domenica 31 maggio 2009

Ready to go

Probabilmente questo sarà l'ultimo post di questo blog scritto in terra americana. Mi sembrava d'uopo lasciarlo connettendomi alla rete wireless pubblica di Boston.
Ho fatto l'ultimo giro per la città, oggi. Spero di tornarci prima o poi.
Un sacco di gente mi gironzola intorno, sono in una zona molto turistica della città e quindi è normale.
Meta primaria di oggi era la U.S.S. Constitution, che è raffigurata in parecchie cartoline e sembra una nave splendida. Beh, è una delusione.
A parte che non è poi un granché, essendo Patrimonio Federale degli Stai Uniti, è custodita come Fort Knox, da ufficiali di marina che piantonano l'ingresso e la recinzione.
Per arrivare vicino alla nave devi passare controlli come quelli aeroportuali. Uguale che per la Statua della Libertà...e come per quella fare tutta sta trafila non ne vale la pena.
Ho quindi ripiegato per un sano vagabondaggio in zona, che devo dire mi ha soddisfatto parecchio. Torno in Italia con un buon numero di foto (interessanti circa 2.000) quindi, miei cari, mettetevi l'anima in pace che ne avrò di cose da raccontarvi mentre vi mostro le foto.
Comunque, tornando alla giornata.
Mi son fatto i miei giretti, fino alla Monumental Square. Il posto dove è stata combattuta la battaglia di Breed's Hill e in cui furono pronunciate le famose parole: "Non sparate finché non gli vedete il bianco degli occhi" (e fu William Prescott, non Mel Gibson). E già che c'ero mi son salito i 294 gradini che portano in cima all'obelisco. Un po' come il Campanile di Giotto, solo che una volta arrivato in cima sei in una stanzina piccolissima, con una decina di persone che riprendono fiato e con delle anguste finestrelle da cui non si vede un granché.
Come sul campanile di Giotto, però, potrò dire che ci sono stato, che ho sentito il vento che soffiava lassù, che ho guardato di sotto.
E da qui al campanile di Giotto ci sono circa 6.000 km.
Me ne sono quindi tornato verso il Faneuil Hall, da cui sto scrivendo.
Per arrivarci, mi sono fatto un tour della North End, la "Little Italy" di Boston. È curioso passare per queste strade. Si vede quello che nell'immaginario collettivo americano dev'essere l'Italia. E ovviamente si parla dell'Italia del primo Novecento e/o del secondo dopoguerra.
Forse solo i più anziani che si vedono da queste parti parlano italiano e mi sa che quelli che in Italia ci sono nati sono ancora meno. Però è pieno di pizzerie, lavanderie, gelaterie ed esercizi commerciali che hanno il nome italiano prima di quello inglese. E un ristorante cinese.
Girando per queste vie però mi sono reso conto che è giunto il momento di tornare nel Bel Paese, ho voglia e bisogno di aria di casa. Pur avendo apprezzato il mio soggiorno statunitense (quasi ogni minuto, sfoghi compleannici a parte), sento che è giunto alla sua naturale conclusione.
Più di tanto non riesco a stare lontano dalle mie cose, dai miei amici, dalla mia famiglia. Quanto meno con i presupposti con cui sono venuto qui e con le cose che mi sono lasciato in sospeso in Italia (la Laurea in primis).
Ma questi due mesi mi hanno dimostrato che potrei vivere ovunque. O quanto meno in America potrei viverci e potrebbe non dispiacermi. Non per sempre, ma qualche anno probabilmente si.
Ma non è questo né il momento né il luogo per fare progetti futuri. Devo solo godermi gli ultimi momenti americani e prepararmi a riprendere la mia "normale" vita italiana.
E adesso anche andarmene da questa panchina, che sta per piovermi a catinelle direttamente in testa!

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