martedì 21 aprile 2009

Rospo

"Solo un momento, un po' di tempo per me, nel mio mondo inutile il tuo sorriso mi disgusta.
Sono contento di essere infelice-in, s'apre il sipario ma non credere io non so fingere, io non so fingere.
Libero dentro io non esco da me, sono chiuso in gabbia ma prendimi, prova a prendermi, si prova a prendermi"...


Questi pochi versi, riassumono al 100% la giornata odierna, all'insegna degli anfibi anuri.
Appena sveglio ho guardato fuori di finestra un cielo grigio e poco promettente, mi sono preparato ad uscire e non appena pronto mi sono incamminato (senza indugi stavolta) verso la stazione di Readville. Mi giravano moderatamente le balle, cause fantacalcistiche.
Sto giro sono arrivato un po' più lungo, quindi ho preso un treno diverso dall'altra volta e non ho ritrovato lo stesso simpatico controllore, ma un barbogio vecchiuccio piuttosto sbrigativo (c'è da dire che anche io mi sono comportato da "esperto"). Insieme a me sul treno c'erano frotte di tifosi dei Red Sox, che oggi, essendo il Patriot's Day, giocavano alle 11 del mattino.
Arrivato in South Station verso le 9 non avevo ancora in testa un'idea precisa di cosa avrei fatto della giornata, sapevo solo che mi sarebbe piaciuto vedere il Museo della Scienza.
Con quel tipo di umore che avevo addosso ho adottato lo stile che consiglio a chiunque abbia un po' di tempo a disposizione da "sprecare" nel visitare una città e un minimo di senso dell'orientamento: ho deciso di intraprendere il percorso verso la mia meta con uno stile che, per restare in tema anfibio, può definirsi "a coda di girino" o, come preferisco chiamarlo io, del "City Wandering". Avendo solo una vaga idea di dove stavo andando, mi sono addentrato in Boston, mentre nel frattempo mi concedevo una piacevolissima intercontinentale al cellulare che ha contribuito a risollevare l'umore.
Nel mio girovagare ho visto strade che probabilmente non avrei mai visitato e mi sono trovato a passare di fronte all'ospedale, che mi ha ricordato che questa è una città in cui per certa gente è normale viverci, e talvolta morirci.
Mentre mi lasciavo solo solleticare da questo pensiero, ho intravisto in lontananza la mia meta, ma mi sono concesso una breve deviazione verso uno dei punti indicati dalla mia guida prima di arrivare al ponte su cui è costruito il Museo.
Ad accogliermi al museo un tirannosauro accerchiato da Duck Tours Vehicles (tank anfibi [aridaglie] della seconda guerra mondiale riadattati per giri turistici cui è difficile non imbattersi una volta in città). Entro al museo e mi procuro una piantina delle exhibits e l'orario degli spettacoli (lo dicevo lo scorso post che qui vige la spettacolarizzazione di tutto) che sono le dieci e mezzo circa. Una guida del museo su uno di quei bicicli ad oscillazione munito di casco da ciclista mi dà il benvenuto al museo con un sincero sorriso di saluto. E subito mi ha messo a mio agio.
Indeciso su quale degli spettacoli extra vedere, mi metto in coda (inesistente) e arrivo alla cassa senza ancora aver deciso. Preso dalla prescia mentre facevo il biglietto, visto che il mio bigliettaio non ha voluto aiutarmi dandomi un consiglio, ho preso il primo che mi è capitato: "Che è successo a Plutone?" al planetario. Inizio dello spettacolo, tre quarti d'ora dopo. Essendo il planetario fuori dal museo, ho deciso di aspettare e di vedere il museo dopo.
Ho bighellonato un po' in giro, divertendomi con un po' di diorami e piccoli esperimenti spicci che stavano nell'anticamera del planetario. Lì per li mi son detto che erano un'affascinante soluzione per tenere occupati i bambini in attesa della coda per l'ingresso. Più tardi mi sono ricreduto...
Tornando a Plutone, adesso non so più se è davvero il nono pianeta del sistema solare o uno dei tanti corpi di Kuiper (o qualcosa di simile) che circondano il nostro sistema solare.
Esperienza decisamente affascinante e rilassante, vista la comodità delle poltroncine.
È verso mezzogiorno che finalmente entro nel museo vero e proprio.
Mi faccio un rapido giro nell'ala dedicata alla fauna autoctona e limitrofa, facendo qualche scatto, per poi lanciarmi in un reportage fotografico che dedico interamente alla persona che era al telefono con me stamattina. Exhibit speciale, in programma fino al 25 maggio, una mostra di rane e rospi, dalla metamorfosi da girino a rana agli adulti delle specie più diverse e variopinte. Purtroppo alcune delle foto che ho fatto non sono venute un granché. Anche per queste, come per tutte le altre foto del museo, ho dedicato un album particolare. Qui sotto.



Uscito già appagato dall'esibizione sulle rane mi sono lanciato nel padiglione del corpo umano, e del mondo dei raggi X. Come un pirla mi sono perso dieci minuti abbondanti a guardare radiografie di animali...che sia deformazione professionale?
Come per l'acquario, tralascio il resoconto del mio giro al museo, ma mi limito a spiegare il perché della ritrattazione in merito all'astuto modo di tenere impegnate le code: l'intero museo è interattivo, lo spettatore sperimenta quello che il pannello gli spiega...solo in rari casi si tratta di semplici esposizioni di materiale d'interesse pressoché scientifico. È talmente coinvolgente stare dentro al museo che ne sono uscito solo quando, un lieve languore, mi ha ricordato che non avevo ancora fatto colazione e mi ha costretto a guardare l'orologio. Le 17.32.
Tirando un po' via l'ultima parte del museo sono uscito e con la stessa tecnica dell'andata, ripromettendomi di non fare l'esatto percorso inverso, mi sono andato a perdere a Beacon Hill. Anche questa volta il caso ha voluto che riuscissi ad avere tempo a sufficienza per vedere cose che altrimenti penso non avrei visto mai.
Potete vedere le foto del mio bighellonaggio nel post apposito.
Arrivo in stazione preciso per correre al binario e salire sul treno di ritorno. Arrivo a casa che non c'è nessuno. Quando chiamo Paul scopro che è ancora in sala operatoria.
Quindi mi prendo una responsabilità e guido la sua macchina (col cambio automatico) fino in clinica. Da li poi, finita la chirurgia (intervento per risolvere una torsione gastrica ad un cane, che adesso [ossia oggi 21.4.2009] pare stare proprio bene) cena al solito ristorante cinese, dove sono gentilissimi, e poi per tornare a casa (col cane da poco svegliato dall'anestesia) ho guidato la mini.
Discreta esperienza pure quella.
E domani si torna alla normalità della clinica...speriamo di essere produttivi!

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3 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Beh, ad ogni modo, per stare meglio dietro al Fantacalcio, c'è il mio account su Gazzetta.it che ti potrebbe permettere di vedere le reti su GazzettaTV, ricorderai sicuramente la password... Sfruttalo!
Io nel frattempo, mi sono lasciato crescere un po' la barba. :-)
Ghebbe

21 aprile 2009 14.34  
Anonymous Bob ha detto...

Non vorrei che la tua fosse interpretata come una scusa. Non ti preoccupare il fantacalcio lo seguo io ed una piccola battuta d'arresto non ci può demoralizzare. Pronti per la riscossa

21 aprile 2009 21.13  
Blogger silvia ha detto...

"...Fu in questo scenario di divorzio universale che un giovane ardito atomo di ossigeno si slanciò dal trapezio della vecchia molecola per volare verso un nuovo trapezio, dove lo attendeva un atomo di idrogeno per una nuova eccitante combinazione..." Non mancare per un nonnulla le braccia protese dell'idrogeno-porteur, mio giovane atomo acrobata!!

22 aprile 2009 10.38  

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