e stamattina alle 6.45 ero nuovamente in piedi per andare in clinica.
Oggi la giornata è stata abbastanza prolifica, altri 9 casi in saccoccia, anche se tutti cani...trovare dei gatti sarà parecchio più difficile.
Comunque la cosa che più mi piace di queste interviste è che ogni tanto mi capita un proprietario interessante con cui mi intrattengo un po' di più e con cui parlo del più e del meno.
É incredibile come alla fine forse raccolgano più informazioni su di me questi proprietari rispetto ai colleghi.
Una cosa che mi ha stupito è che alcuni di questi, quelli con cui ho chiacchierato un po' di più, abbiano avuto accenni di cordoglio per il terremoto in Abruzzo e me li abbiano esternati in quanto italiano. Sebbene non ritenga che questo modello di stato sia il migliore possibile, noi italiani, come popolo, dovremmo imparare da questa gente. È la mentalità che faccio fatica a ritrovare (o che probabilmente non sono mai andato a cercare) in Italia.
Comunque, giornata stancante, tant'è che nel pomeriggio mi son fatto un'oretta o due di pennica.
Quando mi sono svegliato sono andato a fare un po' di spesa con mio cugino in una cittadina vicina. Incredibile un'altra volta come in pochi chilometri il paesaggio ?sociale? dato da case e strade, muti così tanto.
I supermercati in queste cittadine non sono tanto differenti dai discount di periferia in Italia: un po' trasandati, dove ci lavora gente triste, probabilmente con stipendi ridicoli. La differenza maggiore sta nel fatto che qui trovi di tutto e quasi solo in quantità industriali.
Tra le altre cose ho dato una mano ad un'anziana signora a prendere una cosa da uno scaffale alto. Sono piccolezze, ma riuscire a cavarmela capendo cosa mi dice la gente in queste situazioni non previste, mi dà un po' di fiducia nelle mie capacità con l'inglese.
Inizio però a sentirmi un filo fuori luogo.
Iniziano a mancarmi gli amici, la possibilità di dire le mie cazzate senza dover pensare a come tradurle (operazione che generalmente occupa quel tanto che basta in termini di tempo da farle diventare intempestive), avere qualcuno a cui dirle, 'ste cose, invece che scriverle.
Per quanto mi piacciano gli Stati Uniti che sto vedendo, non credo che verrei mai a viverci.
Ma non mi voglio precludere nulla.
Domani, Pasqua, saremo a Providence (Rhode Island), dall'altro cugino, Marc.
Sono sicuro che ci sarà da dire qualcosa.

sabato 11 aprile 2009

Bowlfish

Eccomi qui, di nuovo nel letto a scrivere delle mie avventure quotidiane.
Oggi è andata un po' meglio di ieri, ma non riesco a spiegarmi come mai il mio inglese sia peggiorato di brutto.
Faccio un enorme fatica ad esprimermi, continuo a pensare in italiano e a tradurre più o meno letteralmente creando dei pastrocchi belli e buoni e spesso e volentieri andando ad incartarmi da solo come una caramella. L'unica cosa positiva è che almeno la comprehension migliora un po'.
I hope I'll get better soon in talking also, though.
La mattinata in clinica è stata positiva, ho raccattato un'altra dozzina di casi, anche se inizio a pensare che da questi dati si caverà poco dal buco.
Per ora l'unico dato di rilievo è che il 98 percento degli animali americani è sterilizzato e del restante 2 percento almeno la metà è troppo giovane per esserlo.
Oltre a questo, parecchi sono obesi nonostante vengano alimentati con cibi supposti a formulazione studiata e, stando a quanto dicono i proprietari, non mangino troppi snacks. Ho il sospetto che qualcuno menta spudoratamente.
Devo controllare per bene il rapporto con il tempo speso a muoversi.
A parte questo ho visto alcuni Body Condition Score imbarazzanti. C'è un gatto ricoverato che è un 9 (grado massimo). Pensavo che il mio gatto fosse grosso e obeso, ma questo è veramente peggio. Peserà 15 kili, se non di più. Domani controllo.
Comunque, anche se parlo sempre peggio, riesco comunque a farmi capire, sono sempre più intimorito dalle donne americane che conosco e per ora le cose continuano ad andare bene.
Stasera siamo stati a cena in un posto che non ho ben capito dove sia collocato nel mappamondo, ma fatto sta che ci abbiamo trovato una delle technitians, forse la più carina di tutte, che si stava prendendo una pizza.
Non so se è la figura di mio cugino accanto che mi inibisce, o della sua donna, o di Devin...è molto più probabile che ad intimorirmi siano solo le ragazze carine e il mio terrore di non aver nulla di interessante da dire, che mi porta ad essere muto come un pesce e, di conseguenza, altrettanto interessante. Dopo che mi han guardato 5 minuti si rompono anche i coglioni e fanno giustamente altro.
Mi si è finalmente ribaltata la visione della realtà. Finora ero sempre stato convinto di essere io quello che guardava i pesci nella boccia, adesso invece mi rendo conto di essere qui che mostro a tutti le mie pinne e il mio muovere la bocca senza senso.
Meno male che almeno ho la boccia.
Dopo la cena infatti siamo andati a giocare a bowling dove ho tenuto alto l'onore della bandiera.
Con le dichiarazioni che le alte sfere del potere italiano si lasciano scappare in questi giorni, è l'unico modo.

Domani dovrebbe essere una giornata impegnativa, spero di collezionare parecchi casi e di fare anche un po' di manualità. Adesso nanna però, che è tardi...

venerdì 10 aprile 2009

Fast e Fusion

Oggi scrivo in diretta, senza il compitino fatto a casa.
La giornata di ieri è stata talmente strana che non me la sono sentita di scrivere.
Ho concluso poco e niente, ieri.
Mi sono avviato verso la clinica a piedi, facendo un po' di foto, una volta arrivato li però ho intervistato solo una persona e poi mi sono chiuso in ufficio a studicchiare qualcosa, perché non ero capace di avere normali interazioni sociali.
Tornato a casa presto ho un po' giocato a baseball con Devin e con Bounder, fatto un po' di foto e sono andato a letto molto presto, poco dopo le 22 ero già bello che andato.
Oggi spero di recuperare.

Le foto sono state aggiunte al solito album.

giovedì 9 aprile 2009

Everything In Its Right Place

Non l'avrei mai detto. Alle 21.45 già pronto nel letto. Dopo i 12 anni penso di averlo fatto solo in rarissimi casi coincidenti con temperature corporee superiori ai 38 °C.
Eppure, ogni cosa è al suo posto.
Oggi è stata un'altra giornata impegnata e impegnativa, ma mi piace molto quello che sto facendo.
Mi sono abbastanza standardizzato nella routine quotidiana. La mattina appena arrivo in clinica lascio il mio post del giorno, controllo rapidamente i miei siti preferiti e faccio un paio di giri con le e-mail, poi prendo i miei balocchi e scendo nella bolgia.
In genere ci sono già le technitians che lavorano come meticolose api (nota a margine, su quella nuova avevo ragione, anche se molto meno socievole dell'altra, lavora molto meglio e molto di più), come esperte zanzare succhiano sangue dalle giugulari e dalle zampe di cani e gatti per i test di routine prima dell'anestesia, preparano gli operandi e smistano gli appuntamenti, come colorate farfalle planano nelle stanze delle visite e raccolgono preziosi dati mentre i dottori si preparano al lavoro di trincea.
Io, da bravo bruco, rumino nel mio angoletto, pronto a piombare come una pericolosa processionaria sui clienti, col mio questionario.
Se le visite mattutine sono scarse cerco di dare il mio contributo, come al solito.
Oggi ho spillato sangue, castrato un gatto (devo migliorare molto nella fase del pre-operatorio, perché mi mancano ancora alcuni accorgimenti, ma l'operazione in sé è effettivamente cosa piuttosto facile), fatto altri sette o otto questionari e ho conosciuto una persona.
Non mi ricordo se nei precedenti post ho accennato al labrador di 109 libbre (circa 48 kili) con problemi ad un gomito causati da un osteofita.
Oggi siamo stati con mio cugino a chiedere un consulto, su quel gomito. Siamo arrivati in questa cittadina, non esattamente quella che si dice una ricca metropoli americana, e siamo entrati in questo strano edificio. Ad accoglierci una signora rubizza che dopo pochissimo ci ha fatto entrare dietro le loro quinte e ci ha indicato la strada per raggiungere la persona che cercavamo.
Un signore secco secco e molto alto, con una folta chioma ben pettinata di capelli grigio-bianchi e un'abbondante manciata di denti shakerati in bocca, ci ha salutato con un sorriso. Ha accolto molto calorosamente Paul (mio cugino) e ha subito chiesto chi fossi, colpito e piacevolmente sorpreso che fossi studente di veterinaria. Gli abbiamo sottoposto il caso.
Si è entusiasmato alla vista delle lastre come se fosse un bambino. Un osteofita di quelle dimensioni non l'aveva mai visto prima. Ci ha dato il suo parere di esperto e si è poi dilungato quel tanto che basta in chiacchiere del più e del meno toccando argomenti come la differenza sull'epilazione femminile in Italia e negli USA e se sia più dannoso il fumo o l'alcool.
Quando è venuto il momento di salutarsi mi ha invitato ad andare da loro a vedere come lavorano e ad imparare quello che fanno con un sorriso che difficilmente dimenticherò.
Beh, quel signore è quello che ha inventato l'intervento di TPO (Triple Pelvic Osteothomy) che viene praticato in tutto il mondo per la risoluzione di gravi problematiche di displasia dell'anca.
In pratica ho conosciuto uno dei più grandi ortopedici veterinari del mondo.
Non c'è paragone con l'Italia. Se da noi fai tanto di chiedere un consulto, è piuttosto difficile che te lo diano e doppiamente difficile che te lo diano così cortesemente.
Probabilmente è tutta apparenza, probabilmente si tratta solo di ipocrisia ben celata, ma mi piace pensare che non sia così, che qui la gente sia DAVVERO così gentile come sembra, che davvero si badi molto di più alle persone che alla posizione che rivestono nella società, che davvero aiutare il prossimo (da parte di gente dichiaratamente repubblicana) faccia parte della quotidianeità.
Tutta roba che in Italia siamo ancora molto lontani da capire, avendo radicato in noi il gene massone e mafioso che ci contraddistingue in tutto il mondo.
Non mi stupisco se certi spot nordeuropei (tedeschi e svedesi) ci dipingono come una manica di buzzurri, arraffoni, e fondamentalmente disonesti quel tanto che basta da risultare caricatura di un popolo. Purtroppo hanno ragione. Gli italiani che escono da questo cliché, purtroppo, sono molto pochi.
Ma sto divagando.
Nel pomeriggio c'è stato tempo per fare un po' più di conoscenza con la gente che lavora da mio cugino. L'ambiente è decisamente disteso e oggi mi son proprio divertito.
In un futuro che penso abbastanza prossimo mi dilungherò in qualche descrizione di ?collega?, per ora mi limito a leggermi il primo capitolo degli appunti di Patologia Medica e a rintuzzarmi sotto le coperte.
Sono pronto ad affrontare domani.

PS: ho aggiunto le foto di alcune degenti dell'ospedale

mercoledì 8 aprile 2009

Beautiful Day

Stamattina mi sono svegliato presto dopo una nottata abbastanza riposante, mi son fatto una doccia appagante e sono andato in clinica con mio cugino dove ho stampato le schede di valutazione per la tesi.
Oggi ho cominciato con le interviste e sono riuscito a prendere i dati di 11 casi. Uno probabilmente non ha molto valore, visto che era un cucciolo di shitzu di 4 mesi talmente piccolo da starmi in una mano, ma intanto è un inizio che mi pare più che buono.
Mi sono stupito di me stesso e della naturalezza con cui, tutto sommato, mi sono raffrontato col pubblico e di come sia riuscito non solo a fare le mie interviste, ma anche a farle in modo tale che fossero più simili a chiacchierate che a pure e semplici botta e risposta.
Mi sono anche stupito della disponibilità delle persone che hanno tutte volentieri speso del tempo per rispondere alle mie domande. E sottolineo il volentieri. Un atteggiamento del genere ti mette veramente di buonumore e ti facilita di molto il lavoro. Di tutti mi sono rimaste impresse due vecchiette, una estremamente gentile ma un minimo "sospettosa" che ha cortesemente risposto a tutte le mie domande e mi ha poi trattenuto in una piacevole chiacchierata su Firenze e dintorni, visto che ha visitato la città.
L'altra signora con cui ho parlato era la moglie dell'ex proprietario della clinica che ha mio cugino adesso e che mi ha tessuto le sue lodi oltre che parlarmi molto animatamente (ricordandomi ogni volta che stava per dilungarsi che aveva poco tempo a disposizione) del suo cane e dei suoi problemi di allergia alimentare. Simpatica vecchietta, è stato davvero un piacere parlare con lei.
Comunque, oltre alle interviste oggi ho avuto anche il tempo di dare una mano dietro le quinte, dove si sono succeduti eventi eccezionali uno dietro l'altro.
Innanzitutto ho messo il mio primo catetere venoso, che non è affatto male.
Ho fatto un po' di macello col sangue, ma per essere la prima volta è stato un successo.
Il grosso cambiamento che gli Stati Uniti mi stanno portando a fare è quello di avere una minore paura di sbagliare e di tentare a buttarmi, ogni tanto. Un minimo di maggior sicurezza in sé stessi (che qui riescono a sintetizzare nel semplice termine selfconfidence) è proprio quello che mi ci voleva in questo periodo della mia vita.
Tra le altre cose accadute oggi, oltre al fatto che inizio ad avere un certo feeling con le technitians tale che scherzarci è diventata cosa abbastanza facile, mi son dovuto fiondare in sala operatoria a tener fermo un cane cui mio cugino stava facendo un'operazione in bocca, perché ha avuto la brillante idea di resistere all'anestesia e ci è voluto un po' prima di riuscire a stenderlo di nuovo.
Nel mentre correvo mollando tutto, la nuova tizia in prova (che ha dei bellissimi camici che restano intonsi a fine giornata) è rimasta impietrita con le mani in tasca.
Non so mio cugino che intenzioni abbia, ma a me non sta facendo una grande impressione.
Quella che dovrebbe venire in prova domani invece, ad una prima occhiata, mi pare una che sa il fatto suo (lo ammetto, ho sbirciato il suo curriculum che sembra promettente per il tipo di lavoro che deve fare)...domani (che poi sarà tra poco, rispetto a quando posterò il messaggio) vedremo.
Tra le altre cose degne di menzione, ho ricevuto una splendida notizia via mail e ho visto e sentito i miei su skype. Grande strumento, internet...
Adesso mi metto a letto, con riflessioni spicce sulla giornata e altre più filosofiche sulla relatività del tempo e della percezione.
Domani è un altro giorno e spero di sentirmi come oggi.

martedì 7 aprile 2009

Stancalòt

Sono un po' stanco e non ho molta voglia di scrivere, in realtà...ma mi sono ripromesso di farlo ogni sera, quindi mmi metto diligentemente a fare il resoconto della giornata.
In effetti la giornata è stata piuttosto movimentata, ma devo dire che l'efficienza della clinica è tale che gli ultimi appuntamenti sono stati fatti in anticipo rispetto alla tabella di marcia.
Oggi ho dato una mano un po' più consistente nell'economia della clinica, ho visto un po' di cose in più, palpato un probabile linfoma della milza nel cadavere di un gatto, prelevato un po' di sangue da un cane e dato un po' una mano in generale.
Il successo maggiore della giornata è stata l'interpretazione di una lastra di un arto di un cane che aveva dolore alla mano destra. Mio cugino pensava che fosse un problema di legamenti o tendini, mentre secondo me si trattava di una frattura del metacarpo. La collega di mio cugino concordava con me oltre ad avere sospetti di una frattura anche al polso. Ai fini della terapia non cambiava molto che fosse un legamento o una frattura, infatti è stata eseguita una fasciatura con tutore per tenere l'arto dritto e nient'altro, ma comunque sono azzeccare una diagnosi fa piacere.
Piano piano sto iniziando ad inserirmi, anche se il mio problema maggiore resta la lingua. Il mio miglioramento nella comprehension non viene seguito da quello nell'esposizione, tant'è che ho la netta impressione di parlare un inglese molto peggiore di quando sono arrivato. Quello che conta però è che comunque riesco a farmi capire.
Piano piano riuscirò anche a sconfiggere la timidezza e a tirare fuori il lato curioso che è in me (nascosto bene)...e se tutto va bene da domani (che dovrebbe essere oggi stando a quando pubblicherò il post) inizio coi questionari per la tesi.
Speriamo bene!

lunedì 6 aprile 2009

Sunny Sunday

Domenica è un giorno sacro.
E qui si fa di tutto per santificarlo.
Stamattina ci siamo svegliati presto e siamo andati a giocare ai campi da tennis vicino al campo da baseball dove Devin avrebbe dovuto avere i trials.
Tirava vento, quindi il livello tecnico non è stato eccelso, ma alla fine mi sono mosso ed è stato qualcosa di positivo.
Purtroppo non ho potuto vedere Devin all'opera, non so per quale ragione non ci sono state le selezioni, ma alla fine è riuscito comunque a fare qualche lancio.
Prima di andare ai campetti siamo passati al volo in clinica a dare un'occhiata ai degenti.
Ci sono in particolare due casi di interesse, la gatta investita e Morgan.
Morgan è un gatto, ad occhio e croce sembra un Norvegese delle Foreste, ma potrebbe anche essere solo tragicamente grasso. Pesa una decina di chili e respira male. Si suppone che abbia problemi cardiaci, ma non è ancora stato possibile fare diagnosi. La situazione è questa: il gatto si stressa da morire ad andare in macchina, ha precedenti di problemi di circolazione, 13 anni e la notevole sfiga che l'ecografista è in vacanza e il collega pieno di lavoro.
Quindi stiamo aspettando giovedì per fare una diagnosi, perché non lo possiamo portare in giro o rischia un coccolone e con le sole radiografie non si vede granché il cuore. Anche solo provare a sedarlo per trasportarlo in un posto dove potrebbero fargli l'eco potrebbe essergli fatale. Non è una bella situazione.
Comunque, dopo il giro in clinica, il tennis controvento in un campetto pubblico che farebbe invidia a qualche struttura privata in Italia e un giretto in questa specie di fast food che ha solo ciambelle e caffè, siamo tornati a casa dove ho fatto la mia prima lavatrice americana. Come tutte le cose qui, tutto è enorme: la lavatrice ha un cestello che potrebbe tenere me dentro.
Mentre mi stavo organizzando per farmi una doccia, Kristin parte per andare a prendere il treno per Cohasset una cittadina sull'oceano dove deve gareggiare in una corsa da 10 Km.
Sfiga vuole che sbaglia stazione e quindi siamo dovuti partire in tutte fretta per portarla in macchina.
Ho fatto un sacco di foto di case tipicamente New England e ho visto dei posti fantastici, quasi tutti documentati. Abbiamo lasciato Kristin sul posto della gara e mio cugino e Devin mi hanno portato nelle cittadine vicine per farmi vedere la zona.
È incredibile come in meno di un chilometro i centri urbani possano cambiare stile così radicalmente. Dalla cittadina signorile si passa a quella popolare e tutto cambia. Le case enormi, con giardini ampi e ben curati nel giro di un attimo lasciano il posto a file di case ammassate, con uno spazio esterno in cui possono starci si e no un paio di macchine parcheggiate, pali della luce con cavi ovunque e cose del genere.
Comunque il giro è stato molto pittoresco e nel giro di una mezzora abbiamo raggiunto la nostra meta, dove sono finalmente sceso di macchina, ho fatto una panoramica dell'oceano dalla spiaggia e ho toccato l'acqua oceanica. Che è gelida.
Ci siamo fermati, nell'attesa che Kristin finisse la corsa, in un barrettino sulla spiaggia.
Mi rammarico di non averlo fotografato perché meritava veramente.
Comunque, dopo poco siamo tornati a prendere la nostra dama e ci siamo rifatti un giro della zona.
Alla fine siamo andati a fermarci ad un Mall, dove ho visto il mio primo MacStore (gli iPhone da 16 giga qui stanno a 299 dollari e quelli da 8 giga a 100 dollari in meno) e dove ho comprato una guida di Boston, che spero di usare prossimamente.
Ci siamo fatti un po' di giratine e siamo finiti a mangiare in questo bistro-bar. Alle 4.30 del pomeriggio.
Le abitudini alimentari di questa famiglia sono decisamente particolari. Fanno colazione con quello che capita, generalmente un mezzo spuntino alle 11 del mattino, niente pranzo e cena prima delle 6 del pomeriggio. Faccio fatica ad abituarmici...comunque, tornando al pomeriggio...
Ci siamo seduti al tavolo, il cameriere era molto cordiale e il cibo molto buono, ma il servizio ha lasciato a desiderare.
Dopo che ci son stati portati i piatti il cameriere è sparito e mio cugino e Kristin avevano bisogno di sale e pepe. Hanno aspettato un po', fin quando non si sono un po' scocciati e abbiamo iniziato a lamentarci del fatto che il cameriere si fosse dato alla macchia. A quel punto sono state prese drastiche misure e mio cugino ha telefonato da dove era seduto alla reception del ristorante chiedendo di un cameriere che ci servisse.
Non vorrei mai che mi venisse fatta una cosa del genere, se fossi il gestore di un locale, ma dal lato nostro è stata una delle scene più divertenti cui abbia assistito.
Ci siamo fatti fare il nostro sacchettino di leftovers, cosa che a quanto ho capito è piuttosto frequente da queste parti, e ce ne siamo andati ancora sogghignando per la gag di mio cugino.
Tornando a casa riceviamo una telefonata dall'ospedale, dove ci avvertono che Morgan non sta affatto bene e respira con la bocca aperta (se il vostro gatto respira a bocca aperta come un cane, sappiate che non va affatto bene!).
Quindi Kristin, non appena arrivati a casa, riparte immediatamente verso la clinica e io la seguo.
Siccome Morgan mi ricorda il suo omonimo famoso in Italia, voglio seguire il caso.
Quando arriviamo il gatto ha appena subito una pera di Lasix per diminuire un po' i fluidi circolanti ed è sotto ossigeno. Lo monitoriamo una mezzora e pare migliorare, ma ci sono alcune cose che non ci tornano: le urine non vanno bene e hanno qualcosa di rossastro, il lattulosio che abbiamo provato a dargli per ammorbidirgli l'evacuazione è stato rigurgitato con delle emazie per niente simpatiche e il fatto che non si possa far altro che aspettare un'eco per una diagnosi è una cosa piuttosto frustrante.
Tornando a casa ho provato a fare un po' di brainstorming con Kristin, ma non ne abbiamo ancora cavato un ragno dal buco.
Mi son fatto due chiacchiere con Devin e poi mi son guardato Nacho Libre con Paul e Kristin prima di venire a letto a scrivere 'sta roba.
É stata proprio una bella domenica!


PS: Putroppo Morgan ha deciso di andare a dormire (per usare l'espressione che usano da queste parti). Sono molto dispiaciuto per lui e per il proprietario.

Homesick Alien

Stamattina mi sono svegliato con una notevole nostalgia dell'Italia, forse perchè ieri notte sono entrato nel letto con la palese sensazione di aver fatto una bella figura di merda.
Spero oggi di aver rimediato, comunque...
Appena arrivato in clinica mi sono fatto un paio d'ore di full-immersion italiana, con la cura del blog, dei vari forum e l'invio di un paio di mail chilometriche.
E poi le chat, con gli amici italiani, che sono tanti e tutti curiosi di come vadano le cose qui (che alla fine non è poi così diverso dall'Italia, anche se l'aria che si respira non è la stessa) e con mio padre per fare la formazione del fantacalcio (obbligata) e per fare la prima vera chiacchierata da quando sono arrivato qui...
Sono poi sceso di sotto, ho aiutato Chantal (che ha un aspetto molto meno esotico del nome) ad insacchettare il cadavere di un gatto che, mi ha spiegato, verrà ritirato da una impresa di pompe funebri con cui sono convenzionati, cremerà la povera bestiola (che aveva 19 anni) e loro renderanno le ceneri ai padroni. Ad occhio e croce la cosa potrebbe arrivare a costare sui 6 o 700 dollari (ipotizzo).
Nel mentre penso a quello che succede all'inceneritore in Facoltà, si parte per la Rabies Clinic.
È freddo e tira vento, ma io, Kristin, Devin (che oggi non ha scuola) e Kaithlin (la technitian più sveglia di tutte) partiamo alla volta del deposito di non so cosa, a Canton, per la Rabies Clinic.
Come Kristin mi ha accennato nei giorni scorsi, la rabbia è un problema abbastanza presente in Massachussets. Fortunatamente i casi di cani e gatti sono al massimo una decina all'anno, ma nei selvatici (rascals & skunks mostly [che sta a dire orsetti lavatori e puzzole]) è reperto abbastanza frequente. Ecco che quindi le autorità sanitarie del Massachussets hanno reso il vaccino per la rabbia l'unico obbligatorio.
Una volta l'anno, quindi, la clinica di mio cugino si presta a queste vaccinazioni a poco prezzo rilasciando i certificati di vaccinazione che permette ai proprietari di avere il patentino per tenere l'animale da parte della City Hall.
Quindi con dei vaccini spenti, geneticamente figli dei primi vaccini umani contro la rabbia (quelli che ci volevano 15 dolorosissime punture nella pancia per avere una copertura), siringhe e guanti di cuoio in uno scatolone di cartone entriamo in questa rimessa di camion e simili così schierata: Kaithlin alla compilazione dei certificati, io e Devin al riempimento siringhe e Kristin, l'unica abilitata a farlo, a fare iniezioni.
Siccome in america non sottovalutano nulla, ogni vaccino ha il suo luogo di inoculazione preciso, per poter capire quali sono i vaccini che creano i famosi fibrosarcomi postvaccinali, quindi per le regole mnemoniche basilari la Rabbia va fatta nel Rear Right Limb (R-RR).
Comunque, ci schiacciamo praticamente 4 ore consecutive, vaccinando un'ottantina di bestie tra cui due o tre piuttosto problematiche che ho dovuto tenere ferme.
Come se non bastasse mentre svolgevamo le nostre mansioni è arrivato un tizio dalla chiaccheirata facile con una telecamerina e un microfono e ha iniziato a fare interviste a destra e a manca, a fare riprese assurde alla nostra roba e a quello che facevamo.
Preso dal timore che potesse arrivare anche dalle parti mie mi sono messo a farmi i cazzi miei, cercando di sparire come faccio al mio solito.
Mentre mi leggevo il retro della scatola dei vaccini, l'imboscata del "giornalista" ha avuto atto e mi è apparso dal nulla da dietro una spalla con sto microfono peloso, facendomi una sequela di domande a raffica cui ho risposto quasi meccanicamente, tanto mi sentivo sotto pressione.
Anche Devin, dimostrando skills migliori delle mie davanti all'obiettivo, si è prestato all'intervista.
Adesso siamo ufficialmente nello showbusiness e avremo il nostro bel minuto di gloria, a Canton...probabilmente siamo andati in onda nel notiziario di stasera...
Comunque, finite le vaccinazioni, siamo tornati in ambulatorio, dove ad aspettarci c'era una gatta investita che ha sicuramente un crociato rotto, forse anche la gamba e che mio cugino ha dovuto ricucire su un fianco.
All'alba delle 5 del pomeriggio, quindi, siamo andati a fare il nostro Linner (astuta crasi tra Lunch e Dinner) al ristorante cinese.
Adesso so cosa sono le famose Ali di Bufalo.
Tornati a casa abbiamo fatto un po' di sarabanda tutti e 4 insieme e poi ci siamo guardati un film orribile.
Non l'avrei mai detto, ma tutto sommato mi sento davvero in famiglia.

sabato 4 aprile 2009

Welcome in Boston!

E oggi finalmente siamo finiti downtown!
Ho fatto una piacevolissima chiacchierata con mio cugino mentre mi introduceva la città che ho un po' (ma molto poco visto il tempo) girellato per conto mio.
Mi son visto la parte vecchia della città, la parte "ricca" e le vie fighe del centro. Ho vagato come un cretino sotto l'acqua per una mattinata, facendo foto un po' a casaccio a statue di persone che non so chi siano, ad un grattacielo che si infilava nella nebbia accanto ad una chiesa apparentemente del 1700.
Trovo che l'accostamento non sia affatto male, ma voglio tornare col bel tempo, anche a vedere il parco cittadino che, dal poco che ho intravisto oggi, promette parecchio bene.
Una cosa che ho notato è che, a differenza dell'Italia, parlare di soldi qui non è affatto "maleducato", ma è all'ordine del giorno.

Tra poco vado ad uno Shopping Mall con tutta la famiglia, dobbiamo comprare un vestito a Devin perché sabato prossimo deve andare ad un Bar Mitzvah.

Anche se professionalmente non è stata una gran giornata dal punto di vista professionale, mi son fatto una giornata di quasi vacanza. Tutto sommato ci sta.

Vi rimando al post delle foto per vedere Boston com'è.

Far Far

Lontano Lontano. In America quel che conta è parlare, far conversazione. Il top è se riesci a fare degli smart jokes che ti rendono simpatico. E io infatti mi sento un po' weird-o (come dicono qui), perché parlo poco.
Ho sempre creduto che sia meglio stare zitti e passare da scemi che aprire bocca e togliere ogni dubbio, inoltre, capendo solo parzialmente quello che le persone intorno a me si dicono non mi viene facilissimo seguire i discorsi...ma migliorerà.

Mi fa bene stare qui.
Anche oggi che non ho fatto molto ho comunque imparato qualcosa di nuovo, ogni giorno si impara qualcosina e come ho detto a mio cugino: "something is always better than nothing!".
Migliorerò molto come veterinario, ma penso che lo farò come persona e questo è quello che più conta. Mi ci voleva proprio un'esperienza del genere. Ok, lo so che è pochissimo che sono qui, ma già avverto i primi cambiamenti: mi sento un po' più cerebralmente attivo, mi sta tornando un po' di quel cinismo sagace che ultimamente mi mancava, inizio a parlare tra me e me in inglese, mi sto palesemente annoiando quando in ambulatorio c'è fiacca e voglio quindi organizzarmi per andare a fare qualcosa di concreto. Non voglio perdere un minuto di quello che faccio qui.

Tra le altre cose, ho visto la mia prima limousine statunitense (di cui ho le foto) e il mio primo scoiattolo grigio (che è grosso 3 volte quelli che abbiamo in Italia) di cui per ora ho solo il ricordo perché è scappato alla svelta.
Domani (che non so quando sarà collocato temporalmente rispetto a questo post) andrò downtown Boston con mio cugino, non vedo l'ora di vedere la città...

Finora però non ho fatto che parlare di me, delle mie impressioni, di quello che vedo io, ma non ho ancora detto quasi nulla sulle persone che mi circondano.
Innanzitutto parlerò di quelle che sono in casa, mi riservo di parlare delle technitians non appena le avrò conosciute meglio e soprattutto avrò focalizzato i loro nomi.
Mio cugino è molto più simpatico di quello che pensavo. Abbiamo visioni sul mondo molto diverse, ma è una persona che ha un atteggiamento nei confronti di tutto che mi piace molto. Sul lavoro abbaia, magari per delle stronzate, ma riesce a riportare l'ambiente a livelli di levità e tranquillità impensabili. In Italia credo sarebbe impossibile l'ambiente lavorativo che c'è qui. Non so se sono capitato in un periodo particolarmente felice a lavoro o se sia sempre così, ma è incredibile come così tante donne tutte insieme riescano ad andare d'accordo senza creare "pollaio"...
Ma tornando a mio cugino, ammetto che ero partito prevenuto e che mi sto ricredendo. Se per ora le cose vanno così bene è anche grazie a lui (il fatto che siamo gli unici due che parlano italiano e gli unici due maschi ci permette di far comunella per prendere in giro le donne con più facilità).
Poi c'è Kristin. La ragazza di mio cugino. Devo ancora capire se le sto simpatico, se è solo tremendamente gentile con me per educazione o cosa, ma è incredibile quanto mi stia dando. In pratica mi sta prendendo sotto la sua ala e mi regala ogni giorno una chicca nuova. L'apprendimento è doppiamente difficile, perché oltre che ricordarmi cosa mi dice, devo anche farlo partendo da spiegazioni in inglese, ma forse anche grazie al fatto che ha un inglese che riesco a decifrare senza grandissimi problemi, mi viene facile ascoltarla.
Sia lei che Paul mi interrogano un po', la sera, e mettono in luce la mia profonda ignoranza in materia. Per ora me la cavo con la scusa che non conosco certi termini in inglese, ma prima o poi la scusa non reggerà più. Quando ci lasciamo andare in questi discorsi però quello che ci perde e che vedo sparire, probabilmente troppo abituato ad una situazione del genere, è il giovane Devin, che ha 13 anni (meno di quelli che pensavo che avesse) ma che pensa come uno più grande dell'età che pensavo avesse.
É buffo, questo ragazzino. Mi fa ridere, ha un gran bel senso dello humor. Da qui a maggio probabilmente avremo modo di passare un po' più di tempo insieme, visto che ho l'impressione che dovrò dargli ripetizioni di matematica.
Sinceramente la cosa mi piace molto, perché mi permette di stare un po' più di tempo con lui e quindi di conoscerlo meglio e perché mi farà sentire utile nell'economia casalinga.

Mi chiedo fin da ora che tipo di post scriverò da qui a due mesi, ma se l'intensità delle sensazioni, le cose che mi accadono quotidianamente continuano ad essere di questo tenore, sono certo che da scrivere ne avrò per parecchio!

Il titolo di questo post è preso da quello di questa canzone che mi fa da colonna sonora (insieme al resto dell'album) nella stesura: Far Far ? Yael Naim

giovedì 2 aprile 2009

Bum bum bum

Son partito a "tutto fuoco".
Pur prendendo parte a molto poche attività della clinica, sto iniziando a capire come muovermi.
Le technitians (perchè sono TUTTE donne a parte me e mio cugino) sono simpatiche, non mi pare che mi prendano troppo per il culo e sto piano piano iniziando a capire quello che dicono.
Ogni giorno la mia comprehension migliora di un filo. Non tanto, ma un pochino si. Da un quarto sono passato a capire un terzo di quello che dicono. Non male per i primi tre giorni.

Tre giorni..tre giorni, ma intensi. Ho fatto molto più qui in questo breve periodo che in tre mesi di tirocinio in Facoltà.
Da quando ho messo piede in clinica ho fatto:
- Due castrazioni di gatto, la prima ho fatto un po' di casino, ma la seconda mi pare sia venuta proprio bene.
- Prelievi di sangue in cani e gatti
- Intubazione di un gatto
- Assistito a due o tre interventi facili, ma interessanti

In cantiere c'è la pratica su pulizia dei denti e spero un sacco di altre cose. Mi piace stare qui...è interessante.

Spero di riuscire a stampare in qualche modo i moduli per la tesi, in modo da poter cominciare a tirare su un po' di dati...se tutto va come deve, lunedì spero di poter cominciare.

Ho però notato una cosa. Qui l'apprendimento avviene in modo totalmente differente dall'Italia. Noi siamo anche fin troppo teorici. Qui eccessivamente pratici e, per quanto mi è dato constatare in questi tre giorni, scarsamente curiosi. Le tecniche sono bravissime nelle manualità, efficienti nell'usare i macchinari per le analisi del sangue che vengono fatte in loco, ma non hanno la più pallida idea di cosa stanno facendo e, pare, non gli interessa nemmeno.
Anche in mio cugino ho notato (anche se non in ambito lavorativo) un atteggiamento di questo tipo che credo sia tipico statunitense.
In pratica mi pare che il leitmotif alla fine della fiera sia: "Io ti pago per fare un lavoro, come lo fai non me ne frega un tubo, ma quello che mi interessa è che APPAIA fatto bene". Ecco, questa cosa mi torna il giusto.
In molte pratiche che vengono fatte qui ho notato una sorta di "approssimazione" che molto probabilmente mi pare tale perché in Facoltà sono anche troppo meticolosi. Sinceramente ancora non so da che parte schierarmi.
Né se mi voglio schierare.

mercoledì 1 aprile 2009

Album Fotografico

Ecco lo slideshow delle foto che ho fatto (e che farò) nel mio viaggio americano.
Aggiornerò sempre questo, quindi controllatelo ogni tanto per vedere se ci sono novità!

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American Odyssey - Part 2

Finita la batteria a scrivere le precedenti vaccate, è arrivato il pasto: Uno splendido beefgulash mit karoten und pisellen und risoscotten (non nel senso della marca, ma nel senso del livello di cottura) a cui è seguito uno spaccato sulle classifiche musicali in giappone, cui l'ha fatta da padrone (In My Very Humble Opinion) un signore chiamato Shikao Suga, di cui vi invito a guardare il grande successo: Kono Yubi Tomare:



L'unno svedese non deve aver apprezzato granché, visto che ha iniziato a prendere a testate il poggiatesta del sedile di fronte con espressione rassegnata sul volto.

Considerazione personale: I posti chiusi, affollati, in cui devi stare obbligatoriamente per lungo tempo, alterano le tue percezioni: ho avuto 40" netti di deja-vu, sia per quanto riguarda le immagini, che per i suoni, che per le sensazioni! Ho vissuto una seconda volta 40" che ero sicuro di aver già vissuto. Li per li me la sono un po' fatta sotto, ma non siamo precipitati come temevo, quindi è stato un successo.

Non sto a raccontare per filo e per segno le altre ore di volo, ma mi limito ad esternare alcune considerazioni:
- Olbia è, per Lufthansa, la più importante città italiana: quando il monitor che ci indicava l'altitudine passava al planisfero, Olbia è la città apparsa più volte, spesso l'unica Italiana visibile.
- Il mio inglese non è certo peggiore di quello della vecchietta che era seduta dietro di me. La cosa mi conforta molto.
- Le toilettes in quota, inquietano. Lo sciacquone funziona a risucchio e la tua pipì viene presa e sparata fuori, a -70°C dove congela immediatamente e scende come una nevicata paglierina sul mondo. Non oso pensare a cosa succede al bisognino grosso.
- Ogni aereo dovrebbe essere dotato di un altimetro a pianto come il nostro. Come salivamo o scendevamo, sto bambino non ha fatto altro che piangere, durante le fasi meno concitate del volo non ha rotto le balle un minuto.

Al di la di tutto, comunque, sono atterrato. Mio cugino è passato a prendermi, mi ha fatto vedere la clinica dove lavora (e da cui sto scrivendo) che è completa quasi agli stessi livelli dell'intero reparto di medicina interna in Facoltà, abbiamo preso la sua ragazza che lavora qui e siamo andati a mangiare in un ristorante cino-giapponese.
Decisamente, l'America non è Marte, come pensavo. Non c'è bisogno del casco per respirare, la gente NON É come quella che si vede nei telefilm e anche se sei a meno di mezz'ora da Boston, la città più grande del Massachussets, ti pare di essere in aperta campagna, in un paesino di poche migliaia di anime dove la vita scorre tranquilla.

Mi piace, anche se ambientarsi non è immediato.

American Odyssey

Ok, questo giro ce l'abbiamo fatta.
Ho avuto una notte un po′ travagliata, con scarso sonno e parecchi pensieri, tra cui il timore di non riuscire a sbrigarmela da solo sia a Malpensa che a Monaco.
Il fatto che adesso sia seduto sull′aereo giusto, mi conforta.

Ma procediamo con ordine.
La cena dell′Hilton (che ieri per noi sfollati ha proposto uno splendido "menu del pezzente") era, tutto sommato, la rappresentazione della politica dell′albergo: il succo piú che decente, ma il dettaglio un po′ tirato via. Il fatto che a pagarla comunque sia stata la Swiss, gli ha dato quel quid di sapore in piú.
Indeciso su cosa fare nel dopocena, ho ripiegato per una prepagata da 4 ore di internet sfruttate per vedermi un film in streaming e rompere un po′ le balle alla multichat di skype.
I tentativi di dormire sono andati a frutto intorno alle 3 di notte, ma implacabile stamattina alle 6.30 la sveglia ha fatto il suo dovere facendomi scendere dal letto.

Doccia rapida, cambio maglietta a favore di quella propiziatoria con sopra scritto "CIA′ PUTIMM′ FFA′" e via a far colazione, poi pronti per il bus.
Ovviamente un camion ribaltato ha creato 20 Km di coda sulla A1, per cui per arrivare a Malpensa da Firenze, siam dovuti passare da Genova. Mi chiedo i poveri stranieri che erano a bordo del bus che percezione distorta della geografia italiana possano avere.
Tralascio i dettagli del viaggio in bus, dando solo menzione dello spirito pugnace dell′autista che si é fatto tutta la tratta guidando come se avesse sotto al culo una bomba atomica, per portarci in tempo a destinazione.

A Malpensa non é stato immediato, ma sono comunque riuscito a trovare l′imbarco giusto per il piccolo aereo (poco più grande del bus che ci aveva portato fin li) che ci ha portato in un baleno a Monaco.
Peccato che non ho fatto le foto alle Alpi da lassú, la vista meritava davvero!
Siamo arrivati giusto in tempo per ingoiare al volo l′ultimo boccone del "pranzo" in scatola, che sono sicuro é stato studiato da gente con fior di qualifiche.

A Monaco ´ stata una passeggiata, nonostante l′aeroporto sia una cittá, trovare la strada giusta da seguire é stato un gioco da ragazzi.
Non ho avuto nemmeno un granchè da aspettare...e mi sono imbarcato nel volo da cui sto scrivendo.

Ecco, é proprio a questo punto che i miei sogni sul viaggio si sono infranti.
Fin dalla cena all′Hilton avevo notato una moretta suppongo statunitense, che ho monitorato attentamente in tutti i suoi spostamenti, vedendo che coincidevano coi miei.
Da bravo sognatore, sin da quando sul bus ci siamo (ok, mi sono) seduti vicini, speravo di poter condividere con lei la parte più lunga dell'intero viaggio, ossia la parte transatlantica onde poter cominciare a farmi delle conoscenze oltreoceano.
Appena salito a bordo dell′aerobus peró sono stato folgorato da un paio di metri di gnocca a tutto tondo, hostess.
Ero giá in sollucchero, pensando al piacevole viaggio accanto ad una ragazza che mi intriga, servito e coccolato da una strafiga.

L′impatto con la realtá é sempre un grosso problema.
L'hostess strafiga, ovviamente, é ad uso esclusivo della Business Class...a noi ci toccano steward dall′aspetto non ostentatamente frogio e hostess "esperte", con anni di volo alle spalle.
Vabbeh, avrei comunque avuto il mio posto laterale, vicino al finestrino, da condividere con una sola altra persona e un filo di spazio in piú...
Nisba. Sono prigioniero fra un crucco segaligno che pistola col suo i-book e uno, apparentemente svedese, che é troppo grosso per la Economy.
Ad occhio e croce due metri per un quintale abbondante, rintuzzato in sè stesso per non prendere troppo spazio. Sembra soffrire la sua mole e, inutile dirlo, a pelle mi sta molto piú simpatico del crucco.

Ed ora non ci resta che far passare le prossime 6 ore abbondanti in qualche modo, con la batteria del portatile che inizia a perdere colpi e pochi libri per svagarsi nel bagaglio a mano, solo gli appunti di Patologia Medica e un manuale su Joomla.
Penso proprio che mi dedicheró al template del blog.

E giusto per non lasciare in vacanza il lato paranoico: riuscirò a trovare i bagagli? Mi faranno storie all′ingresso negli USA nonostante abbia giá compilato sia l′ESTA che l′APIS?

E voi, lo sapete cosa sono ESTA e APIS?
Le risposte nella prossima puntata (ma tu guarda a che mezzucci devo ricorrere per farvi stare incollati al blog!)