mercoledì 1 aprile 2009

American Odyssey - Part 2

Finita la batteria a scrivere le precedenti vaccate, è arrivato il pasto: Uno splendido beefgulash mit karoten und pisellen und risoscotten (non nel senso della marca, ma nel senso del livello di cottura) a cui è seguito uno spaccato sulle classifiche musicali in giappone, cui l'ha fatta da padrone (In My Very Humble Opinion) un signore chiamato Shikao Suga, di cui vi invito a guardare il grande successo: Kono Yubi Tomare:



L'unno svedese non deve aver apprezzato granché, visto che ha iniziato a prendere a testate il poggiatesta del sedile di fronte con espressione rassegnata sul volto.

Considerazione personale: I posti chiusi, affollati, in cui devi stare obbligatoriamente per lungo tempo, alterano le tue percezioni: ho avuto 40" netti di deja-vu, sia per quanto riguarda le immagini, che per i suoni, che per le sensazioni! Ho vissuto una seconda volta 40" che ero sicuro di aver già vissuto. Li per li me la sono un po' fatta sotto, ma non siamo precipitati come temevo, quindi è stato un successo.

Non sto a raccontare per filo e per segno le altre ore di volo, ma mi limito ad esternare alcune considerazioni:
- Olbia è, per Lufthansa, la più importante città italiana: quando il monitor che ci indicava l'altitudine passava al planisfero, Olbia è la città apparsa più volte, spesso l'unica Italiana visibile.
- Il mio inglese non è certo peggiore di quello della vecchietta che era seduta dietro di me. La cosa mi conforta molto.
- Le toilettes in quota, inquietano. Lo sciacquone funziona a risucchio e la tua pipì viene presa e sparata fuori, a -70°C dove congela immediatamente e scende come una nevicata paglierina sul mondo. Non oso pensare a cosa succede al bisognino grosso.
- Ogni aereo dovrebbe essere dotato di un altimetro a pianto come il nostro. Come salivamo o scendevamo, sto bambino non ha fatto altro che piangere, durante le fasi meno concitate del volo non ha rotto le balle un minuto.

Al di la di tutto, comunque, sono atterrato. Mio cugino è passato a prendermi, mi ha fatto vedere la clinica dove lavora (e da cui sto scrivendo) che è completa quasi agli stessi livelli dell'intero reparto di medicina interna in Facoltà, abbiamo preso la sua ragazza che lavora qui e siamo andati a mangiare in un ristorante cino-giapponese.
Decisamente, l'America non è Marte, come pensavo. Non c'è bisogno del casco per respirare, la gente NON É come quella che si vede nei telefilm e anche se sei a meno di mezz'ora da Boston, la città più grande del Massachussets, ti pare di essere in aperta campagna, in un paesino di poche migliaia di anime dove la vita scorre tranquilla.

Mi piace, anche se ambientarsi non è immediato.

3 Commenti:

Blogger DarKnight ha detto...

Azz e l'ho dovuto scoprire a caso questo blog!

Tra l'altro mi ero un po' preoccupato (va bé, un paio di minuti di "è vero, non è vero, è vero, non è vero") dopo il post nell'angolo dello sfogo.

Mitico Piri in the USA! :-D

1 aprile 2009 16.41  
Blogger silvia ha detto...

per quanto riguarda lo "stronzo",mio caro amico,ti dico solo che i signori Alfred Gough e Miles Millar ne hanno fatto una serie televisiva strafamosa, con una "roba" non meglio identificata piovuta dal cielo..nel nostro caso,mi viene da pensare che l'eroe derivante dalla caduta a terra del dirigibile marrone potrebbe aver dato i natali terreni a "spalman"..

2 aprile 2009 20.25  
Blogger AdE ha detto...

La traduzione ufficiale della hit giapponese è, letteralmente, "Conobbi tua madre". ;-)

Ciao bello, fai buon viaggio!

3 aprile 2009 12.14  

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