Nuvole Rapide
Giornata lunga e produttiva. Eccetto per il tempo, oggi è stata una buona giornata. Un'altra decina di interviste all'attivo, visione dell'ecografista all'opera (con ricevimento di anche qualche insegnamento prezioso), tempo per qualche chiacchiera con Ryan che, vattelappesca per quale motivo, è diventato quello con cui mi apro di più e altre piccolezze di questo genere.
Devo essere sincero, le interviste mi hanno dato molto più di quello che pensavo mi avrebbero dato. Non solo dal punto di vista numerico, ma da quello dell'atteggiamento. Complice il tempo, oggi ero proprio svogliato, ma sono contento dello spirito con cui ho affrontato le prime interviste e di come queste mi abbiano un'altra volta stupito. Con alcuni inizio a parlare del loro animale e avviene la simbiosi. Loro amano parlare, a me riesce bene ascoltare. E magari viene da sé seguire l'ordine dei pensieri del proprietario che non coincide con quello delle mie domande e magari qualche dettaglio di poco conto che posso comunque ritrovare sulle schede dell'animale, mi sfugge.
Alla fine di tutto, comunque, se domattina riesco a partire lanciato da subito spero di riuscire a collezionare una quindicina di casi.
Stasera a cena poi, sono stato da Zia Ida. È buffo come abbia conosciuto stasera alcuni componenti della mia famiglia di cui nemmeno conoscevo l'esistenza.
Queste situazioni mi imbarazzano sempre, ma devo dire che sono bravi loro (e sono diventato bravo io) a mettermi a mio agio alla svelta. È strano vedere come puoi sentirti estraneo a certe parti della tua stessa famiglia, ma tuttavia sentirti in qualche modo a casa.
Argomenti di discussione, una volta che i ragazzini se ne sono andati a giocare altrove, quelli preferiti da Paul: politica e religione. Niente da fare. Io e lui la vediamo in modo diametralmente opposto su certi argomenti e piano piano sto iniziando a smettere di dargli ragione. Il nostro rapporto non ne giova più di tanto, ma quanto meno la conversazione ne guadagna.
Tornando a casa mi sono accorto e stupito di come, dopo un mese che sono qui, il paesaggio che vedo mi sia diventato familiare, di come l'architettura così diversa da quella europea non mi stupisca più e di come, tutto sommato, mi sia accomodato in questo Paese (perché di accomodamento si tratta, non di ambientazione) nel giro di 30 giorni (e quasi 40 post).
E subito dopo mi son detto che questa riflessione la dovevo scrivere sul blog. Da li, mi son chiesto come mai sento quest'esigenza di segnarmi tutto ciò che mi accade, ma soprattutto quello che mi passa per la testa. E mi sono inizialmente risposto che lo faccio per chi mi legge, perché sono tendenzialmente un narcisista e perché è comunque un modo per non perdere contatti con l'Italia. Poi mi sono guardato dentro un po' meglio, e se non nego una forte componente della motivazione precedente, mi sono reso conto che prevalentemente lo scrivo per me, questo blog. Perché sarà bello un domani rileggere il diario di bordo di quest'avventura e rivedere, a freddo, l'evolversi delle mie sensazioni.
Dall'utenza del blog, poi, sono passato a pensare a come, negli anni, siano cambiati i contenuti del mio sito. Fino a qualche anno fa, quando la mia parte sognatrice ancora la faceva da padrona, i miei lavori erano racconti e poesie, alcuni magari anche interessanti. Adesso invece pubblico sul mio sito il portfolio di altri miei lavori, molto più tecnici che creativi, ma anche più remunerativi.
Ed ecco come mi viene da pensare a come si può evolvere un sognatore. C'è chi riesce a rimanere attaccato alle ali della fantasia e volare chissà dove, e chi invece perde un po' di quella spinta, perde quota e si trova a fare i conti con la realtà.
Meno male che l'atterraggio non è stato brusco, per me.
Devo essere sincero, le interviste mi hanno dato molto più di quello che pensavo mi avrebbero dato. Non solo dal punto di vista numerico, ma da quello dell'atteggiamento. Complice il tempo, oggi ero proprio svogliato, ma sono contento dello spirito con cui ho affrontato le prime interviste e di come queste mi abbiano un'altra volta stupito. Con alcuni inizio a parlare del loro animale e avviene la simbiosi. Loro amano parlare, a me riesce bene ascoltare. E magari viene da sé seguire l'ordine dei pensieri del proprietario che non coincide con quello delle mie domande e magari qualche dettaglio di poco conto che posso comunque ritrovare sulle schede dell'animale, mi sfugge.
Alla fine di tutto, comunque, se domattina riesco a partire lanciato da subito spero di riuscire a collezionare una quindicina di casi.
Stasera a cena poi, sono stato da Zia Ida. È buffo come abbia conosciuto stasera alcuni componenti della mia famiglia di cui nemmeno conoscevo l'esistenza.
Queste situazioni mi imbarazzano sempre, ma devo dire che sono bravi loro (e sono diventato bravo io) a mettermi a mio agio alla svelta. È strano vedere come puoi sentirti estraneo a certe parti della tua stessa famiglia, ma tuttavia sentirti in qualche modo a casa.
Argomenti di discussione, una volta che i ragazzini se ne sono andati a giocare altrove, quelli preferiti da Paul: politica e religione. Niente da fare. Io e lui la vediamo in modo diametralmente opposto su certi argomenti e piano piano sto iniziando a smettere di dargli ragione. Il nostro rapporto non ne giova più di tanto, ma quanto meno la conversazione ne guadagna.
Tornando a casa mi sono accorto e stupito di come, dopo un mese che sono qui, il paesaggio che vedo mi sia diventato familiare, di come l'architettura così diversa da quella europea non mi stupisca più e di come, tutto sommato, mi sia accomodato in questo Paese (perché di accomodamento si tratta, non di ambientazione) nel giro di 30 giorni (e quasi 40 post).
E subito dopo mi son detto che questa riflessione la dovevo scrivere sul blog. Da li, mi son chiesto come mai sento quest'esigenza di segnarmi tutto ciò che mi accade, ma soprattutto quello che mi passa per la testa. E mi sono inizialmente risposto che lo faccio per chi mi legge, perché sono tendenzialmente un narcisista e perché è comunque un modo per non perdere contatti con l'Italia. Poi mi sono guardato dentro un po' meglio, e se non nego una forte componente della motivazione precedente, mi sono reso conto che prevalentemente lo scrivo per me, questo blog. Perché sarà bello un domani rileggere il diario di bordo di quest'avventura e rivedere, a freddo, l'evolversi delle mie sensazioni.
Dall'utenza del blog, poi, sono passato a pensare a come, negli anni, siano cambiati i contenuti del mio sito. Fino a qualche anno fa, quando la mia parte sognatrice ancora la faceva da padrona, i miei lavori erano racconti e poesie, alcuni magari anche interessanti. Adesso invece pubblico sul mio sito il portfolio di altri miei lavori, molto più tecnici che creativi, ma anche più remunerativi.
Ed ecco come mi viene da pensare a come si può evolvere un sognatore. C'è chi riesce a rimanere attaccato alle ali della fantasia e volare chissà dove, e chi invece perde un po' di quella spinta, perde quota e si trova a fare i conti con la realtà.
Meno male che l'atterraggio non è stato brusco, per me.



2 Commenti:
scrivi anche per chi ti legge ed apre il blog ogni giorno in attesa ..... e non potrebbe farne a meno di leggere di te
Sottoscrivo.
Enricolatalpa
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