lunedì 13 aprile 2009

EasterEgg

Pasqua. Qualcuno la associa alla rinascita, qualcuno alla famiglia, qualcun altro all'agnello.
Se ripenso a quella di oggi sono combattuto tra l'imbarazzo e la continua sorpresa che questo pianeta, chiamato Stati Uniti, mi fornisce ogni giorno.
Stamattina il Coniglio Pasquale è passato da qui e ha portato cioccolata anche per me. Ecco la prima fitta di imbarazzo, visto che non ho nemmeno pensato all'evento.
Ho passato la mattinata a studiare su alcuni pdf di lezione che sono abbastanza incomprensibili mentre Devin si rotolava nel letto, Kristin si faceva gli affari suoi e Paul un giro in bici.
Mentre finivo di fare le mie cose Paul se n'è andato con Devin ed è tornato con Andrew, figlio di un amico suo, l'espressione vivente del nerd, o del geek, o del dork...sinceramente so di appartenere alla prima categoria per un buon 56% (o simili), ma faccio ancora fatica a cogliere le sfumature fra i tre.
Comunque quei tizi piuttosto impacciati, occhialuti, imbarazzati (più di me) che si vestono con pantaloni di tre taglie più grandi a cintura ascellare, giacca delle stesse dimensioni e farfallino che si vedono nei film americani, esistono davvero. E sono capaci di dare del nerd a chi frequenta il MIT senza sapere di essere seduti a tavola accanto ad un professore, del MIT.
Comunque, con sto tizio siamo passati a casa di Darlene, una delle receptionists che se non ho capito male è imparentata in qualche modo con Devin, e, sempre se non mi sbaglio, anche con Chantal (la technitian molto meno esotica del nome, ma quantomeno simpatica).
Ci siamo trovati nel bel mezzo del pranzo pasquale, con un numero imprecisato di persone che mangiava, tra cui anche Phoebe, altra dipendente di mio cugino (che si occupa del canile) con la quale abbiamo alcune cose in comune, probabilmente anche i gusti in fatto di donne.
Rapito Devin a quell'orgia di trigliceridi siamo fuggiti nel Rhode Island, il più piccolo dei 50 stati che, quanto meno per i paesaggi (anche urbani) che ho visto, mi è parso pressoché identico al Massachussetts.
Giunti a Providence siamo arrivati, ultimi, a casa dell'altro mio cugino, Marc.
Tutte le volte che vedo la sua famiglia rimango affascinato.
I figli, tre, sono incredibili. La maggiore, Francesca, lavora a New York, era accompagnata dal fidanzato, Andrew (persona veramente gradevole col quale ho avuto il piacere di parlare molto, favorito anche dal fatto che eravamo seduti accanto a tavola) mi ha stupito come al solito per la personalità dirompente.
Il mediano, Tomas, che feci ubriacare come un palombaro quando ancora aveva tredici o quattordici anni è stato chiamato da un college in California e a 17 o 18 anni sta per andarsene dall'altra parte degli Stati Uniti per studiare. E se non fosse per l'aspetto quell'età non gliela daresti per quanto è pacato, educato e composto.
Infine Luca, il più piccolo, il frutto del secondo matrimonio di Marc, 5 anni di vitalità assoluta. I bambini sono quelli che mi stupiscono di più. Probabilmente è perché sto iniziando a dimenticarmi come ero io da bambino o perché io a quell'età ero molto più scemo, ma resto affascinato dalla lucidità, sagacia e spesso dall'ironia pungente (anche se talvolta involontaria) di queste piccole creature.
Il pranzo è stato eccellente e la compagnia piacevolissima. Peraltro mi sono perso veramente poco di quanto detto oggi e ho ricevuto gli ennesimi complimenti per l'inglese. Inizio a pensare che forse lo parlo benino per davvero.
È stato comunque strano. A me veniva abbastanza naturale parlare in inglese con tutti, anche coi parenti. Loro però mi rispondevano in italiano, non so se per un fatto di cortesia o se per rimarcare il fatto che, tutto sommato, a questa branca della famiglia appartengo solo parzialmente.
Ecco che è arrivata la seconda (e per fortuna ultima) fitta di imbarazzo. Mi son sentito, ma solo all'inizio a dire il vero, un po' come l'ospite inatteso, non precisamente voluto ma cui son dovute tutte le cortesie del caso.
Grazie al fatto che mi sono ripromesso di sorvolare su tali seghe mentali e che comunque i padroni di casa sono stati impeccabili nel mettermi a mio agio, non ho pensato più di tanto alla cosa e non ho intenzione di spaccarmici la testa adesso.
La cosa su cui invece durante tutto l'arco della giornata è andato a posarsi il mio pensiero è una domanda, fastidiosa e di non facile risposta: perché la parte italiana della famiglia si discosta e talvolta dissocia da quest'altra porzione?
È vero, sono due mondi e modi di vivere estremamente diversi, ma a mio parere tutt'altro che inconciliabili. E stare qui mi offre ogni giorno di più indizi preziosi su come fare a far avvicinare il mio mondo (perché alla fine della fiera è vero che faccio parte di questa famiglia solo alla lontana) a quest'altro. Anche la famiglia è una nuova scoperta da queste parti...
Come si dice, il diavolo non è così brutto come lo si dipinge.
Non male come pensiero pasquale.

1 Commenti:

Anonymous Iuri ha detto...

Dunque!
Finalmente la Pasqua è passata, solo un ricordo l'ottimo ma tormentoso pranzo che mi ha reso una sottospecie di palla rotolante per tutta la domanica pomeriggio e sera...sera nella quale, ovviamente ho digiunato o quasi, per avere poi una fame bestia verso le 3 di notte, una volta digerito il tutto:-)
Per il resto la Pasqua è un po' meglio del Natale, nel senso che tutto è un po' più ridotto ma sempre pasqua è..cambia di poco.
Adesso caro pasquale ti saluto perchè vado a cercare lavoro..farò altri inutili tentativi di risurrezione del mio ego paesaggistico/jardinero:-)
A presto

15 aprile 2009 11.57  

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