martedì 21 aprile 2009

Malamerica

Oggi, sabato, solito tran tran. Ormai, anche se speravo ci avrebbe messo un po' di più a manifestarsi, la mia giornata è afflitta dalla routine.
Preso dall'euforia del Sogno Americano mi stavo per illudere che qui si fa prima a romperla, quando (purtroppo amaramente) mi accorgo che le occasioni sono le stesse che in Italia. Si tratta solo dell'atteggiamento e della disposizione mentale. Se non altro qui lo sprone ad uscire dal mio stato larvale di pantofolaio cronico è un filo più forte che in terra natia, ma dovrei lavorare su questo anche al mio rientro in patria.
Volevo concedermi un po' di considerazioni sulla tanto mitizzata, per lo meno nei nostri lidi, America.
Cosa c'è qui che noi non abbiamo?
Nel nostro immaginario collettivo, lascito di quella generazione di italiani del secolo scorso che aveva lo sguardo dell'emigrante, qui c'è tutto quello che non abbiamo in Italia (ed in parte è vero perché qui c'è di tutto), ma non è assolutamente scontato che quello che c'è qui ci sia necessario.
Parto dalla considerazione sulla TV, strumento che in Italia ha quasi raggiunto le visioni Orwelliane e che nelle vite di tutti noi riveste un certo peso.
Qui c'è lo sport in chiaro, i diritti televisivi di alcuni eventi sportivi sono concessi anche a reti locali. La privatizzazione che qui è ovunque però rende tali eventi gli intermezzi tra una pubblicità e una sponsorizzazione e un messaggio promozionale.
La cosa è certamente favorita dal fatto che qui, a parte il calcio, sono praticamente tutti sport nazionali. Quindi trovi partite di basket, di baseball, di hockey, di football eccetera. Inoltre i calendari sportivi sono un filo più fitti qui che in Italia, tant'è che i Red Sox (di cui sto diventando mio malgrado un tifoso) giocano tre/quattro partite di campionato a settimana. E tutta la MBL funziona così. Idem dicasi per i Bruins nell'hockey o i Celtics nel basket. Il football non è ancora iniziato, la draft sarà il 25 aprile.
In Italia, a parte tutti gli altri sport, il calcio è lo sport nazionale e la Serie A si gioca solo la Domenica (che sia una coincidenza che si giochi nell'unico giorno che va santificato al padreterno?). Ovviamente qui se ne sbattono e il massimo che riesco a trovare in TV in merito alla Serie A sono i risultati senza marcatori delle partite. Stare dietro al fantacalcio mi è diventato parecchio difficile.
Passando alla concezione televisiva in generale, comunque, se da noi si esalta la mediocrità in quasi tutti i programmi, qui c'è la spettacolarizzazione di tutto. Esiste un canale televisivo per qualsiasi tematica immaginabile. E in quel contesto poi ci si incastrano i reality show. Su Animal Planet, per prendere ad esempio un canale molto visto in clinica, c'è un reality sui groomers (ovvero quelle persone che di professione fanno il bagno e il taglio ai cani) seguito nel palinsesto dai più feroci attacchi degli animali all'uomo.

Anche se può non sembrare, però, a questo Paese mancano alcune cose.
Innanzitutto manca l'idea di qualcosa dato per scontato. Qui DEVI ribadire lo scontato, devi essere a prova d'idiota...e qui gli idioti mi sa che son belli grossi. Alcuni dei cartelli stradali che ho fotografato in cui si ricorda la legge al cittadino, credo possa essere un discreto esempio.
Quando parli con qualcuno, se fai un'ovvia battuta, devi poi giustificare il tuo motto di spirito con un ?I'm kidding?, tanto per stare tranquillo.
Seconda di poi manca la cultura del cibo sano. Gli americani sono grassi, a quanto si dice. Effettivamente è abbastanza vero, buona parte di quelli che ho conosciuto ha problemi con la bilancia. Ma grasso, qui, ci diventi anche se non vuoi. Non esiste cosa che non sia o ipercolorata o iperunta o iperdolce o iperaromatizzata (per dare un'idea, ho annusato il gusto delle gomme che Devin stava masticando anche se non ero nella stessa stanza).
Terza cosa gravissima: qui manca il bidet. Con quello che mangiano (e soprattutto con quello che bevono gli americani) mi stupisco che nessuno ne abbia bisogno.
Lo so, non è un argomento di facile trattazione, infatti passerò immediatamente a parlare di quello che qui si beve.
Partendo dalla mattina, si comincia con un caffè americano.
Il nostro espresso non è nemmeno lontanamente parente di questo beverone che si consuma qui.
Se preso nero il caffè americano è l'equivalente di un espresso diluito in una tazza da the. Quello che fa la magia è la crema. Se al caffè aggiungi un po' di questo derivato del latte di origine ancora ignota (non mi sono ancora azzardato ad assaggiarla da sola), il caffè americano diventa una bevanda tutt'altro che disgustosa, anche se si raffredda.
E di questi beveroni ne partono tre o quattro nell'arco della giornata come nulla.
Poi esci da lavoro e torni a casa. Allora ti fai uno spuntino con taco's chips intinte in piccantissime salse e ti bevi una birra/soda/sidro, e vai avanti così, fino a che non arrivi all'ora di cena, dove continui con gli stuzzichini e ti servi un cocktail (solo se hai più di 21 anni) col quale pasteggi. E se hai meno di 21 anni ti tocca un'altra soda/sidro/succodifrutta/analcolico random, ma non l'acqua. E se vai a cena fuori la solfa è la stessa. Tralasciando le porzioni ciclopiche (che se non finisci ti puoi tranquillamente portare a casa), si pasteggia solo a superalcolici (o vino se non ti va di sfondarti il fegato) e se provi a chiedere l'acqua ti arriva quella del rubinetto, al gusto di piscina.
Devo dire che con mio cugino non mangio affatto male, anche se spesso si finisce a pasteggiare con roba molto speziata.
E adesso chiudo, pensando alle faccende casalinghe che mi aspettano e all'organizzazione della gita a New York.

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