Jazz in me
Questo weekend non ho avuto granché voglia di scrivere. Un po' perché l'ho passato il più possibile in relax, un po' perché non avevo nulla di interessante da scrivere.
Sabato è stata una giornata non molto produttiva dal punto di vista di interviste e simili (anzi, per nulla produttiva da quel punto di vista) e, sinceramente, mi sono rotto un po' le balle.
Non ero dell'umore adatto per fare interviste in sala d'attesa, e i mio cugino e Sara sono stati talmente efficienti che non ho avuto modo di insinuarmi nelle stanze mentre loro facevano le loro cose. E, detto tra noi, non c'era una persona di turno che mi piacesse, eccetto forse una delle technitians.
Non so cos'è successo, ma la dottoressa Joseph non mi caga più di tanto, forse perché ha capito che la sua compagnia, al di là del lato professionale, mi interessa il giusto...o forse perché l'altro dottore in carica era mio cugino e quindi non vuole perdere tempo in chiacchiere per farsi vedere all'opera dal principale...chissà...alla fine, quello che conta è che non ho concluso un tubo in ambito pratico.
Nel pomeriggio, poi, siamo finiti a Providence, da mia Zia, con la quale siamo andati al cinema, ho visto un film (The Soloist) che mi è piaciuto, anche se non da impazzire, e siamo tornati a casa abbastanza presto, mollandoci alle spalle Kristin che aveva una mezza maratona la domenica mattina lì a Providence.
A proposito di domenica invece, mi sono svegliato "tardi" (alle 9) e ho passato l'intera mattinata in relax, il pomeriggio sono stato a vedere la fetente squadra di baseball in cui gioca Devin (che è uno dei pochi che si salva), che è riuscita a perdere clamorosamente una partita praticamente vinta all'ultimo inning. Meno male che tornato a casa ho avuto un'ottima cena casalinga annaffiata da del buon vino.
E alle 21 nel letto, a scrivere queste poche righe prima di appisolarmi. Si, weekend anonimo, prologo forse di una settimana altrettanto anonima.
Mi spiace un po' dirlo, ma inizio a rompermi le balle a stare qui, inizio a sentire un po' troppo la mancanza di casa, dei miei, di mia sorella e di mio nipote e, ovviamente, degli amici.
Perché sì, a parte l'opportunità di migliorare leggermente ancora un po' il mio inglese dovuto all'uso forzato che ne devo fare, qui c'è rimasto ben poco che non possa trovare anche in Italia. A meno di non andare a fare il turista un altro mese in giro per gli USA.
Invece sarà il caso che mi organizzi per raccattare un numero di interviste decente la mattina e che mi ritagli il tempo per studiare il pomeriggio e la sera, altrimenti col cavolo che riesco a dare Patologia Medica appena tornato in Italia.
Si, inizio ad averne le palle piene.
Meno male che ho un certo qual jazz in me che mi mantiene stabile.
Sabato è stata una giornata non molto produttiva dal punto di vista di interviste e simili (anzi, per nulla produttiva da quel punto di vista) e, sinceramente, mi sono rotto un po' le balle.
Non ero dell'umore adatto per fare interviste in sala d'attesa, e i mio cugino e Sara sono stati talmente efficienti che non ho avuto modo di insinuarmi nelle stanze mentre loro facevano le loro cose. E, detto tra noi, non c'era una persona di turno che mi piacesse, eccetto forse una delle technitians.
Non so cos'è successo, ma la dottoressa Joseph non mi caga più di tanto, forse perché ha capito che la sua compagnia, al di là del lato professionale, mi interessa il giusto...o forse perché l'altro dottore in carica era mio cugino e quindi non vuole perdere tempo in chiacchiere per farsi vedere all'opera dal principale...chissà...alla fine, quello che conta è che non ho concluso un tubo in ambito pratico.
Nel pomeriggio, poi, siamo finiti a Providence, da mia Zia, con la quale siamo andati al cinema, ho visto un film (The Soloist) che mi è piaciuto, anche se non da impazzire, e siamo tornati a casa abbastanza presto, mollandoci alle spalle Kristin che aveva una mezza maratona la domenica mattina lì a Providence.
A proposito di domenica invece, mi sono svegliato "tardi" (alle 9) e ho passato l'intera mattinata in relax, il pomeriggio sono stato a vedere la fetente squadra di baseball in cui gioca Devin (che è uno dei pochi che si salva), che è riuscita a perdere clamorosamente una partita praticamente vinta all'ultimo inning. Meno male che tornato a casa ho avuto un'ottima cena casalinga annaffiata da del buon vino.
E alle 21 nel letto, a scrivere queste poche righe prima di appisolarmi. Si, weekend anonimo, prologo forse di una settimana altrettanto anonima.
Mi spiace un po' dirlo, ma inizio a rompermi le balle a stare qui, inizio a sentire un po' troppo la mancanza di casa, dei miei, di mia sorella e di mio nipote e, ovviamente, degli amici.
Perché sì, a parte l'opportunità di migliorare leggermente ancora un po' il mio inglese dovuto all'uso forzato che ne devo fare, qui c'è rimasto ben poco che non possa trovare anche in Italia. A meno di non andare a fare il turista un altro mese in giro per gli USA.
Invece sarà il caso che mi organizzi per raccattare un numero di interviste decente la mattina e che mi ritagli il tempo per studiare il pomeriggio e la sera, altrimenti col cavolo che riesco a dare Patologia Medica appena tornato in Italia.
Si, inizio ad averne le palle piene.
Meno male che ho un certo qual jazz in me che mi mantiene stabile.



1 Commenti:
Dì la verità, è tutta colpa di Milito.
:-)))))))))))))
(Lo so che legge anche tuo padre mwhua-ha-haha-haaaa)
PS: Ma non esagerare con l'italianismo del quale anch'io sono schiavo (amicicasacibostronzateecc.) e vedi di prendere il massimo, perché un mese a Boston di sicuro non ti ricapita quantomeno a breve. Quindi alzati meglio, e se proprio non sai cosa fare, ripeto, segnati a Pokerstars, dove si gioca tranquillamente anche Free, e dove ci sono un sacco di tornei Freeroll a premi (di soldi) così che ci mangiamo qualcuno a fine giornata (lavorativa per te, proprio fine per me).
Ghebbe
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