Come Se
"Come se ogni giorno fosse uguale a quello prima, fosse come il giorno prima"
Ebbene si, è ufficiale, giornate come queste non dicono nulla di importante nella mia permanenza qui.
In tutto il giorno sono riuscito si e no a collezionare sette interviste, mi sono visto la sterilizzazione di una gatta, senza poter dare il minimo contributo, ho prelevato un po' di sangue da non mi ricordo che cane e aiutato a contenere, per un prelievo, un pastore tedesco da 121 libbre (51 Kg!!) che, e questa è la notizia del giorno, è sopravvissuto all'attacco di un orso.
Il resto del tempo l'ho passato al PC, ad inserire gli scarsi dati, a controllare poche mail e ad organizzare il mio viaggio a New York. Devo ancora decidere se partire giovedì sera o venerdì mattina presto, più probabile la seconda.
Per il resto, oltre alla piacevole sorpresa di una chiamata da parte di mia madre, niente da comunicare. Ho fatto due chiacchiere con le technitians, ma in giornate come queste in cui il tempo è fetente e la voglia di fare va a farsi friggere, viene difficile anche fare finta di essere un minimo interessato al gossip delle technitians, che eccetto rari tentativi sono scarsamente interessate ad includermi nei loro discorsi. Cosa strana, l'unico con cui riesco a chiacchierare un po' di più, se non altro perché abbiamo forse più argomenti in comune, è Ryan. Sono stupito dal suo stupore su certe cose piuttosto semplici che gli racconto, anche se temo di doverci fare l'abitudine. Magari sono i 10 anni di differenza che ci separano.
Tornando alla citazione dell'inizio, ha un duplice valore, oggi.
Se riferito ai fatti odierni, è la triste constatazione che la routine si sta mangiando parte del mio soggiorno statunitense; se riferito a ieri, è un messaggio di speranza.
In entrambi i casi, comunque, la canzone da cui è tratta fa parte di un album che mi sto godendo di gusto.
Talvolta sono certe piccole considerazioni che ti rivalutano una giornata altrimenti anonima.
Ebbene si, è ufficiale, giornate come queste non dicono nulla di importante nella mia permanenza qui.
In tutto il giorno sono riuscito si e no a collezionare sette interviste, mi sono visto la sterilizzazione di una gatta, senza poter dare il minimo contributo, ho prelevato un po' di sangue da non mi ricordo che cane e aiutato a contenere, per un prelievo, un pastore tedesco da 121 libbre (51 Kg!!) che, e questa è la notizia del giorno, è sopravvissuto all'attacco di un orso.
Il resto del tempo l'ho passato al PC, ad inserire gli scarsi dati, a controllare poche mail e ad organizzare il mio viaggio a New York. Devo ancora decidere se partire giovedì sera o venerdì mattina presto, più probabile la seconda.
Per il resto, oltre alla piacevole sorpresa di una chiamata da parte di mia madre, niente da comunicare. Ho fatto due chiacchiere con le technitians, ma in giornate come queste in cui il tempo è fetente e la voglia di fare va a farsi friggere, viene difficile anche fare finta di essere un minimo interessato al gossip delle technitians, che eccetto rari tentativi sono scarsamente interessate ad includermi nei loro discorsi. Cosa strana, l'unico con cui riesco a chiacchierare un po' di più, se non altro perché abbiamo forse più argomenti in comune, è Ryan. Sono stupito dal suo stupore su certe cose piuttosto semplici che gli racconto, anche se temo di doverci fare l'abitudine. Magari sono i 10 anni di differenza che ci separano.
Tornando alla citazione dell'inizio, ha un duplice valore, oggi.
Se riferito ai fatti odierni, è la triste constatazione che la routine si sta mangiando parte del mio soggiorno statunitense; se riferito a ieri, è un messaggio di speranza.
In entrambi i casi, comunque, la canzone da cui è tratta fa parte di un album che mi sto godendo di gusto.
Talvolta sono certe piccole considerazioni che ti rivalutano una giornata altrimenti anonima.



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